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Due piccole parole che però vanno dritte al cuore e fanno male. L’aborto spontaneo è l’interruzione della gravidanza che si verifica per cause indipendenti dalla volontà della donna entro la 20esima settimana di gestazione (il caso opposto è l’interruzione volontaria della gravidanza che viene decisa, per varie ragioni, da una coppia). Oltre questo termine, quando lo sviluppo fetale si ferma, si parla di morte intrauterina.

Il periodo con il più alto rischio di aborto è il primo trimestre. Dal secondo trimestre in poi generalmente ci si può rilassare un po’ di più. I sintomi di un aborto spontaneo sono variabili. Alcune donne presentano emorragia, dolori mestruali, contrazioni. Altre invece non se ne accorgono neppure e l’interruzione viene diagnosticata durante un controllo di routine. In quell’occasione spesso si sente la temuta frase “signora, mi dispiace: non c’è battito”. 

Esistono varie di forme di aborto spontaneo. Vediamo quali sono e come si presentano.

Minaccia di aborto

Partiamo immediatamente con una buona notizia: non sempre una minaccia di aborto spontaneo si trasforma in un’interruzione della gravidanza. Non possiamo certo negare che può succedere, ma in moltissimi casi tutto si risolve positivamente, lasciando solo il ricordo di un grande spavento. Se il ginecologo fa una diagnosi di questo tipo, cercate di essere fiduciose: tutto potrebbe andare per il meglio!

La minaccia d’aborto è l’insieme di una serie di condizioni che rischiano di far perdere il bambino prima della 20esima settimana di gestazione. I sintomi più frequenti sono le perdite vaginali di sangue e i dolori addominali (simili a quelli mestruali), che spesso si irradiano anche alla zona renale e causano indurimenti della pancia. Le perdite possono essere di vario colore (dal rosa al marrone, fino al rosso intenso). Anche la quantità è variabile da piccole macchioline sul salvaslip a vere e proprie emorragie.

La prima cosa da fare è rivolgersi al proprio ginecologo oppure, se non dovesse essere reperibile, al pronto soccorso ostetrico per un controllo. L’ecografia è un esame importantissimo per verificare la causa della minaccia di aborto. Consente per esempio di vedere se in atto c’è un distacco amniocoriale, cioè lo scollamento dei due tessuti che formano la placenta, il sacco amniotico e il sacco coriale. Non va però confuso con il distacco della placenta che è un problema molto più serio che si può verificare dal secondo trimestre.

Molto spesso per trattare una minaccia d’aborto nel primo trimestre viene prescritto il progesterone (per via orale, vaginale o con iniezioni), l’ormone che ha il compito di proteggere la gravidanza. In genere si consiglia il riposo, anche se non sempre assoluto: bisogna prendersi molta cura di sé, evitare sforzi o lavori particolarmente pesanti. In caso di minaccia d’aborto, potrebbero essere vietati i rapporti sessuali. Nel secondo trimestre si usano invece farmaci tocolitici per bloccare le contrazioni. A volte può essere necessario il cerchiaccio cervicale, utilizzato per “contenere” la gravidanza ed evitare il parto pretermine.

Aborto spontaneo: la gravidanza biochimica

Il ritardo. Un test di gravidanza positivo. La gioia che sprizza da tutti i pori. E poi, dopo pochissimo tempo, l’amara sorpresa: arrivano le mestruazioni. Che è successo? Una cosa comunissima e purtroppo molto frequente tra le donne. È la gravidanza biochimica. In parole semplici, si tratta di un aborto spontaneo molto precoce che spesso si verifica entro la quinta settimana di gestazione, praticamente subito. Qualche volta la donna non fa neanche a tempo a fare un test di gravidanza e semplicemente pensa che le mestruazioni siano arrivate qualche giorno dopo rispetto alla data prevista. Se però si ha un ciclo irregolare, non si può fare un calcolo del ritardo perché effettivamente non si sa quando le mestruazioni sarebbero arrivate. 

Le cause di una gravidanza biochimica non sono diverse da quelle di un aborto spontaneo. Quando si interrompe, la sintomatologia è simile a quella della fase mestruale: malessere, mal di pancia e di testa, crampi. Il flusso potrebbe essere un po’ più abbondante, a volte con coaguli. In realtà però è tutto molto soggettivo e ogni donna è a sé. 

Come comportarsi in caso di gravidanza biochimica? Se si era già effettuato un test, l’unica cosa che si può fare è il controllo dell’andamento delle beta HCG. Quando una gravidanza si ferma, il loro valore scende progressivamente, sino ad azzerarsi. È importante verificare che ciò accada per escludere che si tratti di una gravidanza extrauterina, in cui l’ovulo si impianta in una sede diversa dall’utero.

Gravidanza extrauterina e aborto spontaneo

Un inizio del tutto fisiologico, con test e beta HCG positivi. I primi sintomi di gravidanza che si fanno sentire, come la stanchezza e la nausea. Poi, tutto cambia, c’è qualche perdita di sangue o l’ecografia mostra qualcosa che non va. Il piccolino non si sta sviluppando là dove dovrebbe. Si sta verificando una gravidanza extrauterina (o ectopica).

Nella gravidanza extrauterina l’ovulo fecondato si impianta in una sede diversa da quella naturale, cioè la cavità uterina, compromettendo il normale andamento della gravidanza. La gravidanza ectopica si sviluppa nelle tube, nelle ovaie, nell’addome o nel collo dell’utero.

Le cause non sono del tutto note. Tra i fattori di rischio conosciuti troviamo precedenti gravidanze extrauterine, fumo, età materna superiore a 35-40 anni, trattamenti per la fertilità. Non sempre ci sono sintomi e il problema si scopre per caso quando l’ecografia mostra che l’impianto non è avvenuto nell’utero. Nella maggior parte dei casi però ci sono delle perdite di sangue, accompagnate talvolta da dolori addominali. A volte la crescita dell’embrione all’interno della tuba provoca la sua rottura. In questo caso i sintomi sono molto evidenti: sanguinamento importante, dolore addominale particolarmente forte, localizzato da un lato, grave stato di shock, svenimento.

La maggioranza delle gravidanze ectopiche termina con un aborto spontaneo, soprattutto quando ci sono perdite ematiche. In altri casi si somministra un farmaco (metotrexato) che blocca la crescita cellulare e, di conseguenza, anche quella dell’embrione. Viene utilizzato nelle fasi iniziali della gravidanza ectopica, quando non ci sono perdite o dolori. Se l’approccio farmacologico non funziona, se non può essere adottato o se c’è una situazione di emergenza (ad esempio per la rottura della tuba), occorre intervenire chirurgicamente.

La gravidanza extrauterina non ha ripercussioni sulla fertilità futura.

Aborto spontaneo e uovo cieco

Questa condizione prende vari nomi: uovo cieco, chiaro, vuoto oppure gravidanza anembrionica. Ne avete mai sentito parlare? È un evento piuttosto frequente. Pensate che provoca quasi la metà degli aborti spontanei del primo trimestre.

Quando si verifica un uovo cieco, il concepimento avviene normalmente, la cellula uovo si annida nell’endometrio, ma l’embrione non si sviluppa. Generalmente, le cause sono anomalie genetiche e cromosomiche. Il test di gravidanza risulta positivo perché circa 7-10 giorni dopo il concepimento l’organismo comincia a produrre l’ormone beta HCG che è quello che rende positivo l’esame. Ma non ci sono solo le due linee sul test: anche se non si è sviluppato l’embrione, potresti avere alcuni dei sintomi della gravidanza.

L’ecografia è l’esame che consente di chiarire senza alcun dubbio la situazione. Se intorno alla settima settimana di gestazione si vede solo la camera gestazionale, quindi senza embrione e ovviamente senza alcuna attività cardiaca, il ginecologo programmerà una visita di controllo 7-10 giorni dopo. Potrebbe anche suggerire di verificare l’andamento delle beta HCG. All’inizio della gravidanza, se tutto procede bene, raddoppiano ogni due giorni, mentre se c’è qualcosa che non va la crescita è molto lenta o addirittura si arresta. Se anche all’ecografia successiva non si vede nulla, la diagnosi di uovo cieco sarà confermata.

Solitamente la gravidanza anembrionica si conclude con perdite di sangue e crampi addominali, fino alla completa “pulizia” dell’utero. Quando questo non avviene oppure se ci sono un’emorragia consistente o un’infezione, è necessario ricorrere alle cure del medico. A volte occorre il raschiamento.

Probabilmente vi starete chiedendo dopo quanto tempo è possibile provare a rimanere nuovamente incinta. Parlatene con il ginecologo. Di solito si attendono 2-3 cicli mestruali, ma è sempre opportuno chiedere un parere esperto.

Aborto spontaneo: la gravidanza molare

Una piccola precisazione qui è d’obbligo. Una gravidanza molare non è un aborto spontaneo in senso stretto, ma abbiamo deciso di parlarne comunque perché di fatto si tratta di una interruzione della gravidanza. Per fortuna è una circostanza piuttosto rara che si verifica per un errore genetico nel momento del concepimento. L’ovulo cioè non viene fecondato in modo corretto. La gravidanza inizia, ma è destinata ad interrompersi.

La mola idatiforme (o vescicolare) è una massa di cellule anomale prodotte dalle cellule trofobastiche, quelle cioè che danno vita alla placenta. In altre parole, è una crescita esagerata del tessuto che dovrebbe formare la placenta. Le cause non sono ancora chiare. Sembra però che succeda più frequentemente alle ragazze con meno di 20 anni e alle donne con più di 40.

Esistono due forme di gravidanza molare: parziale e completa. Nel primo caso, dopo la fecondazione si sviluppa un embrione caratterizzato dalla presenza di un numero eccessivo di cromosomi. Non c’è quindi possibilità che cresca e quindi sopravviva. Nella gravidanza molare completa l’embrione non si sviluppa proprio, mentre il tessuto della placenta cresce in maniera abnorme, provocando anche l’aumento di volume dell’utero. L’ecografia mostrerà soltanto il tessuto placentare, mentre l’embrione sarà assente.

Se all’inizio la gravidanza sembra procedere in modo del tutto normale, ad un certo punto compaiono dei disturbi: il sanguinamento vaginale, la crescita esagerata dell’utero, forti nausee e vomito insistente, pressione alta, ingrossamento delle ovaie, livelli di beta HCG più alti rispetto all’epoca gestazionale della donna (soprattutto in caso di gravidanza molare completa). La diagnosi viene fatta con un’ecografia addominale. Il trattamento consiste nello svuotamento della cavità uterina. Può essere fatto con dei farmaci oppure chirurgicamente con un raschiamento. Per qualche tempo viene monitorato il livello delle beta HCG: devono scendere fino ad azzerarsi.