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La visita ginecologica dopo il parto è un appuntamento da segnare in agenda. Sicuramente ve lo avranno raccomandato al momento delle dimissioni in ospedale o in clinica dopo aver dato alla luce il vostro bambino e non bisogna dimenticarsene. È molto importante verificare che il corpo torni alla condizione precedente alla gravidanza, che la mamma stia bene e che non ci sia nessun particolare problema. Guardatela anche sotto un altro punto di vista: andare dal medico è un modo come gli altri di prendervi cura di voi e di tornare al più presto in splendida forma. 

Cos’è il puerperio 

Partiamo da questa piccola, ma fondamentale premessa: cos’è il puerperio. Con questa parola si indicano convenzionalmente i 40 giorni (o le 6 settimane) che seguono il parto. In altri termini è il periodo che, secondo la definizione del ministero della Salute, va dal parto al “ritorno dell’apparato genitale alle condizioni anatomo-funzionali pregravidiche”. La puerpera è la donna che ha appena partorito. 

Il post partum invece è un’altra cosa. Sono le 2 ore che la neo mamma trascorre in osservazione per controllare che non ci siano emorragie, che la pressione del sangue e la temperatura vadano bene, per favorire il contatto tra mamma e neonato e avviare l’allattamento. In genere si trascorre questo arco temporale in una stanza vicino alla sala parto. 

Quando fare la visita ginecologica dopo il parto 

Generalmente, la visita ginecologica si fa circa 40 giorni dopo il parto, cioè al termine del puerperio. Non è una scelta casuale. Dopo questo intervallo di tempo l’apparato riproduttivo è tornato alla normalità, l’utero ha di nuovo le sue dimensioni e le perdite post parto solitamente sono già terminate. Ovviamente per una “remise en forme” completa ci vorrà ancora un po’, ad esempio per perdere qualche chilo residuo o ridurre la caduta dei capelli. Ma dal punto di vista funzionale i tasselli cominciano già ad andare al loro posto. 

Perché fare la visita ginecologica dopo il parto 

Quando si è in gravidanza siamo sempre molto attente e difficilmente ci dimentichiamo una visita (figuriamoci se ci perderemmo mai l’emozione dell’ecografia!) oppure di fare gli esami. La nostra salute e quella del nostro bambino vengono sempre messe in primo piano. Perché dunque non fare la stessa cosa anche dopo il parto?

Oltre al controllo puramente fisico, la visita dal medico consente anche di verificare come sta la mamma dal punto di vista psicologico. Dopo il parto c’è un crollo di alcuni ormoni (tra cui estrogeni e progesterone), cosa che può destabilizzare anche il nostro umore. Il ginecologo quindi saprà captare eventuali segnali di baby blues o depressione post partum. In quest’ultimo caso la diagnosi e l’intervento tempestivi sono importantissimi. 

Visita ginecologica dopo il parto: come avviene 

Se pensate di cavarvela con un controllo di 10 minuti e via sappiate che non è così. Sono parecchi gli aspetti che il vostro medico deve valutare.

  • Visita ginecologica. È ovviamente la cosa più importante dell’incontro con il ginecologo. Prima di tutto, la visita, eventualmente anche con l’ecografia, gli permetterà di capire se le dimensioni dell’utero si sono ridotte (era cresciuto di 50 volte durante la gravidanza), se la vagina è a posto e se ci sono ancora perdite (le cosiddette lochiazioni). L’esame obiettivo poi permette anche di valutare se le lacerazioni causate dal parto oppure l’episiotomia sono completamente guarite. Se invece il vostro piccolo è nato con un parto cesareo, controllerà che la ferita si sia perfettamente rimarginata.
  • Esame del perineo. Durante il parto, il pavimento pelvico (la zona compresa tra la vagina e l’ano) viene messo a dura prova dalle spinte. Capita molto spesso che i muscoli si indeboliscano. Come ve ne accorgete? Semplicemente se avete perdite di urina facendo uno starnuto o alzando un peso. È importante prendersi cura del pavimento pelvico già durante la gravidanza per rinforzarlo. Durante la visita dopo il parto, il ginecologo vi farà alcune domande per capire se c’è qualche disturbo da correggere.
  • Pap test: se è passato un anno da quando vi siete sottoposte al pap test (che rientra comunque tra gli esami in gravidanza) ve ne farà uno nuovo per vedere se c’è qualche infezione o alterazione cellulare.
  • Palpazione del seno. Anche se state allattando e quindi il vostro seno è molto “pieno”, il medico eseguirà la palpazione alla ricerca di noduli sospetti o indurimenti. Non è vero quindi che in allattamento non ci si può sottoporre alla visita senologica: un professionista è in grado di farla in maniera accurata. Inoltre, il ginecologo controllerà che non ci siano segnali di mastite, ingorghi o ragadi, tutti elementi che possono interferire con un buon allattamento. 
  • Esami del sangue. Non è escluso che vi verrà prescritto un prelievo di sangue per controllare alcuni valori e lo stato fisico in generale. Gli esami sono anche utili per diagnosticare presto possibili anemie, legate al parto (in particolare se ci sono state perdite di sangue copiose) e all’allattamento (il piccolo succhia anche le “riserve” di ferro della mamma).

Disturbi tipici del puerperio

In occasione della prima visita ginecologica dopo il parto, il medico vi chiederà se soffrite di alcuni disturbi che di frequente si verificano nel puerperio. Vediamo quali sono. 

Intestino irregolare

L’apparato intestinale subisce numerosi cambiamenti durante tutta la gravidanza per effetto degli ormoni. Un problema che può permanere anche dopo aver messo al mondo il proprio bambino è la stitichezza. A volte c’è anche una componente psicologica nella difficoltà ad evacuare: soprattutto se vi hanno messo dei punti, c’è la paura di un’ulteriore lacerazione o di sentire dolore quando si va in bagno. E, in effetti, questo può accadere quando le feci sono dure. Il consiglio quindi è quello di bere molta acqua, assumere una gran quantità di fibre e fare un po’ di movimento.

Emorroidi

Anche le emorroidi sono “compagne di viaggio” di tante mamme in attesa e, nella maggior parte dei casi, sono direttamente collegate alla stitichezza. Altre volte, invece, compaiono proprio al momento del parto (è una della grandi paure delle donne incinte) a causa dello sforzo delle spinte. E quindi possono dare fastidio una volta che si torna a casa. Come prima cosa bisogna cercare di favorire l’evacuazione. In caso di bruciori e dolore il medico prescriverà qualche prodotto adatto. 

Sudorazione eccessiva

Tra i disturbi dopo il parto ci potrebbe essere anche una sudorazione abbondantissima. Spesso, si presenta soprattutto di notte. Si tratta di un normale meccanismo del corpo che tende ad eliminare i liquidi accumulati. Inoltre, è una questione anche di origine ormonale: sono gli estrogeni che calano velocemente dopo aver partorito a provocare la sudorazione. Perché la situazione torni alla normalità ci vorranno un paio di mesi.

Smagliature

I punti in cui si presentano più spesso sono addome, cosce e seno. Le smagliature compaiono quando ci sono cambi di peso importanti, cosa che avviene com’è ovvio dopo il parto. La pelle, che prima “tirava” sulla pancia, tende a cedere e il risultato sono le antiestetiche striature biancastre o rossastre. Talvolta, soprattutto in chi è predisposto, si verificano anche durante la gravidanza. Una volta che spuntano è difficile farle andare via. Ci vuole molta costanza.

Stanchezza

Nessuna mamma deve stupirsi se si sente stanca e spossata i giorni successivi al parto. Che sia naturale o cesareo poco importa: per tornare in forma smagliante ci vuole comunque un po’ di tempo. Il corpo deve riassestarsi e, nel frattempo, il bambino porta via tante energie. Poppate, cambi di pannolino, pianti, sonno incostante hanno delle ripercussioni anche sui genitori. Sentirsi affaticate è del tutto fisiologico. Se si ha la possibilità, la cosa da fare è riposare quando lo fa anche il piccolo. Non fa nulla se c’è la cucina da sistemare o la lavatrice da avviare: ogni occasione deve essere buona per un po’ di riposo. Chiedere l’aiuto degli altri per le faccende domestiche non è deprecabile, anzi!

Visita ginecologica dopo il parto e sbalzi d’umore

Non è solo il corpo ad accusare particolari disturbi dopo il parto, ma anche la psiche. Il puerperio non è sempre un periodo facile, inutile nasconderlo perché ogni mamma poi lo sperimenta sulla propria pelle. È facile farsi prendere dall’angoscia quando il neonato piange o dorme poco, quando allattare sembra un’impresa titanica o se compare la prima colichetta.

Gli sbalzi d’umore ci stanno eccome in una neo mamma. Gli ormoni rimangono scombussolati per un po’ e può succedere di trovarsi da un minuto all’altro dalla massima serenità ad un fiume di lacrime. Importante è cogliere però i segnali di questo malessere e raccontarli al ginecologo può essere un’idea per ricevere un consiglio. 

Non sempre alla base degli sbalzi d’umore c’è la depressione post partum. Molto spesso si tratta più semplicemente di quello che gli inglesi chiamano baby blues, quella specie di tristezza che coglie quasi tutte le mamme dopo il parto. Lo sconforto e il pianto possono starci, succede e non bisogna preoccuparsi. I campanelli d’allarme più seri sono altri: apatia, sentimenti negativi verso il bambino, ansia, collera, disturbi del sonno, disordini alimentari etc. In questi casi, si deve intervenire nel più breve tempo possibile per scongiurare pericoli più seri. 

Visita ginecologica dopo il parto e rapporti sessuali 

Molte coppie se lo domandano: quanto tempo deve passare dopo il parto per ricominciare ad avere rapporti sessuali? Quesito più che legittimo, soprattutto per chi, per qualche motivo, ha dovuto astenersi dal sesso durante tutta la gravidanza o parte di essa. La buona regola è quella di aspettare i 40 giorni dopo il parto o comunque la visita con il ginecologo. Con lui si deve anche discutere di metodi anticoncezionali. A meno che non si desideri subito una nuova gravidanza. 

Visita ginecologica dopo il parto e contraccezione 

Partiamo da ciò che contraccettivo non è: l’allattamento. Si può essere fertili anche senza che siano tornate le mestruazioni (il capoparto) e pure se si allatta in modo esclusivo. Le possibilità di rimanere incinta non sono altissime però ci sono. Quindi, attenzione massima se non si vogliono sorprese. Esistono pillole anticoncezionali adatte anche a chi allatta (minipillola a base di soli progestinici). 

Gli altri contraccettivi disponibili sono:

– preservativo e diaframma: sono i cosiddetti metodi di barriera. Per il diaframma è consigliabile attendere circa 6 settimane dopo il parto perché la vagina ritorni alle dimensioni che aveva prima della gravidanza. Per aumentarne l’efficacia va associata una sostanza spermicida.

– Impianto sottocutaneo: si tratta di una specie di bastoncino flessibile che viene impiantato dal ginecologo nel braccio e che rilascia progestinico. La sua comodità sta nel fatto che, a differenza della pillola, non bisogna ricordarsi di prenderlo.

– Sistema intrauterino al levonorgestrel: è un dispositivo a forma di T che, una volta inserito in vagina, rilascia progestinico.

– Spirale in rame: l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda che sia posizionata dopo 4-6 settimane dal parto o dopo il ritorno delle mestruazioni.

– Metodi naturali: ce ne sono diversi, dalla misurazione della temperatura basale all’osservazione del muco cervicale. Per utilizzarli bisogna aspettare che il ciclo si regolarizzi, ma la loro affidabilità non arriva al 100%.

Oltre a tutti questi sistemi, chi non allatta al seno ha la possibilità di scegliere anche metodi ormonali estro-progestinici, come la classica pillola, il cerotto o l’anello vaginale. Sono invece sconsigliati in allattamento perché gli estrogeni possono influenzare negativamente la produzione di latte, facendolo diminuire.