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donna incinta tiene in mano scarpine per neonato
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Quando, durante la gravidanza, si avvicina la data presunta del parto, le paure, i dubbi e i pensieri si affollano nella testa di ogni “quasi mamma”. E tra i timori (per non parlare di vero e proprio terrore) più diffusi c’è proprio lei: l’episiotomia. Quel taglio del perineo (cioè la zona tra l’apertura vaginale e l’ano) spaventa un po’ tutte, non è vero? Perché chi ci è passata racconta di aver provato un dolore insopportabile, di difficoltà a sedersi per giorni e giorni e altri aneddoti che farebbero terrorizzare anche la più coraggiosa di noi.

Ma l’episiotomia, care mamme, non sempre è necessaria e oltretutto, quando preparate un piano del parto, potete esplicitamente dire che non desiderate un parto medicalizzato, a meno che non sia veramente indispensabile. E proprio su questo punto nemmeno l’Organizzazione mondiale della sanità è una gran “tifosa” dell’episiotomia, giudicata “dannosa, tranne in rari casi”. E allora cerchiamo di capirne qualcosa in più.

Cos’è l’episiotomia 

L’episiotomia è un’incisione chirurgica che ha lo scopo di allargare l’apertura vaginale per far uscire il bambino. In altre parole è un taglio che viene praticato, con delle speciali forbici, nel perineo, cioè quella porzione di pelle e muscoli tra l’apertura vaginale e l’ano. 

L’episiotomia ha origini antichissime: fu introdotta nella pratica ostetrica nella seconda metà del ‘700. Negli anni ’80 del secolo scorso era diffusissima e veniva fatta praticamente “a tappeto” a tutte le donne al primo parto. Oggi c’è la tendenza a ricorrervi meno, ma le percentuali non sono scarse, tutt’altro. E viene fatta soprattutto al sud Italia.

Quanto è frequente l’episiotomia in Italia 

I dati disponibili non sono molto aggiornati, ma sono piuttosto indicativi di una grande differenza territoriale. Nel corso degli anni, il ricorso all’episiotomia si è ridotto, ma secondo l’Istituto superiore di sanità è praticata nel 60,4 per cento dei parti naturali al nord, nel 66,1% al centro e nel 79% al sud. 

Cosa pensa l’OMS dell’episiotomia 

Periodicamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità dà pareri, raccomandazioni o linee guida sui principali argomenti che interessano la salute. Tra questi ci sono anche la gravidanza e il parto. Per quanto riguarda l’episiotomia, non è raccomandata dall’OMS come tecnica da effettuare di routine. Non dovrebbe superare il 10 per cento dei parti, anche se, come abbiamo visto, questa percentuale è quasi sempre superata di molto. 

Inoltre, secondo la massima autorità sanitaria mondiale non andrebbe bene neppure il suo utilizzo ad ampio raggio. Dovrebbero quindi esserci sempre indicazioni oggettive, come ad esempio la necessità di far nascere il bambino in tempi rapidissimi. 

Anche la cosiddetta manovra di Kristeller non è raccomandata dall’OMS. Si tratta di una compressione addominale sul fondo uterino, fatta per facilitare il parto. A quanto dicono le donne che ci sono passate non è proprio piacevole. E tra l’altro non è esente da rischi. 

Perché si pratica l’episiotomia

Ma qual è il vero obiettivo dell’episiotomia? Quello di agevolare l’uscita del bambino (infatti viene praticata proprio in fase espulsiva, una delle 4 fasi del parto), evitare le lacerazioni (in certi casi possono essere anche più gravi del semplice taglio effettuato con l’episiotomia) e anche il ricorso all’uso del forcipe, della ventosa o alla manovra di Kristeller.

Potrebbero essere motivi validi per farla anche la sofferenza fetale, una presentazione anomala del bambino oppure se è molto grande. In genere è comunque una decisione che viene presa dall’ostetrica o dal ginecologo a seconda dell’evoluzione del parto. 

Possibili conseguenze dell’episiotomia

Le evidenze raccolte fino a questo momento dimostrano che l’episiotomia di routine non dà benefici certi. Limitarne l’uso significa avere maggiori possibilità di avere un perineo intatto e quindi meno suture e complicanze. Inoltre, non si riduce il pericolo di incontinenza urinaria e fecale, né i dolori. 

In più, l’incisione che viene fatta può essere più ampia di quella di una lacerazione “naturale”. Ricordiamoci tra l’altro che ci sono donne che non si lacerano assolutamente, neanche al primo parto. Infine, l’episiotomia indebolisce il pavimento pelvico e provoca un maggior numero di complicazioni (ad esempio infezioni). I tempi di guarigione sono più lunghi di un parto completamente naturale e non medicalizzato. 

Rapporti sessuali dopo un parto naturale con episiotomia

Stando agli studi condotti finora, molto spesso il taglio del perineo comporta una ripresa più lenta dei rapporti sessuali. Sì perché ci vuole tempo prima che i punti si riassorbiscano (è necessario aspettare che ciò avvenga) e la cicatrice si rimargini per bene. Le donne a cui viene praticata soffrono frequentemente di dispaurenia, cioè provano dolore durante il rapporto. Ci vuole molta pazienza. Tutto tornerà alla normalità, ma non subito: per essere davvero in forma vi servirà più o meno un mese.

Come curare la ferita dell’episiotomia 

Dopo l’episiotomia, vengono applicati dei punti che generalmente si riassorbono da soli, ma per qualche tempo potreste avere qualche fastidio, anche per sedervi. Un’idea è quella di utilizzare una sorta di “ciambella” per diminuire il disagio. Anche evacuare potrebbe essere un problema perché potreste sentire dolore. Cercate di mangiare fibre e bere molto per mantenere le feci morbide. 

La ferita dell’episiotomia merita un’attenzione speciale perché viene praticata in un punto particolarmente delicato. Se fosse possibile tenerla scoperta guarirebbe prima, ma capite bene che è un po’ complicato. L’igiene intima è fondamentale. Utilizzate detergenti senza sapone e ultra delicati, non strofinate e tamponate con un asciugamano morbido. Dopo che vi lavate però non rivestitevi subito: le ferite guariscono meglio se esposte all’aria. 

Cambiate spesso l’assorbente per le perdite che si verificano dopo il parto, per non tenere la zona umida. Per lenire il dolore e il gonfiore si possono fare impacchi caldi con tintura di calendula. Meglio evitare il freddo perché rallenta la guarigione dell’infiammazione. 

Per il primo periodo è meglio evitare di sollevare pesi e di fare stretching. Dopo che i punti si sono riassorbiti (in genere ci vogliono 7-10 giorni), si possono fare dei massaggi del perineo con olio d’oliva o di mandorle dolci

Prevenzione dell’episiotomia

Prevenire è meglio che curare, diceva un vecchio slogan. E anche nel caso dell’episiotomia è un buon suggerimento. Allenare i muscoli del pavimento pelvico durante la gravidanza può certamente aiutarvi. Se sono elastici e si stendono bene al momento del parto, il taglietto potrebbe proprio non servire. Usate prodotti specifici per fare un massaggio del perineo e chiedete consiglio alla vostra ostetrica.

Anche alcune posizioni per partorire, alternative a quella supina, possono allontanare il rischio di subire un’episiotomia. In ogni caso, quando fate la scelta dell’ospedale informatevi anche sulle abitudini che hanno a proposito di questa pratica.