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Donna in gravidanza mostra foto di un'ecografia
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Quante sensazioni evoca la parola gravidanza! Fin dal concepimento, ogni donna immagina già il test positivo e, subito dopo le magiche “due linee”, si comincia a fantasticare su questo viaggio così intenso e misterioso. Il “pancino” che diventa “pancione” è una delle esperienze più forti che si possano provare.

La gravidanza è uno dei periodi più magici e al contempo difficili della storia di una donna. Il corpo che cambia, gli ormoni in subbuglio, una nuova vita che irrompe nell’equilibrio consolidato di una coppia, fanno sì che la gestazione sia un percorso articolato e non sempre semplice. Dal test positivo ai primi sintomi, dai più o meno banali disturbi fino al parto, i nove mesi si susseguono in un turbine di emozioni che culminerà con il bimbo tra le braccia. Qui vi presentiamo una parte delle principali informazioni utili sulla gravidanza. Ovviamente non sostituiscono quelle del medico: prendetele come una sorta di piccolo vademecum per diventare mamme. 

Il test di gravidanza

Che tuffo al cuore le due lineette rosse, la crocetta azzurra o la scritta “incinta”! Chi desidera avere un bambino non vede l’ora di provare questa scarica di adrenalina. In genere, la prima cosa che si fa è il classico test di gravidanza casalingo, facilissimo da usare e soprattutto veloce. Rileva la presenza dell’ormone betaHCG (gonadotropina corionica umana) nelle urine. È il cosiddetto “ormone della gravidanza” perché viene prodotto in grande quantità in questo periodo e, in particolare, nelle primesettimane. Il suo picco massimo è tra la decima settimana di gravidanza e la dodicesima settimana di gravidanza. Difficilmente però un’aspirante mamma aspetta tutto questo tempo per eseguire un test. 

Quando fare il test di gravidanza 

In teoria, per fare il test di gravidanza si dovrebbe attendere almeno il ritardo delle mestruazioni. Se il ciclo è regolare, tenere il conto dei giorni è ovviamente più semplice. Pur essendo ormai abbastanza sensibili, i test casalinghi non rilevano quantità troppo basse di betaHCG. Se fatto troppo presto, potrebbe risultare negativo (ad esempio perché l’ovulazione è stata un po’ più tardiva). In commercio esistono però test molto precoci, capaci di svelare la gravidanza anche con 5-6 giorni d’anticipo sul presunto arrivo delle mestruazioni. 

Per non rischiare falsi negativi è consigliabile fare il test ematico in un laboratorio di analisi. Le betaHCG circolano nel sangue prima rispetto all’urina e anche piccole tracce possono essere scoperte facilmente. In genere, il risultato viene consegnato in giornata. I laboratori eseguono anche il classico test sull’urina.

Il momento ideale per effettuare un test di gravidanza è al mattino. La prima urina infatti contiene quantità maggiori di ormone e il risultato è più attendibile. Attenzione: ciò non significa che durante il resto della giornata non si possa fare. Se le betaHCG circolano in quantità sufficiente, il test sarà positivo in qualsiasi momento. 

Ragazzo tiene in mano un test di gravidanza

Sintomi di gravidanza: i più comuni

Chiariamolo subito: non ci sono regole uguali per tutte. I sintomi sono soggettivi. Alcune future mamme non ne provano neanche uno per tutta la gravidanza (a parte – inutile dirlo – l’assenza di mestruazioni), altre solo qualcuno, mentre altre ancora li sperimentano tutti, nessuno escluso. Alcuni sintomi di gravidanza sono presenti solo “a tempo determinato”, come ad esempio le nausee del primo trimestre. Altri fanno capolino in un periodo rispetto ad un altro. Insomma, non c’è nulla di “standardizzato”, ma è tutto molto soggettivo.

In generale i 10 sintomi più comuni che potrebbero far pensare ad una gravidanza sono: 

  • Amenorrea (assenza di mestruazioni).
  • Nausea e, spesso, vomito.
  • Stanchezza.
  • Perdite da impianto.
  • Dolore e tensione al seno.
  • Irregolarità intestinali (stitichezza o diarrea). 
  • Sbalzi d’umore. 
  • Cambiamenti nell’appetito.
  • Crampi addominali.
  • Perdite bianche.  

Quante settimane dura una gravidanza 

La gravidanza dura circa 40 settimane (280 giorni). Dire “circa” è obbligatorio perché sono davvero pochi i bambini che vengono al mondo puntuali. Un feto viene definito “a termine” al compimento delle 37 settimane di gravidanza. Prima invece è un bimbo pretermine o, più comunemente, prematuro. Una gestazione è fisiologica quando si conclude tra 37 e 41 settimane. Quando si protrae oltre le 42 settimane, c’è il rischio che la placenta invecchi e generalmente il parto viene indotto. 

Come si fa il calcolo delle settimane di gravidanza

Quando la gravidanza comincia, bisogna abituarsi a ragionare in termini di settimane. È così che si tiene il conto della gestazione, anche se probabilmente viene automatico pensare ai mesi. È quindi importante imparare a fare il calcolo delle settimane di gravidanza, in modo da sapere sempre a che punto si è. Successivamente diventerà familiare anche la corrispondenza tra settimane e mesi. 

Convenzionalmente, la gravidanza comincia il primo giorno dell’ultima mestruazione. In alcuni casi si considera la data del concepimento, ma potrebbe non essere del tutto attendibile, soprattutto con un ciclo irregolare in cui non si è sicuri al 100% di quando si è verificata l’ovulazione. Si preferisce dunque usare il primo metodo.

Perché la gravidanza si conta in settimane? Perché sono tutte uguali, composte da 7 giorni, mentre i mesi variano. Alla settimana si aggiungono poi i giorni. Quindi, quando dite “sono a 9+5” significa che siete incinta da 9 settimane e 5 giorni e siete alla decima settimana. Non confondetevi. Funziona esattamente come con i compleanni: se avete 32 anni, state trascorrendo il 33esimo anno della vostra vita.

Quanto durano i trimestri di gravidanza

Convenzionalmente, la gravidanza è suddivisa in tre trimestri. Ecco quanto durano:

  • Primo trimestre: da 0 settimane a 13+1 (13 settimane e 1 giorno).
  • Secondo trimestre: da 13+2 a 26+2.
  • Terzo trimestre: da 26+3 a 40 settimane.

Calcolare la data presunta parto 

Come suggerisce il termine stesso, la data presunta del parto serve a datare la gravidanza e a sapere indicativamente quando terminerà. Si tratta quindi di una stima del giorno in cui il bimbo potrebbe nascere. Va detto però che molto raramente i piccoli la rispettano, nascendo solo “attorno” a quel fatidico giorno, in un arco temporale compreso in media tra 15 giorni prima e 15 dopo. 

La data presunta parto è uno strumento utile anche per l’ostetrica o il ginecologo. In base a quella, infatti, vanno eseguiti esami e controlli periodici che variano a seconda dell’epoca gestazionale. Inoltre, insieme all’ecografia, serve anche a controllare che lo sviluppo fetale sia adeguato alle settimane di gravidanza. 

Calcolare la data presunta del parto non è affatto complicato. Si parte dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Si aggiungono poi 280 giorni e si ottiene la stima di quando si dovrebbe partorire. Esistono molti calcolatori automatici. Cercatelo anche nella nostra app iMamma per la gravidanza. 

Pancione con nastro loading e calcolo settimane di gravidanza

Le prime settimane di gravidanza 

È innegabile: quasi tutte le donne si sentono mamme non appena hanno in mano il test di gravidanza positivo. Il percorso però è abbastanza lungo e in particolare le settimane iniziali sono piuttosto delicate. Oltre ai primissimi cambiamenti fisici, ci sono anche quelli psicologici, con tante ansie e aspettative. E a volte timori e paure.

Ma non c’è solo questo. Le prime settimane di gravidanza o, più in generale, il primo trimestre, costituiscono il periodo per certi versi più difficile. Sintomi come nausea e vomito (se ci sono) possono dare parecchio fastidio. La stanchezza a volte rende difficile compiere anche le attività più semplici. E più alto è il rischio di un’interruzione di gravidanza. 

Il primo trimestre è quello in cui si fa la prima visita dal ginecologo e ci si sottopone ad alcune metodiche di screening (ad esempio la translucenza nucale o iltest del Dna fetale) o di diagnosi prenatale (villocentesi e amniocentesi). Queste tecniche sono profondamente diverse: pur essendo piuttosto accurati, gli screening sono probabilistici, non diagnostici, a differenza di villocentesi e amniocentesi che però sono più invasive perché prevedono il prelievo di liquido amniotico o villi coriali (placenta). 

Primo mese di gravidanza

Passa praticamente inosservato perché è velocissimo, ma è quello in cui tutto comincia. Nel primo mese di gravidanza avvengono fecondazione e impianto. Ed è quello in cui arriva la piacevole sorpresa: le mestruazioni non compaiono. Probabilmente si è incinta! 

Durante il primo mese di gravidanza c’è l’incontro tra lo spermatozoo e l’ovulo. Piano piano si compie il sorprendente miracolo della vita e dentro al corpo della donna si verificano grandi cambiamenti. L’ovulo si annida nelle pareti dell’utero, l’organismo produce gli ormoni della gravidanza e l’avventura comincia!

Tra i sintomi di gravidanza del primo mese quello fondamentale è l’amenorrea. Gli altri classici della gravidanza possono esserci oppure no. Se il ginecologo vi visita non farà l’ecografia, ma non rimaneteci male. Farla così precocemente significherebbe solo farsi venire l’ansia. È troppo presto per vedere qualcosa: per lo sviluppo dell’embrione serve ancora un po’ di tempo, così come per sentire il suo battito cardiaco. In questa fase, il medico vi darà solo dei suggerimenti sullo stile di vita più corretto, abbandonando ad esempio alcune abitudini dannose come il fumo e l’alcol, e prediligendo atteggiamenti sani, come l’attività fisica.

L’importanza dell’acido folico 

Tra i comportamenti virtuosi che deve tenere una futura mamma c’è anche la regolare assunzione di acido folico, che andrebbe cominciata già in fase di concepimento. È una vitamina del gruppo B che gioca un ruolo importantissimo nei processi di proliferazione e differenziazione cellulare. Inoltre, protegge il feto dai difetti del tubo neurale, spina bifida in primis. Ecco quindi perché è necessario in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre. Sono moltissimi però i ginecologi che raccomandano alle gestanti di prenderlo per tutti i 9 mesi e, a volte, anche in allattamento. 

I folati esistono in natura in parecchi alimenti: spinaci, cavoletti di Bruxelles, asparagi, broccoli, carciofi, frutta secca e fresca (castagne, pistacchi, mandorle, arance, pompelmi), fegato (di vitello o di maiale), uova, prosciutto, petto di pollo. In minima parte, sono contenuti in alcuni formaggi, nel latte e nel pesce, ma si tratta di percentuali veramente basse. La cottura però li distrugge fino al 90%. Quindi ci vuole un integratore di acido folico. La quantità quotidiana necessaria è di 0,4 mg.

Disturbi della gravidanza: i 10 più frequenti

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, ogni gravidanza è un percorso a sé e non esistono due donne che la vivono allo stesso modo. Anzi, può anche capitare che la stessa mamma abbia esperienze completamente differenti tra loro. I classici disturbi della gravidanza quindi possono esserci oppure no, essere pesanti o appena accennati, può presentarsene solo qualcuno o tutti quanti. Insomma, difficile fare delle previsioni, ma questi sono sicuramente i 10 più frequenti: 

  • Nausea e vomito.
  • Bruciore di stomaco.
  • Stanchezza e sonnolenza.
  • Stitichezza.
  • Emorroidi.
  • Crampi.
  • Perdite vaginali.
  • Contrazioni.
  • Mal di schiena
  • Vene varicose


A questo elenco possiamo aggiungere insonnia, dolore alle articolazioni, gambe gonfie, ansia, sindrome del tunnel carpale, gambe senza riposo, anemia, cellulite, macchie della pelle, vaginosi, smagliature, mal di testa, diarrea. Alcuni disturbi sono vere e proprie patologie come la preeclampsia, il diabete gestazionale e l’ipertensione arteriosa. In questi casi spesso occorre l’intervento del medico e una terapia ad hoc. 

Esami in gravidanza 

L’ultimo aggiornamento della lista degli esami gratuiti in gravidanza è stato fatto dal ministero della Salute nel 2017. In realtà, alcuni riguardano il periodo del concepimento e, in certi casi, coinvolgono entrambi i componenti della coppia, ad esempio la visita genetica. Oltre ai test di laboratorio ed esami specifici, anche i corsi di accompagnamento alla nascita e il colloquio con lo psicologo in caso di disagio emotivo fanno parte di questo “pacchetto” di prestazioni a carico del Sistema sanitario nazionale. 

Ecografie in gravidanza 

È il momento più atteso quando la gravidanza comincia, l’incontro con il nostro bambino, un ricordo da stampare nella mente (e non solo): la prima ecografia. In genere, per essere sicuri di poter vedere qualcosa, non si fa mai troppo presto, ma si devono attendere almeno 6-7 settimane. A quell’epoca è già possibile sentire anche il battito cardiaco. Che fantastica emozione!

Le ecografie in gravidanza sono importantissime per essere sicuri che tutto proceda per il meglio. Consentono di prendere le misure del bambino e accertarsi che siano in linea con l’epoca gestazionale, di vedere se ci sono malformazioni (alcune però possono sfuggire al controllo ecografico) e come si sviluppa e cresce il feto, di contare il numero di piccoli e verificare la giusta collocazione in utero etc. 

Secondo le principali linee guida del ministero della Salute e della Società italiana di ecografia ostetrica e ginecologica, le ecografie consigliate in gravidanza sono tre, una per trimestre. Fino a qualche tempo fa erano tutte a carico del Sistema sanitario nazionale, mentre ora quella del terzo trimestre lo è solo se ci sono particolari indicazioni. Quella che ha un’importanza particolare è l’ecografia morfologica che è molto approfondita e si fa nel secondo trimestre. In certi casi, ad esempio se ci sono delle problematiche oppure se si aspettano gemelli, il numero di ecografie aumenta. 

La gravidanza gemellare 

Negli ultimi anni, il numero delle gravidanze gemellari è in progressivo aumento. Tra le ragioni spiccano l’età sempre più alta delle aspiranti mamme e il ricorso diffuso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Qualunque sia la “causa”, sentirsi dire al primo controllo “complimenti, signora, sono due!” è comunque uno shock non indifferente. 

Rispetto a quella singola, la gravidanza gemellare può essere un po’ più complessa e, in ogni caso, è necessario essere tenute sotto controllo da parte del ginecologo. Le visite, ad esempio, potrebbero essere più frequenti. Molto dipende però dal numero di sacche amniotiche e di placente dei feti. Il caso più particolare (e al contempo delicato) è quello della gravidanza monocoriale e monoamniotica. I bimbi sono all’interno di un’unica cavità amniotica e nutriti da una sola placenta. 

Oltre la metà delle gravidanze gemellari (60%) si conclude in anticipo. Le complicanze sono le stesse dei parti pretermine (ad esempio, la sindrome da distress respiratorio), ma molto varia a seconda dell’epoca gestazionale e dallo sviluppo generale dei piccoli. 

L’aborto spontaneo 

È il terrore di tutte le mamme in dolce attesa: perdere il bambino che custodiscono nel loro grembo. Sfortunatamente si tratta di un’evenienza piuttosto comune. Sembra infatti che il 10-20% delle gravidanze termini in questo modo così doloroso per una coppia. In realtà, la percentuale è anche più elevata perché molti aborti avvengono ancor prima che una donna sappia di essere incinta. 

Molto spesso le donne che vivono questa esperienza si sentono in colpa, pensando di aver causato in qualche modo la perdita. Nella stragrande maggioranza dei casi, alla base di un aborto spontaneo c’è un difetto genetico del bimbo. Anche alcune patologie materne possono essere responsabili (malattie della tiroide, diabete, problemi di coagulazione del sangue o ormonali, infezioni). E ci sono anche alcuni fattori di rischio: età avanzata (sia della donna che dell’uomo), fumo, consumo di alcol o droga, sottopeso o sovrappeso. 

Alimentazione in gravidanza 

Uno degli aspetti basilari da tener presente quando si aspetta un bambino è l’alimentazione. Il punto centrale è uno: non è vero che bisogna mangiare per due, ma è vero che si deve mangiare bene per far arrivare al feto tutti i nutrienti giusti. L’alimentazione in gravidanza è legata a filo doppio all’aumento di peso. La domanda (legittima) è: quanti chili si possono prendere in gravidanza? La risposta dipende dal proprio peso di partenza. Se si è normopeso, l’ideale è tra 10 e 12 chili. Se si è in sovrappeso o addirittura obese il massimo dovrebbe essere 7, mentre se si parte sottopeso è consentita maggiore libertà. Al ginecologo però l’ultima parola.

Attraverso il cordone ombelicale il feto riceve tutto ciò che gli occorre per crescere e svilupparsi al meglio. Ecco perché la mamma deve prestare molta attenzione a ciò che mangia e che beve. L’alimentazione deve essere bilanciata e non deve mancare nulla: proteine, grassi (quelli “buoni”, ovviamente), vitamine, sali minerali. Inoltre, la dieta deve essere quanto più possibile varia: carne (preferibilmente bianca e magra), pesce (soprattutto quello azzurro), frutta e verdura (sempre di stagione), latte e latticini, legumi (freschi o secchi), frutta secca. 

L’alimentazione in gravidanza non è solo una questione di peso, ma anche di salute a 360 gradi. Troppo sale, ad esempio, predispone alla pressione alta. Troppi zuccheri aprono le porte al diabete. Poca acqua invece potrebbe farvi disidratare, in particolare durante la bella stagione. Tutto questo per dire che ci vuole un grande equilibrio e che questo passa inevitabilmente dalla tavola. Sapere ad esempio cosa non mangiare in gravidanza e cosa invece preferire è davvero importante.

Donna misura il pancione per una corretta alimentazione in gravidanza

Sport in gravidanza 

È chiaro che la gravidanza non è esattamente il momento ideale per allenarsi per la maratona di New York o per cominciare la propria carriera da tennista professionista. Però non è neppure la scusa per sprofondare nel divano H24 nascondendosi dietro l’alibi che “appena nasce il piccolo non riposerò mai”. Niente da fare, non ci provate. Non si deve certo esagerare, ma lo sport in gravidanza è un toccasana.

I benefici sono moltissimi. L’attività fisica infatti migliora il tono muscolare e la respirazione, rinforza i legamenti, stimola le endorfine (ormoni del benessere), aiuta a prepararsi per il parto e a tenere sotto controllo la bilancia. Ma c’è anche altro. Ad esempio, il nuoto alleggerisce il peso sulla schiena, che farà sicuramente meno male. Il pilates invece è utile per sciogliere muscoli e tendini. Lo yoga allenta la tensione, per esempio in prossimità del parto. Se nessuna disciplina vi attira in modo particolare, una soluzione facile e alla portata di tutte c’è: una camminata al giorno a passo moderato.

Prima di prendere qualsiasi iniziativa, è sempre opportuno sentire il proprio ginecologo che, in alcune circostanze, potrebbe vietare di fare sport: 

  •       minaccia di aborto.
  •       Placenta previa.
  •       Ipercontrattilità uterina.
  •       Ritardo della crescita fetale.

Sesso in gravidanza 

Per alcune donne (e anche per molti uomini) è ancora un tabù perché sembra quasi che il sesso in gravidanza sia un aspetto del tutto trascurabile. È vero esattamente il contrario! È molto importante che, se non ci sono impedimenti, la coppia continui ad avere un’attività sessuale per rinsaldare il rapporto in vista dell’arrivo del bambino. Ma non solo: i rapporti sessuali durante la gestazione possono essere molto appaganti.

Le cose cambiano un po’ nei vari trimestri. Nel primo, i normali disturbi della gravidanza potrebbero proprio allontanare il pensiero di una serata romantica col partner. Nausea, vomito, stanchezza, sonnolenza non creano esattamente la giusta atmosfera. E ci sono anche tanti pensieri e ansie, tipici del primo periodo. Il secondo trimestre invece è, in generale, il migliore, anche per il sesso. I fastidi migliorano, la pancia non è ancora ingombrante, la futura mamma si sente bella e in forma. Insomma, un idillio da condividere assolutamente con il partner. Il terzo è quello “logisticamente” più complesso a causa del pancione. Ma può riservare piacevoli sorprese: basta sperimentare qualcosa di nuovo. 

Come per lo sport, certe situazioni impongono il divieto ai rapporti sessuali: minaccia d’aborto o precedenti aborti spontanei, placenta previa, esperienza di parti prematuri, collo dell’utero accorciato o dilatato, perdite di sangue o di liquido amniotico, infezioni in corso in uno dei due partner.

Il momento clou: il parto

Il momento più atteso – con trepidazione e desiderio – per tutta la gravidanza è il parto. Chissà quanti racconti avrete sentito, da quelli più rassicuranti e felici a quelli “paurosi” e da dimenticare. Ma sicuramente nessuno vi avrà riportato due storie uguali. Perché, esattamente come la gravidanza, anche ogni parto è un’esperienza a sé, con le sue caratteristiche e peculiarità. 

La maniera più naturale per dare alla luce un bambino è il parto spontaneo, quello che avviene per via vaginale. Le fasi del parto sono 4: prodromica, dilatante, espulsiva e secondamento. Conoscere cosa accade al proprio corpo è importante perché così si sa come comportarsi. Ad esempio, riconoscere le contrazioni vere da quelle preparatorie è basilare. Ecco quindi perché è utilissimo seguire un corso preparto.

In alcuni casi partorire naturalmente è sconsigliato o proprio vietato. Le indicazioni al parto cesareo sono precise. Nella decisione i medici valutano sempre con attenzione rischi e benefici di ogni scelta. Non è detto però che se per il primogenito si fa un cesareo, anche la seconda volta il proprio “destino” sarà lo stesso. Esiste il cosidetto Vbac, acronimo inglese che sta per Vaginal birth after cesarean. Se ci sono le condizioni ideali, la mamma può provare a partorire in modo spontaneo anche dopo il cesareo. Le percentuali di successo sono alte, ma ci si deve informare bene nella struttura che si sceglie per il parto. 

Un modo dolce per venire al mondo è il parto in acqua. Il calore allevia il dolore delle contrazioni, rilassa i muscoli (con minor rischio di lacerazioni) ed è dimostrato che i piccoli nascono in modo più sereno. Il metodo più comune per diminuire il dolore del parto è l’anestesia epidurale, offerta ormai in quasi tutti i punti nascita.

La valigia per il parto 

Quando si comincia a preparare la valigia per il parto significa che il grande giorno sta arrivando. Non esiste donna a cui non tremino un pochino le mani sistemando, in perfetto ordine, tutto ciò che servirà in ospedale o in clinica per sé e per il neonato. Un’emozione del tutto giustificata, se si considera che a breve si stringerà il grande amore tra le braccia. 

Non esiste un momento specifico in cui preparare la valigia (o, per meglio dire, le valigie: una per la mamma e l’altra per il bebè), ma in genere dalla 30esima settimana di gravidanza si comincia. Non si sa mai: bisogna farsi trovare pronte in caso di parto in anticipo! Al contrario, iniziare troppo presto non ha molto senso. 

Cosa mettere nella valigia del parto? Di solito, ogni punto nascita fornisce una lista delle cose ritenute necessarie. Molte di queste sono comuni: camicie da notte aperte davanti, vestaglia, reggiseno da allattamento, assorbenti post parto, detergente intimo, coprifasce, tutine, teli di cotone, copertine sono solo alcuni esempi.

Luoghi comuni sulla gravidanza 

  •       Forma della pancia e sesso del bambino: se è a punta è maschio, se è tonda è femmina. 
  •       Voglie: se la mamma non soddisfa tutti i suoi desideri alimentari, il neonato avrà delle macchie scure sulla pelle. 
  •       Bruciore di stomaco e capelli: se la donna soffre di pirosi gastrica significa che al feto sta crescendo la chioma.
  •       Niente viaggi in gravidanza: dipende da come si sta. In generale però non sono proibiti. Ci sono delle restrizioni in aereo: in prossimità della data presunta del parto, le compagnie non fanno volare le gestanti.
  •       Divieto di abbronzatura: non è così. Vero è però che gli ormoni della gravidanza possono far comparire fastidiose macchie, quindi è indispensabile usare creme con fattore protettivo molto alto.
  •       Dopo un cesareo non si può allattare. Assolutamente una bufala.

iMamma, la più amata dalle pancione 

Tra le app dedicate alla gravidanza, iMamma è la più seguita. Dal 2012, la app iMamma accompagna le donne nell’avventura della gravidanza ancor prima che questa cominci. Permette infatti di monitorare il ciclo mestruale, indicando i giorni più fertili. Dal test positivo in poi diventa un supporto importante con informazioni sulla propria gravidanza, testi informativi, lista degli esami da fare etc.

Inoltre, esiste la versione della app per gemelli. È quindi possibile impostare una cartolina doppia con i due bimbi e differenziare la gravidanza tra omozigote o eterozigote e il sesso dei piccoli. Dopo la nascita il viaggi continua con la sezione Bimbo, per seguire la crescita con tanto amore e attenzione in più.

La app iMamma è gratuita, per iOS, Android e Huawei.

Domande e risposte 

Come si calcolano le settimane di gravidanza?

Le settimane di gravidanza si calcolano dal primo giorno dell’ultima mestruazione. 

Cos’è la data presunta del parto?

È la data in cui si ipotizza potrebbe nascere il bambino in base all’ultimo ciclo mestruale. 

Quanto dura una gravidanza?

Dura circa 280 giorni, 40 settimane. Il termine però è variabile: difficilmente un bimbo nasce esattamente il giorno della data presunta. 

Quando un feto si definisce a termine?

Un bambino nasce a termine a partire da 37 settimane. Se ciò avviene prima, il parto è pretermine.

Come si calcolano i trimestri?

Il primo trimestre arriva a 13+1 (13 settimane + 1 giorno). Il secondo va da 13+2 a 26+2. Il terzo da 26+3 a 40+0. 

Un test di gravidanza fatto di sera è attendibile?

I moderni test sono piuttosto sensibili, quindi potrebbero rilevare la presenza di betaHCG a qualunque ora. È vero però che la concentrazione di questo ormone è più alta al mattino, soprattutto nella prima urina.

Come riconoscere le perdite da impianto?

Solitamente durano poco (2-3 giorni) e il flusso è più scarso e meno rosso rispetto alle mestruazioni. In genere, si presentano due settimane dopo il rapporto sessuale. Non tutte le donne le hanno.

Mi hanno ridatato la gravidanza. Cosa vuol dire?

Significa che al controllo ecografico è risultato che l’epoca gestazionale non è conforme alle misure del bambino. Ad esempio, se è più piccolino può darsi che il concepimento sia avvenuto dopo, rispetto a quando si pensava. Viene quindi ricalcolata l’epoca gestazionale e, di conseguenza, la data presunta del parto.

Cosa devo evitare in gravidanza?

Fumo, alcol, alcuni farmaci (si deve sempre chiedere al medico prima di assumerli), carne e salumi crudi se non si è immuni alla toxoplasmosi, uova crude (per la salmonellosi), pesce crudo (per vari agenti patogeni), latte e formaggi non pastorizzati (per la listeriosi).

Quanti chili posso prendere in gravidanza?

Non esiste una regola fissa, ma tutto varia a seconda del peso della mamma all’inizio della gravidanza.

I vaccini sono vietati in gravidanza?

Dipende dal vaccino. Due sono raccomandati. Quello antinfluenzale e quello contro difterite-tetano-pertosse. Il secondo serve a proteggere dalla pertosse il neonato finché non farà il suo vaccino a due mesi. 

Amniocentesi e villocentesi sono pericolose?

Essendo procedure invasive non sono esenti da rischi. Se sono fatte da persone esperte però le percentuali di complicanze sono davvero basse.

Aspetto dei gemelli: dovrò fare per forza un cesareo?

No. Non è detto. La scelta, fatta dal ginecologo, dipenderà da una serie di fattori, in particolare dalla posizione assunta dai due feti.

Cos’è l’episiotomia?

È un taglio del perineo (la zona tra la vagina e l’ano) che a volte viene praticato durante il parto per facilitare l’uscita del bambino. 

Ho sentito parlare di bonding: di che si tratta?

È un approccio molto naturale per il post partum che consiste nel contatto pelle a pelle tra la mamma e il neonato subito dopo il parto per favorire il loro legame e l’avvio dell’allattamento.