Acido folico, perché iniziarlo col concepimento

donna con maglione a collo alto blu elettrico tiene in mano una pillola gialla e una tazza di te con una fetta di limone
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Che l’acido folico sia utile per prevenire alcune malformazioni del feto, e che dunque sia assolutamente consigliabile assumerlo nei primi mesi di gravidanza, è una cosa risaputa. Studi più recenti, però, hanno dimostrato che l’acido folico può essere efficace anche per favorire il concepimento, in sostanza per aumentare le probabilità di fecondazione.

Che cos’è l’acido folico

L’acido folico è una vitamina del gruppo B, presente soprattutto in alcuni tipi di frutta e verdura. Si tratta di un elemento molto importante per la salute dell’organismo, dal momento che viene utilizzato dal corpo umano per la riproduzione delle cellule.

Per questo motivo diventa ancor più importante assumerlo adeguatamente durante i primi tre mesi di gestazione (a partire dal primo mese di gravidanza), proprio perché favorisce il corretto sviluppo del bambino. In particolare, contribuisce a diminuire sensibilmente la probabilità che il nascituro possa avere qualche malformazione del tubo neurale: le più frequenti sono la spina bifida e l’anencefalia.

Quali sono i cibi più ricchi di acido folico

Alcuni alimenti più di altri hanno un alto contenuto di acido folico:

– le verdure a foglia verde: broccoli, spinaci, lattuga, asparagi, ecc;
– i legumi, come piselli e fagioli.
– alcuni tipi di frutta, in particolare i kiwi, le arance, i limoni e le fragole.
– la frutta secca, come ad esempio le noci o le mandorle.

In realtà, l’acido folico è presente anche in alimenti di origine animale, come ad esempio il fegato, altre frattaglie, le uova e certi formaggi. Si tratta però, in generale, di cibi di cui è meglio non eccedere, soprattutto durante la gravidanza.

Il grosso problema è che l’acido folico presente naturalmente in alcuni alimenti, a causa della loro conservazione, preparazione e cottura, spesso viene in buona parte distrutto.

Per questo motivo, quando il fabbisogno aumenta ed è necessaria l’assunzione regolare di un quantitativo che sia correttamente assimilabile dal corpo, diventa indispensabile integrare la dieta con una dose ulteriore di acido folico (circa 0,4 mg al giorno in una donna sana). Quando la gravidanza si prospetta a rischio, ad esempio nelle donne diabetiche o in quelle che assumono farmaci per l’epilessia, o se in passato ci sono stati altri casi in famiglia di soggetti con difetti del tubo neurale, il dosaggio consigliato dal medico potrà essere più elevato. Si può arrivare fino a 5 mg al giorno.

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Acido folico in fase preconcezionale 

Quello che forse non tutti sanno è che l’assunzione di acido folico non è utile soltanto per ridurre il rischio di problematiche relative al tubo neurale del feto. Sembra che possa essere importante anche per aumentare le probabilità di rimanere incinta. Qualsiasi donna in età fertile che desideri programmare una gravidanza, o comunque non escluderla, dovrebbe iniziare ad assumere regolarmente l’acido folico, ovviamente in base alle indicazioni del proprio medico.

Un ampio studio effettuato in Danimarca ha evidenziato dati molto incoraggianti circa l’uso dell’acido folico in correlazione all’aumento della fertilità. Sono state prese in esame circa 4.000 donne che avevano programmato una gravidanza. Lo scopo era quello di avere un quadro più generale che andasse a confermare ciò che già si supponeva a seguito di precedenti ricerche più circoscritte. Analizzando numeri più grandi, si è giunti alla conclusione che l’assunzione di acido folico possa aumentare del 15% la probabilità di fecondazione, soprattutto in quelle donne che hanno generalmente un ciclo irregolare, troppo corto (meno di 27 giorni) o troppo lungo (più di 30 giorni). 

Lo studio ha anche evidenziato che, continuando ad integrare la propria dieta con l’acido folico, dopo averlo assunto già per un anno, le probabilità di restare incinta rimangono le stesse, non aumentano. Molto probabilmente l’azione benefica dei folati si manifesta in tempi piuttosto brevi, dopodiché l’effetto rimane stazionario.

Come già detto, lo studio danese ha dimostrato che l’assunzione di acido folico si rivela particolarmente utile per le donne che non hanno un ciclo mestruale molto regolare. Molto probabilmente ciò dipende da come i folati agiscono sugli ormoni del ciclo stesso, ma è anche possibile che l’acido folico influenzi le reazioni di metilazione del DNA (è un tipo di modificazione) o l’accumulo di omocisteina (un amminoacido presente nel sangue).

Acido folico e cibi fortificati

Già a partire dal 1998, negli Stati Uniti si è deciso di aggiungere una piccola percentuale di acido folico nelle farine: ecco perché si parla, talvolta, di cibi fortificati. Grazie all’inserimento di 140 microgrammi ogni 100 grammi di cereali, si calcola che l’incidenza della spina bifida tra i neonati sia diminuita del 23%. Una percentuale veramente significativa, soprattutto se paragonata ai dati provenienti invece dalla Gran Bretagna e da molti altri Stati europei che non hanno fatto lo stesso tipo di scelta. Qui, infatti, il numero di bambini malati si è mantenuto più o meno costante negli ultimi vent’anni.

Siccome non tutte le donne, purtroppo, seguono le indicazioni dei medici che, da tempo ormai, raccomandano l’assunzione regolare di acido folico almeno nei primi tre mesi di gravidanza (meglio ancora se si inizia ben prima del concepimento), creare dei cibi cosiddetti fortificati (in particolare la farina, di larghissimo impiego) potrebbe essere davvero di grande aiuto. L’esperienza statunitense lo ha dimostrato, anche perché sembra che si possano assolutamente escludere eventuali effetti collaterali negativi.

Gli esperimenti sugli animali

Per giungere alla conclusione che l’acido folico possa giocare un ruolo rilevante nell’aumento della fertilità, sono stati effettuati degli studi anche su alcuni animali, come scimmie, topi e criceti. In questi ultimi, ad esempio, si è notato che, nutrendo le femmine con una dieta completamente priva di acido folico nelle 16 settimane precedenti all’accoppiamento, queste si sono rivelate poi tutte non fertili. Anche con i topi, esperimenti simili hanno portato più o meno agli stessi risultati: riducendo l’assunzione di acido folico, si registra un calo sensibile della fertilità.

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