Cardioaspirina in gravidanza, quando e perché serve

cardioaspirina in gravidanza
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“Nessun problema: basterà prendere la cardioaspirina per qualche settimana”. Sono tante le donne in gravidanza che si sono sentite dire questa frase dal proprio ginecologo. Non è un farmaco che si prescrive “a tappeto”, a tutte le “pancione”, ma solo ad alcune e in determinati casi. Vediamo dunque quando e perché è indicata la cardioaspirina in gravidanza. 

Cos’è la cardioaspirina

È un farmaco a base dello stesso principio attivo della classica aspirina, cioè l’acido acetilsalicilico. La differenza principale sta nella quantità di questo principio attivo. La cardioaspirina contiene basse dosi, esattamente la metà (50 mg) della normale aspirina (100 mg). 

La cardioaspirina (detta anche aspirinetta) previene la formazione di trombi all’interno dei vasi sanguigni, cioè di coaguli di sangue che possono provocare eventi cardiovascolari seri, come infarto e ictus. Ad esempio, spesso viene prescritta dopo che si verificano problemi come quelli appena citati, in modo da scongiurare il pericolo di un nuovo episodio. 

A cosa serve la cardioaspirina 

L’acido acetilsalicilico, che sta alla base della cardioaspirina, appartiene alla classe degli antinfiammatori non steroidei, i cosiddetti FANS. Viene rilasciato lentamente. Svolge diverse azioni: 

  • riduce l’infiammazione; 
  • ha un effetto antipiretico (cioè abbassa la febbre, qualora ci sia);
  • ha un effetto analgesico (diminuisce il dolore); 
  • impedisce l’aggregazione delle piastrine (azione anticoagulante).  

Perché si prescrive la cardioaspirina in gravidanza

L’impiego dell’aspirinetta in gravidanza è abbastanza dibattuto. La tendenza è quella di cercare di prescriverla solo in casi davvero necessari e non come prevenzione generica. L’aspetto complesso è quello di riuscire ad individuare le donne veramente a rischio. Ci sono delle situazioni in cui sicuramente il suo impiego è utile: 

  • prevenzione dei problemi placentari.
  • Prevenzione di aborti ripetuti. 

La placenta è un organo molto importante perché assicura il nutrimento del feto e quindi il suo benessere fin dalle primissime settimane di gravidanza. Qualunque suo malfunzionamento ha perciò delle ripercussioni sul bambino, con conseguenze che possono anche essere gravi. Tra i problemi placentari che si possono prevenire con la cardioaspirina ci sono la preeclampsia, il ritardo di crescita fetale, il distacco di placenta, la morte fetale intrauterina. 

Cardioaspirina in gravidanza e preeclampsia

La preeclampsia (o gestosi) è una complicanza che si presenta più spesso nel secondo trimestre di gravidanza. Colpisce dal 2 all’8% delle donne incinte in tutto il mondo e i sintomi sono vari: pressione alta, edema, improvviso e consistente aumento di peso, proteine nelle urine, mal di testa. In genere si verificano all’improvviso e devono essere immediatamente segnalati al ginecologo. 

Le cause della preeclampsia non sono ancora del tutto conosciute. Ci sono però dei fattori di rischio che permettono così di fare prevenzione. Tra questi ricordiamo l’obesità, l’età materna avanzata, la familiarità per gestosi, la preeclampsia in precedenti gravidanze, la presenza di malattie pregresse (diabete, patologie renali, ipertensione arteriosa). In questi casi è molto importante segnalare tutto questo al ginecologo all’inizio della gestazione, così da intervenire in maniera precoce. 

Cardioaspirina e preeclampsia: gli studi scientifici

La US Preventive Services Task Force, il Centro statunitense per i servizi di prevenzione, raccomanda l’assunzione di aspirina a basso dosaggio alle donne in gravidanza che sono più a rischio di sviluppare preeclampsia. Gli esperti americani sono giunti a questa conclusione sulla base di una grande revisione di 21 studi randomizzati e 2 osservazionali. 

Il farmaco dovrebbe essere assunto dalla 12esima settimana di gravidanza fino alla 28esima settimana. A seconda del livello di rischio, in base a vari fattori considerati, il farmaco è associato ad una riduzione assoluta del rischio dal 2 al 5%, ad una diminuzione del parto pretermine dal 2 al 4% e ad una diminuzione della limitata crescita uterina dall’1 al 5%. Inoltre, la cardioaspirina non aumenta il rischio di distacco di placenta, emorragia post parto, emorragia fetale intracranica o mortalità perinatale. 

Altre conferme arrivano dall’uso di aspirina in gravidanza. Una ricerca condotta al King’s College Hospital di Londra e pubblicata sul New England Journal of Medicine ha coinvolto 1.620 donne predisposte alla preeclampsia di 13 reparti maternità tra Regno Unito, Spagna, Italia, Belgio, Grecia e Israele. Le donne sono state divise in due gruppi: il primo è stato trattato con 150 mg di aspirina al giorno dall’11esima/14esima settimana  di gravidanza fino alla 36esima, mentre il secondo ha ricevuto un placebo. Nel gruppo sottoposto alla terapia con aspirina, i casi di preeclampsia sono stati 13 (1,6%), mentre nel gruppo di controllo 35 (4,3%).

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Cardioaspirina e poliabortività 

Per poliabortività si intendono più aborti spontanei. Il 5% delle donne ha avuto due aborti consecutivi, mentre l’1% ne ha avuti 3. Se la perdita di un bimbo è, in linea generale, un evento molto frequente – seppur dolorosissimo -, quando si verifica tre o più volte è necessario iniziare ad indagare sulle cause. Il ginecologo indagherà su vari fronti: anomalie uterine, problemi di coagulazione, problemi cromosomici, vari fattori di rischio. 

In caso di aborti ripetuti, la cardioaspirina non è sempre efficace, mentre lo è se la donna è affetta da trombofilia. La trombofilia è la tendenza del sangue a formare dei trombi. Le cause sono molteplici: carenza di vitamine anticoagulanti (come la vitamina C), fattori genetici (ad esempio la mutazione dell’enzima MTHFR che fa aumentare l’omocisteina o quella del fattore V di Leiden o della prototrombina), sindrome da anticorpi antifosfolipidi (causa un’eccessiva coagulabilità del sangue). 

Quando ci sono più aborti e viene confermata una di queste cause, in previsione di una nuova gravidanza, il medico prescriverà l’assunzione della cardioaspirina che renderà quindi il sangue più fluido e, allo stesso tempo, ridurrà eventuali stati infiammatori che potrebbero pure essere alla base delle interruzioni della gravidanza. 

Quando iniziare a prendere la cardioaspirina in gravidanza

L’assunzione di cardioaspirina è raccomandata dalla 12esima settimana di gravidanza. 

Fino a quando assumere la cardioaspirina

In genere il farmaco si prende fino alla 16esima settimana di gravidanza. Ovviamente se il medico lo ritiene opportuno questo periodo può essere prolungato. 

Quando sospendere la cardioaspirina in gravidanza

In alcuni casi l’aspirinetta deve essere sospesa: 

  • Reazioni allergiche. 
  • Effetti collaterali gravi. 
  • Sanguinamenti vaginali. 
  • In prossimità del parto. 

L’ultimo punto è particolarmente importante. Come abbiamo visto, la cardioaspirina rende il sangue più fluido. Quando è prolungata, l’assunzione va interrotta circa un paio di settimane prima del parto (se è programmato, cioè se è un cesareo) oppure della data presunta del parto. Qualunque sia la modalità con cui avviene, il parto comporta sempre una perdita di sangue. Con la cardioaspirina il rischio è che possano verificarsi emorragie anche abbondanti che potrebbero essere pericolose. 

Cardioaspirina: prima o dopo i pasti?

Le compresse di cardioaspirina sono gastroresistenti e a rilascio graduale. La posologia indica una pillola al giorno. Nel foglietto illustrativo viene suggerito di prenderla prima dei pasti per avere un’efficacia maggiore. In realtà, l’assunzione a stomaco vuoto può provocare effetti collaterali fastidiosi, soprattutto a livello gastrointestinale. Di conseguenza, è consigliabile prendere la cardioaspirina a stomaco pieno. Il ginecologo potrebbe anche suggerire di accoppiare un gastroprotettore al mattino, un farmaco che protegge la mucosa gastrica, riducendo gli effetti avversi. 

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