Fertilità

La fertilità è una delle ricchezze più importanti che un uomo e una donna posseggono, anche se spesso questo aspetto viene un po’ sottovalutato. Specialmente quando si è appena dei ragazzi, non ci si accorge di quanto sia fondamentale la nostra vita fertile, anche perché difficilmente a 15-20 anni si pensa a quando si diventerà mamma o papà. Dobbiamo imparare presto a prenderci cura della nostra fertilità perché, se adottati precocemente, i comportamenti virtuosi si ripercuotono in maniera positiva negli anni a seguire. Per esempio, andare dal ginecologo o dall’andrologo quando si è adolescenti è già un lasciapassare per la nostra salute riproduttiva. Immergiamoci quindi in questo mondo speciale che è la fertilità.

periodo fertile

Periodo fertile, le cose da sapere

È quella “finestra temporale” del ciclo di una donna in cui è più facile che avvenga il concepimento. Sono i giorni “buoni” in cui concentrare i rapporti sessuali con l’obiettivo di riuscire al più presto ad avere un bambino

mani di uomo e donna formano un cuore

Fertilità: come cambia con l’età

Al momento della nascita, le donne sono già dotate di un determinato numero di ovociti, che si esauriscono gradualmente con gli anni, fino a terminare completamente, senza alcuna possibilità di rigenerarsi.

Cosa significa fertilità 

L’arrivo delle prime mestruazioni comporta un cambiamento fondamentale: il passaggio alla vita fertile, quella cioè in cui si possono mettere al mondo dei bambini. La fertilità è un bene prezioso, sia per le donne che per gli uomini, e spesso non ce ne rendiamo conto fino a quando non decidiamo di avere una gravidanza. Eppure, per far sì che questa arrivi in maniera spontanea, ci si dovrebbe prendere cura della propria capacità riproduttiva sin dall’infanzia e dall’adolescenza. Sì perché problemi che insorgono in giovane età potrebbero avere delle ripercussioni anche da adulti. Ed è giusto quindi pensarci precocemente per non avere brutte sorprese. Va ricordato inoltre che la fertilità femminile non dura per sempre. Immaginatela come una curva: dopo un picco, comincia a calare. Un processo inarrestabile che porta alla menopausa. 

Aumentare la fertilità femminile 

Una coppia viene definita infertile dopo un anno di rapporti sessuali regolari non protetti. Per aumentare la fertilità si deve essenzialmente intervenire sui propri stili di vita.

  • Stop al fumo. Secondo dati del ministero della Salute, circa il 13% dei casi di infertilità femminile dipende da questa pessima abitudine. Il fumo ha un effetto nocivo sulle ovaie direttamente proporzionale al numero di sigarette fumate: più sono, peggio è. Inoltre, chi fuma va incontro prima alla menopausa. 
  • Attenzione al peso. Essere normopeso dà maggiori chance di diventare mamma. L’eccesso di peso e l’eccessiva magrezza diventano invece un ostacolo. Nel primo caso, sovrappeso e obesità rendono i cicli mestruali irregolari, cosa che complica il concepimento. Quando al contrario si è troppo magre, le mestruazioni possono scomparire a causa dei cambiamenti ormonali. Mai come in questo caso quindi vale il detto che “la virtù sta nel mezzo”.
  • Sì all’attività fisica. La sedentarietà è legata a filo doppio ai problemi di peso che abbiamo appena evidenziato e, di conseguenza, anche alla fertilità. Il movimento la migliora sensibilmente, ma ad una condizione: vietatissime le sostanze dopanti. Hanno conseguenze molto serie sulla sfera riproduttiva sia maschile che femminile, quindi devono essere assolutamente bandite. 
  • Alcol con moderazione. L’abuso di alcolici non fa male solo al fegato, ma anche alla capacità riproduttiva di uomini e donne. L’alcol infatti interferisce con il buon funzionamento delle ghiandole che regolano la produzione degli ormoni sessuali, riducendo quindi la fertilità. Nei casi più gravi, quando l’abuso è davvero consistente, si può arrivare alla scomparsa del ciclo, all’assenza di ovulazione e all’infertilità.
  • Occhio ai fattori ambientali. Lo sapete che l’ambiente che ci circonda può avere un’influenza sulla fertilità? È proprio così. Ad esempio, alcune sostanze alterano il funzionamento del sistema endocrino. Tra queste ci sono contaminanti ambientali persistenti, fitosanitari, fitoestrogeni o antiparassitari, prodotti industriali e di consumo.

Alimentazione e fertilità 

Oltre ai consigli che abbiamo elencato, esiste anche una dieta per aumentare la fertilità. Secondo le ultime ricerche disponibili, la dieta mediterranea, quella che sta alla base dell’alimentazione italiana, è l’ideale per preservare la propria fertilità. Chiaramente senza tralasciare i corretti stili di vita. Il cosiddetto “junk food”, il “cibo spazzatura”, non fa altro che favorire l’accumulo di peso e di sostanze nocive all’interno del nostro organismo, causando alla lunga problemi a concepire. 

Ecco degli esempi di alimenti virtuosi da inserire nella propria alimentazione se ci si vuole prendere cura della fertilità: 

  • Omega 3 (pesce azzurro, verdure a foglia larga, frutta secca, olio extravergine di oliva).
  • Vitamine B (alimenti di origine animale).
  • Acido folico (pomodori, legumi, lattuga, broccoli, spinaci, frutta fresca e secca, cereali).
  • Vitamina C (agrumi, verdure e ortaggi freschi, tuberi).
  • Proteine vegetali presenti nei legumi e nei cereali. 
  • Sali minerali. 

Vanno invece evitati grassi nocivi (ad esempio, quelli di fritture, burro, margarina), cibi con coloranti e conservanti, prodotti ortofrutticoli esposti ad inquinamento e ormoni. 

Malattie e fertilità femminile

Se si soffre di particolari malattie ci si deve rivolgere ad uno specialista che può indirizzare verso la strada migliore da intraprendere per salvaguardare la propria vita fertile. A volte si ha una sorta di pudore ad andare da un medico, soprattutto quando si è molto giovani e il ginecologo fa “provare vergogna”. Cominciare presto a prendersi cura di sé significa avere maggiori probabilità di rimanere in salute. 

Alcune patologie incidono sulla fertilità in maniera anche abbastanza importante. Tra queste ad esempio troviamo le malattie sessualmente trasmissibili. Oltre a quelle più serie, come l’Hiv o alcuni ceppi di Hpv (possono causare tumori), ce ne sono anche altre. Tra queste l’infezione da Chlamydia, che colpisce soprattutto ragazze sessualmente attive tra i 15 e i 21 anni. La Chlamydia è spesso asintomatica e, a lungo andare, può provocare sterilità.

L’endometriosi è un’altra comune causa di sterilità. Nel nostro Paese ne soffrono circa 3 milioni di donne. In pratica consiste nella crescita anomala di endometrio (il tessuto che ricopre la cavità uterina) in altre parti del corpo, come le ovaie e il peritoneo. La cura di questa patologia può essere parecchio lunga e complessa. Anche l’ovaio policistico è abbastanza frequente (18% della popolazione) e comporta problemi di fertilità.

Le malattie a carico delle tube di Falloppio, in primis la malattia infiammatoria pelvica, causano circa il 25-35% dei casi di infertilità. Ci sono poi malformazioni uterine, fibromatosi uterina, tumori. In quest’ultimo caso, le terapie (in particolare la chemio) possono comportare la perdita della fertilità. 

Approfondite l’argomento con Fertilità femminile, quali sono i suoi nemici

Quando diminuisce la fertilità femminile

Come cambia fertilità con l’età? Ve lo diciamo senza peli sulla lingua: in modo inesorabile. Noi donne nasciamo già con la nostra riserva ovarica pronta per tutta la vita. Abbiamo cioè un numero predefinito di ovociti che verranno rilasciati durante il ciclo mestruale, nella fase ovulatoria. È perciò normale che la “scorta” man mano diminuisca, fino ad esaurirsi. A quel punto (intorno ai 50 anni, ma anche prima in alcuni casi) subentra la menopausa. E così termina la nostra capacità riproduttiva. 

Dal punto di vista biologico, una donna è al massimo della fertilità nella fascia d’età tra  20 e 30 anni. Dopo i 32 anni comincia la discesa, anche se mi maniera graduale: in particolare dopo i 35 anni però concepire diventa sempre più difficile, anche se non impossibile. Ormai i casi di mamme e papà “stagionati” non fanno neanche più impressione, per quanto una gravidanza a 40 anni possa dare qualche problemino in più. 

Giorni fertili 

Molto semplicemente i giorni fertili sono quelli in cui – come dice il termine stesso – una donna è più feconda. Se si desidera una gravidanza sono quelli quindi in cui vanno concentrati i rapporti sessuali con il partner perché sono più alte le possibilità di rimanere incinta. I giorni fertili sono quelli “a cavallo” dell’ovulazione.

Calcolo periodo fertile 

Il periodo fertile di una donna è soggettivo e dipende fondamentalmente dalla durata del ciclo mestruale. Un ciclo “classico” dura 28 giorni, ma non è certamente una regola per tutte: ci sono cicli più corti (25-26 giorni) o più lunghi (30-35). E ci sono poi cicli completamente irregolari in cui la durata cambia praticamente ogni mese. In quest’ultimo caso “tenere i conti” è più complesso. 

Vediamo come funziona il calcolo del periodo fertile in una donna con un ciclo regolare di 28 giorni. L’ovulazione dovrebbe (e anche qui il condizionale è d’obbligo perché non c’è certezza al 100%) avvenire il 14esimo giorno del ciclo. Il periodo fertile è quella finestra che va da qualche giorno prima dell’ovulazione alle 24 ore successive. 

Facciamo un esempio pratico. Ultime mestruazioni: 2 marzo. È da qui che si cominciano a contare i 28 giorni del ciclo. Le mestruazioni successive quindi sono attese per il 29 marzo. L’ovulazione si verifica il 14esimo giorno del ciclo, quindi il 15 marzo. I giorni fertili sono quelli dal 12 al 16 marzo compresi. Se la fecondazione va in porto, le mestruazioni del 29 non arriveranno mai e si avrà un bel test di gravidanza positivo. 

La precisione è possibile solo con cicli regolari. Con quelli che non lo sono si deve fare più attenzione ai segnali che il corpo manda quando si è più fertili. 

Quanto dura il periodo fertile 

In media il periodo fertile dura 5 giorni. Comprende le 24 ore dell’ovulazione (al termine delle quali l’ovocita non fecondato muore e poi viene eliminato con le mestruazioni) e i 2-3 giorni che precedono l’ovulazione. Gli spermatozoi hanno la capacità di resistere dentro la cavità uterina per diversi giorni. Quindi, di fatto si può rimanere incinta anche prima dell’ovulazione vera e propria.

Periodo fertile come contraccettivo 

Sapere quali sono i giorni in cui ci sono più possibilità di rimanere incinta può servire anche per l’obiettivo opposto, cioè evitare una gravidanza. I rapporti dunque dovranno essere protetti o, se non si ha l’abitudine di utilizzare contraccettivi, addirittura evitati per non avere sorprese non gradite. 

Non è detto però che la sicurezza sia totale. A meno che non si abbia un ciclo super regolare e che si sia capaci di riconoscere con precisione i sintomi dell’ovulazione che indicano una maggiore fertilità, avere rapporti liberi negli altri giorni del ciclo non significa essere protette. L’ovulazione infatti potrebbe presentarsi in un momento diverso, magari appena terminano le mestruazioni. Se quindi proprio non si desidera un bambino è opportuno utilizzare un anticoncezionale. 

Come calcolare il proprio ciclo mestruale 

I cicli mestruali si dividono in due grandi categorie: regolari e irregolari. I primi si presentano in maniera puntuale, ogni tot di giorni. Nella maggior parte di noi donne, la durata è di 28 giorni, ma si può avere un ciclo regolare anche di 25, 26, 27, 30 o più giorni. Con il ciclo irregolare invece non si sa mai con precisione quando arriva e questo crea un po’ di problemi, ad esempio se si cerca una gravidanza. 

Calcolare il proprio ciclo è quindi semplicissimo se si ha la fortuna (perché è una fortuna) di averlo regolare. Come si fa? Molto facile. Il ciclo si conta dal primo giorno delle mestruazioni. Quindi va da una mestruazione all’altra. Se è regolare, a metà del ciclo dovrebbe avvenire l’ovulazione che si può riconoscere per alcuni sintomispecifici. Un calendario mestruale con il ciclo irregolare è molto più difficile da tenere e ci sono poche regole da seguire, se non cercare di percepire i segnali che ci manda il corpo, ad esempio durante l’ovulazione. 

Le fasi del ciclo mestruale 

Il ciclo mestruale è costituito da 4 fasi principali.

  • Follicolare. Viene chiamata anche fase proliferativa ed è quella in cui nelle ovaie maturano i follicoli che poi rilasciano l’ovocita. In un ciclo normale di 28 giorni, la fase follicolare finisce appena inizia la successiva, cioè quella ovulatoria, al 14esimo giorno del ciclo. Ovviamente non è uno standard uguale per tutte perché dipende da quando avviene l’ovulazione. La durata di questa fase è variabile. 
  • Fase ovulatoria. L’evento più importante della fase ovulatoria è il rilascio dell’ovocita da parte del follicolo. L’ovocita risale così nelle tube di Falloppio ed è pronto per essere fecondato. L’ovulazione è il momento di massima fertilità nel ciclo di ogni donna e dura circa 24 ore. Se prendiamo in considerazione il “solito” ciclo di 28 giorni, si dovrebbe verificare intorno al 14esimo. È possibile però ovulare anche prima o dopo. Diventa quindi fondamentale percepire i sintomi. 
  • Luteale. Successiva a quella ovulatoria, la fase luteale precede quella mestruale, quando poi comincia il ciclo mestruale nuovo. Se c’è stata la fecondazione dell’ovocita, il corpo si prepara – ad esempio con la produzione di una serie di ormoni – ad accogliere il prodotto del concepimento che si trasformerà in embrione prima e in feto dopo. Se non c’è stata fecondazione invece presto arriveranno le mestruazioni. 
  • Mestruale. Le mestruazioni sono causate dallo sfaldamento dell’endometrio (la mucosa che ricopre le pareti uterine) quando l’ovulo non viene fecondato. La fase mestruale dura in media 5-6 giorni, anche se c’è una componente soggettiva. Per alcune le mestruazioni sono accompagnate da crampi addominali, mal di testa, nausea, stanchezza e irritabilità. Per altre invece nessun disturbo particolare. 

Calcolo dell’ovulazione

Quando si è alla ricerca di una gravidanza, conoscere nella maniera più accurata possibile il giorno previsto per l’ovulazione è importante. Concentrare i rapporti attorno a questo momento accresce le possibilità di riuscire nel proprio intento e vale quindi la pena di provare a calcolare l’ovulazione. 

In linea di massima, le ovaie rilasciano l’ovulo tra il decimo e il quindicesimo giorno del ciclo. Nel caso di un ciclo mestruale regolare, cioè che ha sempre la stessa durata, il conto è facile. L’ovulazione si verifica in genere intorno al 14esimo giorno. È il picco dei giorni fertili della donna. Un’occasione che non si può perdere. 

Ci sono vari metodi per calcolare l’ovulazione per rimanere presto incinta. Fondamentale è però l’osservazione dei segni fisici che questa dà. All’inizio potreste non farci neanche tanto caso, perché non ci siete abituate, ma poi comincerete ad accorgervene e a riconoscerli uno per uno.  

Quanto dura l’ovulazione 

L’ovulazione vera e propria dura 24 ore. Abbiamo però visto che la “finestra” fertile è più ampia e si arriva fino a 5 giorni. Quando sono in buona salute, gli spermatozoi hanno la capacità di sopravvivere dentro il corpo della donna. La fecondazione quindi potrebbe avvenire anche qualche giorno dopo il rapporto sessuale. 

Se l’ovocita non viene fecondato non sopravvive. L’endometrio, cioè la mucosa che riveste le pareti uterine, aveva iniziato a prepararsi per accogliere il prodotto del concepimento creando l’ambiente ideale, ma considerato che non c’è stata fecondazione comincia a sfaldarsi. Arrivano le mestruazioni e il percorso ricomincia. 

Sintomi dell’ovulazione 

L’ovulazione si presenta con alcuni segnali ben precisi. Non è detto che i sintomi dell’ovulazione ci siano tutti e non tutti sono evidenti, come l’aumento del livello di ormone luteinizzante LH e di estrogeni. Facciamo un elenco. 

  • Muco cervicale. In fase ovulatoria, cambia la consistenza delle secrezioni cervico-vaginali. Diventano trasparenti, vischiose e filamentose. Avete presente l’albume dell’uovo crudo? Esattamente così. Inoltre, aumenta anche la quantità di muco prodotto. Contestualmente, per creare un ambiente idoneo agli spermatozoi, si riduce l’acidità vaginale. 
  • Temperatura basale. Contemporaneamente all’ovulazione, per l’azione del progesterone, la temperatura corporea basale aumenta di 3-5 decimi di grado. È dunque importante controllarla per tutto il ciclo per osservarne le variazioni e l’andamento. Poco prima del giorno dell’ovulazione, la temperatura improvvisamente si abbassa per poi alzarsi nuovamente. 
  • Aumento della libido. Non è casuale che ciò avvenga e non è nemmeno dettato dalla grande voglia di avere un bambino. Nei 2-3 giorni che precedono l’ovulazione c’è un picco di produzione degli estrogeni e quindi aumenta anche il desiderio sessuale. Sembra quasi che il nostro corpo “calcoli” tutto nei minimi dettagli. 
  • Modificazioni della cervice uterina. Ecco uno dei segnali di cui non ci possiamo rendere conto. È chiaro che i cambiamenti della cervice uterina non sono visibili all’esterno. Se ne accorge il ginecologo, per esempio se monitora l’ovulazione per favorire il concepimento. Nei giorni prima dell’ovulazione la cervice è più in alto, più aperta e più morbida del solito. 

Ovulazione dolorosa 

Noi non lo sappiamo minimamente, ma quello che accade ogni mese all’interno del nostro apparato riproduttivo ha qualcosa di veramente “magico”. Eppure, talvolta compare qualche fastidio. È il caso dell’ovulazione dolorosa. In alcune donne infatti l’ovulazione scatena una sindrome dolorosa che può essere davvero antipatica. In tedesco si chiama Mittelschmerz, che significa dolore di metà ciclo. 

Di solito il dolore parte da un punto preciso, in corrispondenza dell’ovaio che sta rilasciando l’ovocita, per poi irradiarsi a tutto l’addome. Può durare pochi minuti, alcune ore o persino un paio di giorni nei casi peggiori. Le cause non sono ancora del tutto conosciute: potrebbero essere la rottura del follicolo per rilasciare l’ovocita, un processo infiammatorio dovuto alla fuoriuscita di liquido o, ancora, le contrazioni delle tube di Falloppio. 

A volte oltre al dolore ci sono anche altri sintomi come nausea, spossatezza, spotting leggero, linfonodi ingrossati. L’unico aspetto davvero utile di avere un’ovulazione dolorosa è che consente di capire che l’ovulazione è in atto e quindi se ne può approfittare per “mirare” meglio i rapporti con il proprio partner.

Come cambia la fertilità maschile nel tempo 

L’orologio biologico dell’uomo è, al pari di quello della donna, destinato a cambiare con il tempo, riducendo innanzitutto il volume dell’eiaculato e la mobilità degli spermatozoi, che diminuisce per una percentuale che varia dal 4 al 18%. L’eiaculato, invece, si riduce dal 3 al 22%, proprio perché il suo volume è direttamente collegato all’invecchiamento delle vescicole seminali. 

Da questi dati si può comprendere come anche l’età maschile ha un peso decisivo nella capacità riproduttiva che, dopo i 35 anni, comincia a declinare progressivamente anche nell’uomo. Gli studiosi ritengono che la fertilità cominci a subire un calo drastico dopo i 50/55 anni, ma alcune problematiche si possono riscontrare già dopo i 40. 

Le alterazioni biologiche del liquido seminale rendono difficile il concepimento, ma possono essere correlate ad un maggior rischio di aborto nel primo trimestre di gravidanza (soprattutto nelle coppie in cui l’uomo ha superato i 50 anni e la donna i 35) e alla possibilità di un incremento di problematiche gestazionali, come ad esempio il diabete. Anche in questo caso, naturalmente, si parla di mere statistiche, che sicuramente non devono scoraggiare né impedire ai due partner di portare avanti il loro desiderio genitoriale. 

Esami fertilità maschile 

Per valutare lo stato generale della fertilità maschile sono necessari diversi esami, prescritti in particolare se dopo un anno di rapporti sessuali liberi la gravidanza non arriva. 

  • Visita andrologica. Un appuntamento con l’andrologo andrebbe programmato a prescindere dalla volontà o meno di avere un bambino. Serve a fare una corretta anamnesi per valutare se ci sono situazioni di rischio per la salute riproduttiva, ma non solo. A questa si associa l’esame dei genitali.
  • Spermiogramma. È un esame del liquido seminale che serve a valutare la quantità e la qualità degli spermatozoi. È molto importante conoscere queste caratteristiche perché possono avere delle ripercussioni sulla fertilità. Ad esempio, gli spermatozoi lenti hanno meno capacità di fecondare. La stessa cosa avviene se sono quantitativamente scarsi. 
  • Dosaggi ormonali. Fondamentale è anche analizzare la quantità circolante di alcuni ormoni che hanno un’influenza più o meno diretta sulla fertilità. Tra questi l’ormone follicolo-stimolante, quello luteinizzante, il testosterone, la prolattina, l’estradiolo, gli ormoni tiroidei. 
  • Ecocolordoppler scrotale o testicolare. Si tratta di un test non invasivo che consente di valutare le caratteristiche dei testicoli e di individuare eventuali patologie a loro carico che possono, tra l’altro, inficiare la capacità riproduttiva dell’uomo. Uno dei problemi più comunemente connessi all’infertilità è il varicocele. 

Migliorare la fertilità maschile 

Per migliorare la fertilità maschile si deve intervenire sui fattori di rischio conosciuti. Il fumo ad esempio è una delle principali cause di disfunzioni sessuali, oltre al fatto che riduce la qualità e il numero (anche del 20%) degli spermatozoi. Esattamente la stessa cosa la fa l’alcol, che ha pure conseguenze negative sul benessere sessuale e riproduttivo dell’uomo. I testicoli, ad esempio, producono meno testosterone.

Sapevate poi che i problemi di alimentazione nell’uomo sono causa del 12% dei casi di infertilità? L’obesità riduce il testosterone e, a seguire, anche libido e sperma. Inoltre, aumenta il numero di alterazioni genetiche nel Dna degli spermatozoi. Anche l’eccessiva magrezza non va bene, esattamente come nella donna.  

Sostanze stupefacenti e dopanti devono essere assolutamente bandite. Gli effetti nocivi sono molteplici: riduzione del numero di spermatozoi, disfunzione erettile, scompensi metabolici, azoospermia (assenza di spermatozoi nell’eiaculato), alterazione dei caratteri sessuali secondari etc. 

Questi stili di vita sbagliati vanno assolutamente corretti se si desidera prendersi cura della propria salute riproduttiva e potenziare la propria fertilità. Bisogna inoltre fare attenzione ad evitare le malattie sessualmente trasmissibili, ai fattori ambientali (ad esempio, la presenza di interferenti endocrini contenuti in solventi, materie plastiche, pesticidi etc.) e anche al calore. Un aumento costante anche di 1-2 gradi può compromettere l’attività dei testicoli. 

Fertilità e patologie 

Quasi nella metà dei casi di infertilità di coppia la causa è maschile. Il 30% delle volte l’uomo non riceve una diagnosi. Oltre agli stili di vita da correggere che abbiamo appena visto, ci sono alcune malattie che hanno un’influenza diretta (e negativa) sulla capacità procreativa maschile: 

  • Varicocele. È la dilatazione patologica delle vene che circondano il testicolo che diventano varici. Sono molti gli uomini che ne soffrono (10-20% della popolazione), ma spesso non lo sanno perché non ci sono sintomi particolari. L’età di insorgenza è tra gli 11 e i 16 anni. Per la diagnosi di varicocele sono fondamentali l’autopalpazione dei testicoli e la visita andrologica. Non sempre è necessario l’intervento chirurgico per risolvere il problema. 
  • Criptorchidismo. Questo termine indica la mancata discesa di uno o entrambi i testicoli alla nascita. Il criptorchidismo si verifica nel 3-5% della popolazione infantile e in circa il 30% dei bambini nati pretermine o con basso peso alla nascita. Si cura con una terapia ormonale oppure con un intervento chirurgico entro i 2 anni di età. Se il criptorchidismo non viene trattato oppure se ciò avviene in ritardo possono subentrare una riduzione del numero di spermatozoi e una maggiore possibilità di sviluppare tumori maligni.
  • Azoospermia. Si tratta dell’assenza di spermatozoi nel liquido seminale. Si stima che ne sia colpito l’1% della popolazione mondiale e che sia riscontrabile nel 10-20% dei casi di infertilità maschile. Si diagnostica attraverso vari esami: spermiogramma, test ormonali, ecografia, analisi genetica, biopsia testicolare. I trattamenti cambiano a seconda della causa e vanno dalla chirurgia alle terapie dedicate. Spesso la soluzione è la procreazione medicalmente assistita. 
  • Malattie sessualmente trasmissibili (MST). Le conseguenze di alcune di queste patologie possono ripercuotersi sulla fertilità. Le MST possono provocare disturbi quali uretrite, epididimite, orchite, prostatite. Possono dunque modificare la qualità degli spermatozoi e la loro capacità di fecondazione. 
  • Tumori testicolari. Ogni anno in Italia si registrano circa 2.000 casi di tumori a carico dei testicoli. Le innovazioni in ambito terapeutico hanno sensibilmente migliorato la prognosi per i pazienti, ma spesso le cure hanno delle ripercussioni sulla fertilità. Prima di sottoporsi a sedute di chemioterapia o radioterapia viene consigliato di congelare gli spermatozoi e conservarli nelle banche del seme per poi riutilizzarli con tecniche di PMA. Studi scientifici hanno dimostrato una buona ripresa della formazione di spermatozoi dopo 1-2 anni dalla fine delle terapie. 

Aumentare le probabilità di gravidanza

Quando si decide di avere un bambino, scattano immediatamente le aspettative: quanto tempo ci vorrà per vedere il test di gravidanza positivo? Saremo fortunati e riusciremo subito oppure ci vorrà molto tempo? E se non arriva, quando è il caso di preoccuparsi? Partiamo da un presupposto fondamentale: la fretta è il peggior nemico che si possa avere in una circostanza come questa. È controproducente al massimo e andrebbe tenuta alla larga, anche se il desiderio di maternità è molto forte. 

Abbiamo visto che la fertilità – femminile soprattutto, ma anche maschile – cambia con il passare degli anni. Uomini e donne diventano progressivamente meno fertili. Il primo consiglio per aumentare le probabilità di una gravidanza è quello di non aspettare troppo a lungo. In particolare dopo i 30 anni, le possibilità diminuiscono, quindi quando ci sono le condizioni ideali è il momento di iniziare a provare. Non solo: bisogna conoscere bene il proprio ciclo mestruale, in modo da sapere quasi con certezza quali sono i giorni fertili, in modo da poter concentrare i rapporti. 

Un altro aspetto molto importante in fase concezionale è quello della cura di sé, cosa che vale sia per la donna che per l’uomo. Lo stato iniziale di salute è fondamentale per rimanere presto incinta e, ovviamente, per far sì che la gravidanza proceda nel migliore dei modi. E se invece non accade nulla? State serene. È tutto normale fino ad un anno di rapporti non protetti, 6 mesi se si hanno più di 35 anni. Dopo questo “tempo limite” è opportuno chiedere consiglio al proprio ginecologo. 

Consigli per rimanere incinta 

No stress!

Va bene concentrarsi sull’obiettivo, ma non deve diventare una smania, un pensiero fisso. Più si pensa ad avere una gravidanza, più questa potrebbe stentare ad arrivare. Vivete tutto con la massima tranquillità. Solo così il sogno potrà realizzarsi in breve tempo. 

Prendetevi cura di voi

La buona salute è un lasciapassare verso la maternità. Attenzione ai chili in più e anche a quelli in meno. Essere normopeso garantisce maggiori chance di successo. Se decidete di avere un bambino e non avete raggiunto il peso forma ideale, rivolgetevi ad un nutrizionista. 

Mirate bene i rapporti 

Spontaneità: questa è la prima regola. Non significa però che i rapporti sessuali non possano essere in quale modo “mirati” nei giorni più favorevoli, cioè i 2-3 che precedono l’ovulazione e quello in cui questa si verifica. Non fatela diventare una cosa meccanica, ma godetevi il momento e lasciatevi andare alla passione. 

Sì ai test di ovulazione

Una buona mano di aiuto può arrivare dai test di ovulazione. Sono degli stick che, bagnati con l’urina, indicano i giorni fertili, in modo da poterne “approfittare”. Per poterli usare al meglio occorre avere un’idea di quando si dovrebbe ovulare. 

Controllate la temperatura basale

Anche questo è un buon sistema per conoscere l’andamento della propria fertilità. La temperatura basale si misura per tutto il ciclo mestruale, fin dal primo giorno. Poco prima dell’ovulazione noterete un abbassamento e poi un successivo innalzamento. 

Migliorate lo stile di vita 

Se volete avere più possibilità di rimanere incinta sia voi che il vostro partner dovete correggere eventuali stili di vita scorretti: niente fumo né alcol, alimentazione sana (preferite cibi ricchi di antiossidanti e di vitamine, specialmente quelle del gruppo B. Cucinateli in modo da non disperdere eccessivamente le loro proprietà), attività fisica costante e moderata (anche l’eccesso non fa bene, così come la sedentarietà). 

Acido folico nel concepimento 

L’acido folico appartiene alle vitamine del gruppo B. Si trova nelle verdure a foglia verde (spinaci in primis), nei broccoli, nella lattuga, nei pomodori, negli asparagi, nel fegato, nella frutta, anche secca (mandorle e noci), nel germe di grano, nel lievito di birra e nei cereali. L’acido folico è una vitamina idrosolubile che non si accumula nell’organismo, ma deve sempre essere assunta con l’alimentazione. Il problema è però che quasi sempre la cottura distrugge i folati. Questi alimenti quindi andrebbero consumati crudi. Per garantirsi però il massimo apporto è quindi necessaria l’integrazione per bocca.

Probabilmente avrete sentito parlare dell’importanza dell’acido folico in gravidanza. Questa vitamina gioca un ruolo fondamentale per la prevenzione di alcune patologie, alcune delle quali particolarmente serie, come la spina bifida, un difetto del tubo neurale. I ginecologi consigliano infatti di assumere gli integratori di acido folico almeno per tutto il primo trimestre di gravidanza, anche se la tendenza generale è quella di prenderlo fino al termine della gestazione. 

Studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia dell’acido folico nel concepimento. Andrebbe cominciato contemporaneamente all’inizio della ricerca della gravidanza, in modo da garantirsi una protezione ancora maggiore. Ma c’è anche un’altra buona notizia che arriva da un ricerca danese: l’assunzione di acido folico aumenterebbe le possibilità di rimanere incinta presto, in particolare nelle donne che hanno un ciclo irregolare, troppo corto o troppo lungo. 

Come rimanere incinta dopo i 40 anni 

Difficile forse, ma non impossibile. La gravidanza a 40 anni non è una chimera. Al contrario, sono moltissime le donne che per vari motivi diventano mamme dopo questa età: aspettano la persona giusta o la stabilità lavorativa, ad esempio. Oppure semplicemente il bambino non è arrivato prima. Qualunque sia il motivo di fondo, le gravidanze tardive sono sempre più frequenti. 

Partiamo dalla prima considerazione: a 40 anni la propria fertilità è sicuramente più ridotta, rispetto a quando se ne avevano 20 o 30. È un processo inarrestabile sfortunatamente. Quindi, a livello teorico restare incinta potrebbe essere più complicato, anche se non è detto che sia così per tutte. In ogni caso, se è vero che la visita preconcezionale serve sempre, questo è ancora più valido se si ha una certa età. 

Il ginecologo saprà darvi tutti i consigli giusti per affrontare questa bella sfida nella maniera più serena possibile. Ricostruirà la vostra storia clinica, vi darà suggerimenti sullo stile di vita, sulle abitudini da eliminare e quelle invece da rafforzare, prescriverà alcuni esami e l’assunzione di acido folico o di altri integratori che favoriscano l’ovulazione. Inoltre, potrebbe prescrivere una visita con un genetista per avere un quadro molto preciso sullo stato di salute. 

E poi, quando finalmente compaiono le due magiche linee sul test di gravidanza, vi seguirà passo passo. Le gravidanza tardive comportano infatti qualche rischio in più sia per la mamma che per il bambino. È giusto quindi essere molto prudenti. 

Rimanere incinta con il ciclo

Generalmente la fase mestruale del ciclo è quella considerata meno fertile. Ma questo non vuol dire però che non si possa comunque rimanere incinta subito dopo aver terminato le mestruazioni. Per quanto possa essere precisa, l’ovulazione non è una scienza esatta e i giorni fertili potrebbero “sballare”. E la sorpresa è dietro l’angolo. 

Rimanere incinta immediatamente dopo le mestruazioni può accadere soprattutto alle donne che hanno cicli mestruali brevi. In questi casi, l’ovulazione può avvenire anche 5 giorni dopo l’inizio del ciclo (ricordiamo che il nuovo ciclo mestruale comincia il primo giorno delle mestruazioni), quindi si può essere fertili subito dopo le mestruazioni, molto prima rispetto a chi ha ad esempio un ciclo regolare di 28 giorni. 

Come avviene il concepimento 

Concetto di base: il concepimento è quel processo in cui una cellula uovo viene fecondata da uno spermatozoo. Vediamo un po’ più in dettaglio cosa avviene nell’apparato riproduttivo della donna. Ogni mese, all’interno delle ovaie, un follicolo rilascia un ovocita che si sposta verso le tube di Falloppio, che è fisicamente il luogo dove poi avverrà il concepimento entro le 24 ore successive. 

Con l’eiaculazione, nella vagina entrano tra 200-500 milioni di spermatozoi, ma non tutti riescono a risalire verso l’utero. Soprattutto quando godono di buona salute, hanno la capacità di sopravvivere anche per 2-3 giorni. Quindi non è affatto vero che si rimane incinta esclusivamente se si ha un rapporto nel giorno dell’ovulazione. Al contrario, fare l’amore col proprio compagno nei giorni precedenti può essere una strategia vincente. 

La fecondazione avviene quando lo spermatozoo incontra l’ovocita. Da questa unione si genera lo zigote, una cellula che darà vita all’embrione prima e al feto poi. L’uovo fecondato si sposta verso la parte superiore dell’utero e si annida nel suo tessuto, chiamato endometrio. Grazie a diversi ormoni, l’endometrio ha subito una serie di modificazioni per accogliere il “prodotto del concepimento”. È il momento dell’impianto. Quando l’ovocita non viene fecondato muore e viene espulso con le mestruazioni. 

Come capire se c’è stato il concepimento

La risposta più ovvia a questa domanda sarebbe: per capire se c’è stato il concepimento occorre aspettare il ritardo delle mestruazioni e/o fare un test di gravidanza. In effetti, questa è la maniera per essere davvero sicure che la fecondazione sia avvenuta. Come vedremo tra poco, non ci sono sintomi specifici che indicano con certezza il concepimento. Di conseguenza si deve attendere che si presentino i classici sintomi della gravidanza.

Nausea, stanchezza, tensione al seno, sbalzi d’umore, bruciore allo stomaco, sensibilità agli odori, mal di schiena, crampi addominali sono tutti “campanelli d’allarme” più o meno precoci che possono dare un’idea se si è incinta oppure no. Chiaramente bisognerà comunque attendere il ritardo e verificare la presenza di beta hCG nelle urine e nel sangue. Insomma, nonostante la voglia di sapere, bisogna avere un pizzico di pazienza!

Quando avviene l’impianto 

Innanzitutto, diamo una definizione. Il termine impianto (detto anche nidazione o annidamento) indica il momento in cui l’ovocita fecondato si annida nell’endometrio, il tessuto interno dell’utero trasformato in un posto caldo e accogliente dove si svilupperà l’embrione. 

L’impianto avviene in tre fasi diverse. Durante la prima (cosiddetta “adesione”), il prodotto del concepimento si avvicina all’endometrio, per poi attaccarsi ad esso ed, infine, penetrarvi all’interno (“invasione”), impiantandosi in maniera definitiva. Da questo momento, comincia la produzione di beta hCG. 

L’impianto avviene circa una settimana dopo il concepimento. 

Sintomi del concepimento

Se vi state chiedendo se con il concepimento si avverte qualche sintomo fisico particolare esattamente nel momento in cui avviene, la risposta è no. Non ci sono segnali specifici che indicano l’avvenuta fecondazione. Bisogna aspettare un po’ prima che effettivamente accada qualcosa. Il primo “indizio” potrebbero essere le cosiddette perdite da impianto, associate talvolta a piccoli crampi addominali. 

Come suggerisce già il loro nome, queste piccole perdite di sangue si presentano nel momento in cui c’è l’annidamento del prodotto del concepimento nelle pareti dell’utero, provocando le perdite. Non tutte le donne le hanno. Il sanguinamento è molto più leggero, meno abbondante di un normale flusso mestruale e il colore varia dal rosa al marroncino (difficilmente è rosso vivo). Generalmente le perdite da impianto si verificano dopo 7-10 giorni dal concepimento e la loro durata è breve. 

Se siete incinte, via via si presenteranno gli altri sintomi della gravidanza e potrete fare il test, anche qualche giorno prima del presunto arrivo delle mestruazioni. 

Concepimento e beta hCG

Le beta hCG (gonadotropina corionica umana) sono dette anche “ormone della gravidanza” perché vengono prodotte dall’organismo di una donna incinta. Le funzioni di questo ormone sono due. Innanzitutto, stimola il corpo luteo a produrre grandi quantità di progesterone, fondamentale per l’attecchimento dell’embrione e il buon andamento della gravidanza. In secondo luogo, attiva la sintesi delle proteine necessarie a rafforzare le pareti uterine. 

Le beta hCG cominciano ad essere prodotte circa una settimana dopo l’avvenuto concepimento. Danno quindi la conferma che l’impianto è avvenuto e la gestazione è partita. Il test di gravidanza potrebbe quindi già risultare positivo circa 7-10 giorni dopo la fecondazione, soprattutto se l’ovulazione è regolare. Le beta hCG compaiono prima nel sangue e poi nelle urine. Il test di gravidanza ematico è quindi più veritiero e, se si ha molta fretta di conoscere il risultato (e scommettiamo di sì!), è da preferire a quello casalingo. 

Durante le prime settimane di gravidanza, la gonadotropina corionica umana cresce molto velocemente, raddoppiando ogni due giorni. Raggiunge il picco intorno alla 13esima settimana per poi diminuire e rimanere stabile fino al parto.  

Data presunta parto dal concepimento 

Partendo dal primo giorno dell’ultima mestruazione, la data presunta parto indica il giorno approssimativo in cui il bambino dovrebbe nascere. Non è detto che questa “scadenza” venga rispettata e ogni caso è a sé. Conoscere però la data presunta del parto è però importante perché, con il riscontro dell’ecografia, consente di sapere se lo sviluppo fetale procede in modo regolare. 

Un altro metodo per calcolare la data presunta del parto utilizza il giorno del concepimento. Si tratta però di un sistema meno sicuro, rispetto al primo giorno dell’ultimo flusso mestruale. Per quanto si possa essere sicure del rapporto “giusto” (ad esempio se durante il mese ne avete avuto uno soltanto), non sempre l’ovulazione è precisa, soprattutto se si hanno cicli irregolari. 

Inoltre, dobbiamo ricordarci che i giorni fertili sono diversi, quindi non è detto che si sia concepito il giorno dell’ovulazione, ma magari ciò avvenuto nei 2-3 giorni precedenti. Calcolare la data presunta parto dal concepimento non vi darà quindi una sicurezza del 100%. 

Sintomi di gravidanza dopo il concepimento 

I sintomi di gravidanza, che in genere iniziano a far capolino in concomitanza con il mancato arrivo delle mestruazioni, variano da donna a donna. Alcune più fortunate non hanno nulla per tutte le 40 settimane, altre invece soffrono un tantino di più. Vediamo alcuni dei più frequenti: 

  • Nausea e/o vomito.
  • Stanchezza.
  • Sonnolenza. 
  • Mal di testa. 
  • Tensione e/o dolore al seno. 
  • Sensibilità agli odori. 
  • Crampi addominali. 
  • Irregolarità intestinali (diarrea o stitichezza).
  • Sbalzi d’umore. 
  • Mal di schiena. 
  • Perdite bianche e/o acquose (leucorrea gravidica).
  • Minzione frequente (pollachiuria).