Terzo trimestre di gravidanza, quello che c'è da sapere

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Sembra incredibile, vero? All’inizio pareva che il traguardo fosse lontanissimo e invece guardate un po’ dove siete arrivate. Eccovi al terzo trimestre di gravidanza, mamme! La bandiera a scacchi è sempre più vicina e vi avvicinate al parto con un mix di sensazioni che corrono veloci dall’impazienza all’ansia, dalla paura alla felicità. Il pancione è meraviglioso e già sentite che vi mancherà un po’. Probabilmente succederà davvero, ma allo stesso tempo stringerete al cuore l’amore della vita.

Terzo trimestre e settimane di gravidanza 

L’ultimo trimestre della gravidanza va da 26+3 (26 settimane e 3 giorni) fino a 40+0 (40 settimane). Fino a 41 in genere non si fa nulla, tranne che attendere. Se però la gestazione si protrae molto oltre o se subentra qualche problema, i medici potrebbero decidere di procedere ad un parto indotto

I sintomi del terzo trimestre di gravidanza

In questo ultimo scorcio di gravidanza quello che comanda è il pancione. Molti dei fastidi più o meno grandi dipendono dall’utero e dall’addome ingrossati. Mal di schiena, bruciore di stomaco, difficoltà a dormire, pubalgia, affanno, stitichezza sono in qualche modo collegati alla pancia. Ammettiamolo però: ne andate così fiere che siete disposte a sopportare qualunque cosa. 

Vediamo i principali disturbi del terzo trimestre. 

  • Mal di schiena. Circa il 50-80% delle donne incinte soffre di mal di schiena. Generalmente la causa deriva dalle normali variazioni posturali tipiche della gravidanza. Soprattutto nel terzo trimestre, il baricentro viene spostato in avanti, si accentua la curva lombare e i dischi intervertebrali sono sottoposti ad un carico maggiore, con più probabilità di formare un’ernia. Tra le altre cause, fattori ormonali (che portano mal di schiena già nel secondo trimestre di gravidanza) e vascolari, la sedentarietà o lavori pesanti.
  • Insonnia. Diversi fattori vi concorrono. L’ansia del parto che, volenti o nolenti, tutte provano. Ma anche la difficoltà a trovare una posizione comoda per dormire, tra mal di schiena e pancione. E, ancora, l’urgenza di dover urinare spesso a causa dell’utero che preme sulla vescica. Insomma, mettendo insieme tutti questi elementi, si capisce che spesso le notti possono diventare interminabili. 
  • Pirosi gastrica. Il bruciore di stomaco può diventare molto intenso nel terzo trimestre, anche se a volte si presenta già nel primo trimestre di gravidanza. La pressione sullo stomaco provoca la risalita degli acidi verso l’esofago, una sensazione tutt’altro che piacevole. La soluzione sta nell’alimentazione con pasti piccoli e frequenti, evitando cibi speziati o acidi, rimanendo alzate almeno due ore dopo i pasti prima di coricarsi. Anche usare due cuscini a letto è utile. 
  • Ritenzione idrica. Gambe gonfie, pesanti, dolenti, cellulite sono i sintomi di un accumulo di liquidi negli arti inferiori a causa del ritorno difficile del sangue dalle gambe al cuore. Le ragioni sono varie: dall’alimentazione scorretta (ad esempio per un abuso di sale o poca acqua) al maggiore volume di sangue circolante, dall’eccesso di peso alla mancanza di movimento. È proprio su ciascuno di questi fattori che si deve intervenire per migliorare la situazione. Esistono anche ottimi integratori contro la ritenzione idrica.
  • Stitichezza. Potrebbe avervi accompagnate per tutta la gravidanza oppure fare capolino in quest’ultimo periodo. In ogni caso è un fastidio non indifferente, in particolare se compaiono anche le emorroidi, provocate dalla difficoltà ad evacuare. In gravidanza i lassativi vanno prescritti dal ginecologo solo in casi di reale necessità, quindi si devono cercare soluzioni alternative nel cibo, nell’idratazione, nelle abitudini di vita. E usare quindi i farmaci come estrema ratio. 
  • Pubalgia. È caratterizzata da un dolore al pube e all’inguine, all’altezza delle ossa del bacino, specialmente quando la mamma è in movimento. Alla base del problema ci sono la sollecitazione dei muscoli e dei tendini del bacino e la postura scorretta. Nella maggior parte dei casi, la sensazione dolorosa si allevia a riposo, facendo un bagno caldo, indossando una pancerina che sostenga l’addome, mantenendo quanto più possibile una postura corretta, in particolare quando si sta sedute. 
  • Affanno. Nelle settimane prima del parto può capitare di sentirsi affaticate e di avere il “fiatone” quando si fa uno sforzo in più o una camminata. È abbastanza normale che tutto ciò si verifichi: avete accumulato un bel po’ di chili e “portarli in giro” diventa faticoso. Inoltre, il pancione preme sul diaframma, rendendo la respirazione un po’ più difficoltosa. Rimedio: andateci piano, rallentando i ritmi e assecondando il vostro corpo. 

Terzo trimestre di gravidanza: il peso 

Seppure tende ad essere meno veloce che nel trimestre precedente, il peso continua ad aumentare anche nel terzo. Il Sistema Nazionale Linee Guida per la Gravidanza Fisiologica (SLNG, 2010) ha suggerito che, in linea di massima, i chili in più da raggiungere al termine delle 40 settimane siano tra 7 e 12. L’oscillazione di tali valori dipende dal peso dalla donna all’inizio della gravidanza. Ciò significa che chi parte normopeso può aumentare fino a 12 Kg. Chi è in sovrappeso o addirittura in una condizione di obesità dovrebbe fermarsi a 7. 

Esiste anche una terza ipotesi: la donna sottopeso. In quest’ultima evenienza, lo sforamento dei 12 kg non solo è permesso, ma è anche auspicabile per favorire un decorso equilibrato della gravidanza stessa e del rapporto peso del nascituro/peso della mamma.

Il peso accumulato non è solo “ciccia” della mamma, per quanto in parte – tra cosce, seno, glutei, addome – sia effettivamente così. Nel totale complessivo si devono aggiungere anche i chili del bambino (tra 2,5 e 4), la placenta, il liquido amniotico. Insomma, non diamo la colpa solo alle nostre presunte “voglie alimentari”.

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Terzo trimestre di gravidanza: gli esami 

Da effettuare tra le settimane da 28+0 a 32+6

  • Emocromo.
  • Toxoplasma.
  • Test di Coombs indiretto.
  • Prelievo venoso di sangue.
  • Ecografia ostetrica (solo in caso di patologia fetale e/o annessiale o materna).
  • Ecografia 3D/4D (a pagamento).

Da effettuare tra le settimane da 33+0 a 37+6

  • Emocromo. 
  • Toxo-test.
  • Virus epatite B.
  • Treponema pallidum. 
  • Hiv.
  • Esame delle urine completo e urinocoltura.
  • Streptococco beta-emolitico gruppo B. 

Da effettuare dalle settimane 41+0

  • Ecografia ostetrica (per valutazione quantitativa del liquido amniotico).
  • Cardiotocografia esterna. 

Consigliamo un approfondimento sul tema dei tamponi vaginale e rettale che si fa tra la 36esima settimana di gravidanza e la 37esima settimana di gravidanza. Se risultano positivi allo streptococco non c’è da preoccuparsi, ma è utile sapere cosa succede. Per tutti i dettagli: Tampone vaginale a fine gravidanza, perché si fa

Terzo trimestre e congedo di maternità

Per le lavoratrici sta arrivando il grande momento: il congedo di maternità, cioè il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro. Sono 5 mesi in cui la mamma sta a casa sia per prepararsi al parto, sia per le cure iniziali del neonato. Si può scegliere se fare 2 mesi prima della data presunta del parto e 3 dopo la nascita, oppure se un solo mese prima e 4 dopo. Tutto dipende soprattutto dal tipo di lavoro svolto: se è faticoso, se costringe a stare tante ore in piedi conviene anticiparlo. Oppure, al contrario, se si lavora al computer o si sta tanto sedute, si può arrivare fino all’ottavo mese. 

Per poter beneficiare del congedo di maternità, dovete presentare al vostro datore di lavoro un certificato che attesti la data presunta del parto. Entro 30 giorni dalla nascita del bambino, dovrete poi fargliene avere un altro (o un’autocertificazione) che dimostri il lieto evento. Se la nascita avviene dopo la data prevista, il congedo di maternità decorre dalla data effettiva del parto. Se invece questo è prematuro, i giorni di astensione non fruiti si aggiungono all’astensione dopo il parto. Durante il congedo, avete diritto a un’indennità giornaliera pari all’80 per cento della retribuzione.

Terzo trimestre di gravidanza: la valigia

Dopo esservi sbizzarrite per mesi con gli acquisti per il piccolo, potete finalmente mettere tutto in ordine e preparare la valigia. Ogni ospedale o clinica ha la sua lista che vi sarà fornita, ad esempio durante il corso preparto. Questo più che altro per evitare di portare con sé troppi oggetti, alcuni dei quali potrebbero essere assolutamente inutili. Ricordate che probabilmente condividerete la stanza con qualche altra neo mamma, quindi non è il caso di portarsi dietro mezza casa. 

A seconda della struttura scelta per il parto, le richieste per il bambino possono variare. In alcune forniscono praticamente tutto, pannolini inclusi, mentre in altre dovete portarvi diverse cose. Informatevi bene. E poi visitate la nostra sezione dedicata alla valigia: www.imamma.it/valigia.

Contrazioni: come riconoscere quelle giuste 

Il dubbio assale tutte le future mamme, in particolare quelle che non hanno avuto ancora bambini: sarò capace di riconoscere le contrazioni “giuste”? La paura è quella di non rendersi conto che il travaglio è iniziato e di andare in ospedale troppo tardi. Soprattutto le primipare possono stare abbastanza tranquille: il parto non è un evento così veloce (per approfondire potete leggere Le fasi del parto: quali e quante sono e come riconoscerle).

Già dalla fine del secondo trimestre avete imparato cosa sono le contrazioni di Braxton-Hicks, le cosiddette preparatorie. Si avvertono come indurimenti della pancia, ma non sono dolorose. Al massimo provocano un po’ di fastidio. Si presentano diverse volte al giorno, ma non sono regolari. E qui cominciano le differenze con quelle “vere”.

Le contrazioni che indicano che il parto è imminente è che diventano via via più ravvicinate. L’intervallo temporale tra l’una e l’altra si riduce progressivamente. Quando le avvertite ogni 5 minuti è il caso di fare un salto in ospedale. Oltre alla regolarità, l’altro “sintomo” è che aumentano la loro intensità e la loro durata. Ricapitolando: le contrazioni sono regolari, di intensità e di durata crescenti. E non passano: provate con la doccia. Se i crampi rimangono lì allora probabilmente ci siete. 

I dolori sembrano quelli mestruali, ma molto più intensi. Prendono il basso ventre, a volte anche la schiena, nella zona dei reni. Ma è comunque una sensazione molto soggettiva, così come la soglia del dolore. 

Terzo trimestre: quando andare in ospedale 

Ecco il secondo dubbio amletico. Quando andare in ospedale? Alla prima contrazione o meglio aspettare? E se poi si fa troppo tardi? In genere, in caso di dubbi contattate la sala parto, in modo da farvi dire con certezza che fare. In alcuni casi però è opportuno andare, senza indugiare troppo: 

  • Perdite di sangue. 
  • Rottura delle membrane (in particolare se il liquido non è trasparente, ma “tinto”, segnale che indica la presenza di meconio. 
  • Assenza di movimenti fetali (devono essere almeno 10 al giorno).
  • Contrazioni regolari, che aumentano di intensità e durata.

Come avviare il travaglio 

Quando si avvicina la data del parto non si vede l’ora che arrivi, nonostante la naturalissima paura. Ogni mamma cerca quindi di accelerare i tempi un po’, magari affidandosi a vecchie idee trovate qua e là. Degli esempi? Alcuni suggeriscono di fare le scale, una passeggiata lunga o le pulizie. In realtà, il movimento potrebbe in qualche modo far smuovere qualcosa, ma non è una certezza. 

L’unico metodo che ha un reale fondamento scientifico è il sesso. Lo sperma infatti contiene prostaglandine, una sostanza che viene utilizzata per indurre in parto perché favorisce l’avvio delle contrazioni. Quindi, un rapporto completo potrebbe unire utile e dilettevole. 

Per altri consigli: Travaglio, i metodi naturali per provare a stimolarlo

Terzo trimestre di gravidanza: i monitoraggi

Il termine tecnico è cardiotocografia. Si tratta dei monitoraggi che vengono fatti alla fine della gravidanza, in prossimità del parto. È un modo per verificare come vanno le cose all’interno del pancione. Le funzioni della cardiotocografia sono essenzialmente due: controllare il battito cardiaco fetale e l’attività contrattile dell’utero. I due parametri vengono monitorati contemporaneamente. Sull’addome della mamma vengono infatti posizionate due sonde: una per il battito, l’altra per le contrazioni. 

L’apparecchio utilizzato fa poi uscire un lungo foglio di carta che sembra un elettrocardiogramma. Viene poi letto dall’ostetrica che valuterà l’andamento del cuoricino del piccolo e le contrazioni della mamma. Queste appaiono come dei picchi: più alti sono, più la contrazione è forte. 

Il monitoraggio è molto importante perché, qualora qualcosa non andasse bene (ad esempio anomalie del battito), si può decidere di intervenire tempestivamente. 

Il settimo mese di gravidanza 

Il terzultimo mese di gestazione va da 26+3 (26 settimane e 3 giorni) a 30+4 (30 settimane e 4 giorni). Al settimo mese di gravidanza il feto è molto ricettivo agli stimoli esterni, soprattutto ai suoni e anche alle fonti luminose. I suoi occhi sono aperti. E anche il papà riesce a sentire chiari e forti i suoi calci. 

L’ottavo mese di gravidanza 

L’ottavo mese di gravidanza va da 30+5 (30 settimane e 5 giorni) a 35 settimane tonde tonde. A queste settimane, in media, dovreste aver guadagnato circa 9 chili. Si tratta però di un dato estremamente soggettivo: c’è chi ne prende di più e chi meno. In questo periodo l’aspetto più importante del bambino riguarda la crescita dei polmoni.  

Il nono mese di gravidanza 

L’ultimo mese della gestazione va da 35+1 (35 settimane e un giorno) a 40+0 (40 settimane). Il nono mese di gravidanza sembra non voler finire mai perché la voglia di stringere a sé il proprio piccino è ormai incontenibile. Un altro pochino di pazienza e sarete pronte per abbracciarlo. Ormai è davvero tutto pronto!

Le settimane del terzo trimestre 

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