Nono mese di gravidanza, come affrontarlo

donna tocca la pancia al nono mese di gravidanza in una vasca con fiori e foglie
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Eccoci arrivate, mamme! È finalmente giunta l’ora del nono mese di gravidanza: il conto alla rovescia per stringere tra le braccia il vostro bambino o la vostra bambina è ufficialmente cominciato. Ed è inutile negare che, pur essendo l’ultimo, vi sembrerà il più lento e lungo di tutti i mesi. La voglia di conoscere il bebè è fortissima e voi sarete impazienti. Coraggio: manca proprio poco. Vediamo cosa succede in queste 4 settimane finali, giorno più, giorno meno. 

Nono mese di gravidanza: a quante settimane corrisponde

L’ultimo mese della gestazione va da 35+1 (35 settimane e un giorno) a 40+0 (40 settimane). Questa viene considerata la fine “naturale” di una gravidanza. Partendo dal primo giorno dell’ultima mestruazione trascorrono 280 giorni, ovvero 9 mesi e 10 giorni. Spesso si va ben oltre questo traguardo. Un bambino viene considerato a termine a 37 settimane. Da questa settimana in poi quasi certamente il neonato non ha bisogno di assistenza particolare.

Nono mese di gravidanza: cosa succede alla mamma

La gioia della nascita, mista all’ansia del parto, è il sentimento che prevale praticamente in ogni donna che giunge alla fine del percorso della gravidanza. Soprattutto se si è alla prima, le emozioni sono forti e vanno vissute intensamente per non perdere neanche un minimo dettaglio di ciò che si sta vivendo. 

Dovreste aver preso tra 9 e 12 chili. Ovviamente è soltanto una media, l’aumento considerato ideale. C’è invece chi accumula meno peso, ad esempio perché ha avuto problemi di nausea e vomito nel primo trimestre, e chi di più. Molto dipende anche dalla propria costituzione e, più in generale, dal peso di partenza all’inizio della gestazione.  

Dal punto di vista fisico la stanchezza si fa sentire. I chili in più ovviamente giocano un ruolo, così come il pancione. È bellissimo, ma comporta movimenti più lenti e goffi. Nonostante la fatica, non si dovrebbe rinunciare a muoversi. Certo, niente preparazioni da maratona, ma una passeggiata è l’ideale per sentirsi meglio, oltre che per scaricare un po’ di fisiologica tensione. Nel momento in cui il feto comincia a “scendere” per incanalarsi, dovreste respirare un po’ meglio perché si riduce la pressione sul diaframma.

Il tempo che rimane sino al parto servirà per definire tutti gli ultimi dettagli: sistemare la valigia, decidere con chi rimane il primogenito quando andrete in ospedale, organizzare qualcosa per quando tornerete a casa e via di seguito. Dovreste anche cercare di riposare quanto più possibile. Vi aspetta una prova piuttosto impegnativa.

Vedrete il ginecologo o l’ostetrica con cadenza regolare per verificare che tutto proceda normalmente. Inoltre, l’incontro serve a sciogliere eventuali dubbi “last minute” e i normali timori che vi accompagnano.

Nono mese di gravidanza: cosa succede al bambino

Pronto per venire al mondo! Ormai il cucciolo è completamente formato. Alla nascita la sua lunghezza sarà di circa 50 centimetri per 3 chili di peso. Attenzione: sono solo delle stime. Nessuno potrà mai dare la certezza delle misure che avrà il neonato. Ci sono dei parametri da seguire, ma la sicurezza l’avrete solo dopo che nasce. Ovviamente dipende anche dalla settimana in cui partorite: la crescita è costante, anche se più lenta rispetto al resto della gravidanza, e dura fino alla fine. 

Come abbiamo già avuto modo di dire, ad esempio nel precedente post sull’ottavo mese di gravidanza, quello che continua a crescere è il cervello. Lo sviluppo prosegue anche dopo il parto, motivo per cui le ossa del cranio non si saldano subito, oltre che per favorire la discesa nel canale del parto.  

Il corpo è più “cicciottello” per l’accumulo di grasso sottocutaneo, la pelle rosea e meno rugosa. È sempre ricoperta da vernice caseosa, sostanza che lo ha protetto dal liquido amniotico in tutte queste settimane. A proposito: sapevate che il liquido amniotico si rigenera ogni 3 ore?

Chiaramente il feto ha meno spazio. I suoi movimenti però devono essere percepiti regolarmente, almeno 10 volte nelle 24 ore. Nel suo intestino si è formato il meconio, le prime feci che espellerà dopo il parto. Non preoccupatevi se sono scurissime e vischiose: è assolutamente normale che siano così. Se non è ancora a testa in giù (posizione cefalica) le speranze che possa girarsi all’ultimo momento si riducono, ma ci sono ancora. 

Nono mese di gravidanza: i sintomi più comuni 

  • Affaticamento. Come abbiamo già detto, il peso accumulato e il pancione fanno stancare facilmente. Inoltre, è possibile che, per svariati motivi, il riposo notturno non sia ottimale e che vi svegliate più “distrutte” di quando vi siete coricate. Il magnesio in gravidanza aiuta su due fronti: quello della spossatezza e quello della difficoltà a dormire. Inoltre, regola le contrazioni pretermine.
  • Contrazioni di Braxton-Hicks. Sono quelle preparatorie e, in questo periodo, diventano più comuni. La pancia diventa dura, ma non dovrebbe far male. Avvisate il medico se sono regolari, dolorose e progressivamente più intense. 
  • Mal di schiena. Ormai è un “compagno di avventura” già da un po’. Provate ad alleviarlo tenendo un cuscino tra le gambe quando siete distese, usando scarpe né troppo basse né troppo alte, facendo un po’ di movimento, indossando una panciera che sostenga l’addome. Farmaci solo in caso di necessità e con prescrizione del medico.
  • Minzione frequente. Voi e il vostro bagno siete ormai un tutt’uno, vero? Beh se pensate che l’utero è cresciuto di ben 10 volte e preme sulla vescica capirete perché il via vai è normale. Per questo sintomo non c’è alcun rimedio. L’unica accortezza è quella di non bere troppo di sera, in modo da evitare di doversi alzare molte volte durante la notte.
  • Disturbi gastrointestinali. Il “pacchetto” potrebbe prevedere bruciore allo stomaco, stitichezza, emorroidi, reflusso gastroesofageo, difficoltà a digerire. In prossimità del parto, ad alcune future mamme tornano nausea e vomito. Per altre la diarrea invece è un segnale che il corpo manda per “avvisare” che si sta avvicinando il grande momento.
  • Smagliature. La pelle perde facilmente elasticità, le fibre di collagene si rompono e compaiono le strisce bianche o rosse. Ne abbiamo parlato in Pelle in gravidanza: i consigli degli esperti
  • Ansia. È abbastanza normale provare stati ansiosi. In fondo, il parto rappresenta sempre una grande incognita e, in particolare le primipare, si domandano cosa succederà. Se i pensieri diventano troppo negativi oppure se l’ansia prende il sopravvento in maniera prepotente è opportuno parlarne al proprio ginecologo.

Nono mese di gravidanza: gli esami

Tra le settimane 33+0 e 37+6, i test a carico del Servizio sanitario nazionale sono: 

• prelievo di sangue con emocromo (compresi controlli anti epatite B e C e Hiv). 

• Controllo toxoplasma.

• Sierologia della sifilide.

• Esame delle urine completo e urinocoltura.

• Streptococco beta-emolitico del gruppo B (a 36-37 settimane).

Se la gravidanza si protrae oltre le 41 settimane, sono previste: 

  • Ecografia ostetrica per la valutazione della quantità di liquido amniotico.
  • Cardiotocografia esterna (è il cosiddetto “tracciato” che serve a monitorare il battito cardiaco fetale e le contrazioni uterine). 

Spendiamo due parole in più per i tamponi vaginale e rettale per la ricerca dello streptococco, un batterio che non dà sintomi, ma può essere pericoloso perché potrebbe provocare rottura delle membrane e, al momento del parto, infettare il bambino. Se l’esame risulta positivo, durante il travaglio verrà somministrata una terapia antibiotica. Insomma, non ci si deve preoccupare, ma l’esame è utile. 

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Travaglio: i segnali che lo anticipano

La paura è uguale per tutte le donne: come farò a capire che il travaglio sta partendo? Non ci sarà il rischio che non me ne accorgo e partorisco in casa o, peggio, in auto? I tempi e le modalità del travaglio sono diversi per ciascuna gestante. Lo dimostrano i racconti che si ascoltano, che vanno da travagli sterminati di “40 ore” ad altri “flash” di un paio d’ore. 

L’avvio del travaglio attivo può essere preceduto da alcuni “campanelli d’allarme”: 

  • Contrazioni. Man mano che si avvicina il grande momento, quelle preparatorie si trasformano. Diventano più dolorose e regolari e aumentano di intensità. Quando tutto questo si verifica ad intervalli temporali sempre uguali è il caso di avvertire il proprio medico.
  • Perdita del tappo mucoso. In gravidanza, il collo dell’utero è chiuso da una sostanza biancastra, gelatinosa e densa. È il cosiddetto tappo mucoso. La fuoriuscita del muco può precedere di parecchio tempo l’avvio del travaglio vero e proprio: quando c’è, va considerata come un segnale che finalmente qualcosa si muove, ma non significa che il parto sia imminente. 
  • Rottura delle membrane. Come nel caso del tappo mucoso, la rottura delle membrane (chiamata anche rottura delle acque) non significa che di lì a poco il travaglio si avvierà. Se però questa evenienza si verifica, bisogna comunque recarsi in ospedale per essere monitorate con attenzione. Questo è vero soprattutto in caso di “acque tinte”, cioè di perdite di liquido non trasparenti perché contengono meconio del bambino.

Quando andare in ospedale 

Anche se i tempi del travaglio sono soggettivi, in alcune circostanze non bisogna perdere tempo e andare in ospedale:

  • Se si rompono le membrane.
  • In caso di perdite di sangue rosso vivo.
  • Se le contrazioni si susseguono a circa 5 minuti di distanza l’una dall’altra.

Non è detto che la rottura delle acque sia accompagnata dalle contrazioni, ma dovete andare nel luogo che avete scelto per partorire in ogni caso. Un bimbo non può stare troppo a lungo senza liquido amniotico. I medici quindi vedranno cosa fare. Ad esempio, se il travaglio non parte da solo potrebbero indurre il parto o, se dovesse esserci sofferenza fetale, procedere con un cesareo. 

Parto indotto: cos’è e quando si fa

In alcuni casi, i medici sono costretti a ricorrere ad un parto indotto, cioè a far partire il travaglio somministrando varie sostanze alla futura mamma. La Società italiana di ginecologia ostetrica (Sigo), dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) e dell’Associazione ginecologi universitari italiani (Agui) hanno stilato delle vere e proprie raccomandazioni per il parto indotto.

Per queste Società scientifiche, i motivi per indurre il parto sono tre:

1- gravidanza che va molto oltre il termine (tra 41 e 42 settimane).

2- Rottura delle membrane (dopo 12 ore).

3- Morte fetale intrauterina (per evitare rischi materni).

Ci sono poi altri motivi per un’induzione: pressione alta, gestosi, colestasi gravidica, scarsa crescita fetale, anomale quantità di liquido amniotico, diabete, feto molto grande (macrosomia). 

In genere, le tecniche usate prevedono la somministrazione di prostaglandine o di ossitocina o la collocazione del catetere di Foley, una specie di palloncino inserito in vagina.

Nono mese di gravidanza: 4 miti da sfatare 

Durante il nono mese non si devono avere rapporti sessuali 

Quale sia la logica che sta dietro questa affermazione è difficile da capire. A meno che non ci siano indicazioni precise del ginecologo, il sesso non è vietato in gravidanza. Anzi, quando si è al termine, può essere una “mano santa” per far partire il travaglio. Lo sperma infatti contiene naturalmente prostaglandine che come abbiamo visto sono usate anche per l’induzione del parto.

Se il seno non produce colostro in gravidanza, non si avrà latte 

Falsissimo. Non è assolutamente detto che se durante la gestazione non si vedono gocce di colostro dai capezzoli ci saranno problemi di allattamento. Il modo migliore è favorire l’attacco precoce del bimbo appena nato e farlo succhiare ogni volta che lo desidera. Solo questa è la vera ricetta per un allattamento di successo.

La pancia bassa indica che il parto è vicino

Questa credenza è simile a quelle secondo cui la forma del pancione cambia a seconda del sesso del nascituro. In realtà la pancia non scende in prossimità del parto. Può essere una sensazione della mamma una volta che il piccino inizia ad incanalarsi.

Chi fa il cesareo non allatta

Non è affatto vero. Le possibilità di allattare sono uguali, non dipendono da come si partorisce. L’unica accortezza importante è attaccare al seno il bambino il prima possibile, compatibilmente con le procedure legate al parto, naturale o cesareo che sia. 

La trentacinquesima settimana di gravidanza

La trentacinquesima settimana di gravidanza dà ufficialmente il benvenuto al nono mese! Non stancatevi troppo, mamme, e prendetevi cura del pavimento pelvico. Cominciate il massaggio perineale con un olio specifico: eviterete lacerazioni eccessive. Il piccolo comincia a scendere, liberando il diaframma. Potete respirare meglio!

La trentaseiesima settimana di gravidanza

Se pensate che alla trentaseiesima settimana di gravidanza avete finito di prendere peso siete fuori strada. Potreste ingrassare praticamente fino al parto. È dunque importantissimo non strafare, ma seguire sempre buone regole a tavola. La pelle del piccino è rosea e morbida.

La trentasettesima settimana di gravidanza

Alla trentasettesima settimana di gravidanza il bambino viene considerato a termine. Dovesse nascere ora non dovrebbe avere problemi particolari. A quest’epoca tutti cominceranno a “tormentarvi”: ma come mai non è ancora nato? Spiegate con pazienza che solo il 5% delle nascite avviene alla data presunta del parto.

La trentottesima settimana di gravidanza

Occhio ai messaggi che il corpo manda alla trentottesima settimana di gravidanza. Questo vale in particolare per le contrazioni, ma ormai lo sapete. Se sono insistenti fate una doccia calda: se non passano forse ci siete. Il bimbo è prontissimo! Il suo sviluppo è considerato dai medici completo. 

La trentanovesima settimana di gravidanza

La trentanovesima settimana di gravidanza potrebbe essere l’ultima! Un altro sforzo e ci siete quasi. L’attesa è snervante, lo sappiamo. Cercate di distrarvi un pochino per ammazzare il tempo. Sapete una delle prima cose da fare dopo il parto? Tagliare le unghie al piccolo: sono lunghe e affilate. Prestate attenzione al numero di movimenti fetali.

La quarantesima settimana di gravidanza

Mamme, non possiamo che sperare che la quarantesima settimana di gravidanza sia l’ultima con il pancione! Vi mancherà sicuramente, ma avrete tra le braccia l’amore più importante della vostra vita. La crescita del bimbo è perfetta. Ora si aspetta solo il grande giorno e l’incontro più emozionante della vita. Auguri!

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