Skip to main content
search
Large - sezione Bambino
scarpine neonato posizionate sopra il pancione della mamma
iMamma - L'app per i genitori
iMamma
L'app per i genitori

Se vi dicono di pensare al parto, probabilmente la vostra mente corra ad una sola classica immagine: la donna a pancia in su, stesa sul tradizionale lettino da parto. Magari possiamo aggiungere la figura del compagno accanto a tenerle la mano e l’ostetrica e il ginecologo davanti a lei, oltre il pancione, tra le sue gambe. Ma la posizione litotomica (così viene chiamata in gergo ostetrico) non è di certo l’unica che si può assumere al momento del parto: ogni mamma dovrebbe sentirsi “padrona” di mettersi come preferisce. “Noi informiamo le nostre donne – dice Sara Amato, coordinatrice delle ostetriche all’Arnas Civico di Palermo che tra l’altro gestiscono una seguitissima pagina facebook, “Reparto maternità ospedale Civico” – che quella distesa è la posizione più diffusa, ma che esistono anche altre opzioni: in piedi, sedute, accovacciate, carponi, di fianco”.

Dr.ssa Sara Amato

Dr.ssa Sara Amato

    Il consiglio dunque è quello di provare una posizione differente da quella supina. Quali i benefici?

    “Iniziamo dal primo. I trials clinici dimostrano che c'è un minore ricorso all'episiotomia (il taglio del perineo che, in alcuni casi, viene praticato per facilitare l'espulsione del bimbo, ndr), probabilmente perché non avendo una visione diretta del perineo se ne fanno di meno. Tutte le posizioni alternative non sono di competenza ostetrica, ma della donna. Se si sente più libera di gestire il travaglio, si alza di sicuro più spesso”.

    E poi?

    “Le posizioni alternative riducono l'uso dell'ossitocina sintetica perché le contrazioni sono più naturali e favoriscono la produzione di questa sostanza da parte dell'organismo. Inoltre, si riduce il tempo del travaglio perché il collo dell'utero si dilata più velocemente”.

    Vediamo un po' più nel dettaglio come può mettersi una mamma che sta per partorire...

    “Stare carponi è consigliato soprattutto quando la parte presentata è in posizione corretta solo parzialmente. In questo modo, i bambini si spostano. Se invece la dilatazione è completa da più di due ore e c'è un rallentamento della progressione, si invita la donna a mettersi in piedi per favorire la discesa del bimbo. La posizione su un fianco, soprattutto quello sinistro, è consigliata per evitare le lacerazioni vaginali”.

    A chi sono indicate le posizioni alternative?

    “A donne con un parto fisiologico, senza complicanze particolari e che vogliono gestire il loro parto. Si possono assumere anche se si ricorre alla partoanalgesia: l'anestesista che fa l'epidurale lascia alla partoriente la possibilità di camminare”.

    Quale il ruolo del papà?

    “Noi facciamo in modo che sia sempre presente perché, dal punto di vista emotivo, è molto importante. È bene che la coppia si rivolga alla struttura dove partorire prima del travaglio così da conoscere gli operatori e avere maggiore fiducia in loro. Il risultato è migliore rispetto a chi arriva all'ultimo momento. Ecco perché sono fondamentali i corsi di accompagnamento al parto e l'ambulatorio delle gravidanze a termine: le gravide arrivano in condizioni psicologiche più serene”.

    Le mamme partoriscono distese praticamente da sempre. Ci sono degli svantaggi?

    “Tutte le posizioni diverse implicano un minor rischio di parto assistito: la posizione supina favorisce soltanto il lavoro dell'ostetrica e del medico. Stare a pancia in su provoca un dolore lombo-sacrale più acuto e sono possibili anche delle alterazioni cardiotocografiche. Stando distese, l'utero schiaccia la vena cava, cosa che può ridurre l'afflusso di sangue al bambino. Potrebbe quindi essere necessario ricorrere alla ventosa o alle spinte comandate per accelerare il parto. Non forzare le spinte è importante: serve a diminuire le lacerazioni. Il termine ostetrica deriva da 'ob stare', stare ad aspettare. Noi sappiamo come rispettare la fisiologia e che bisogna avere solo la pazienza di attendere la natura”.