Travaglio di parto: quando inizia e come gestirlo

travaglio di parto
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La gravidanza è un percorso puntellato da tanti interrogativi, soprattutto per chi è alla prima. E se c’è un aspetto che preoccupa tutte le mamme in dolce attesa è il travaglio di parto. Sarò in grado di capire se è iniziato? Come si presenta? Quando devo andare in ospedale? Come faccio a sapere se sono le contrazioni giuste o meno? Eccole qui alcune delle tantissime domande che ciascuna di noi si pone pensando a quello che sarà il momento clou delle 40 settimane di gravidanza

Di certo, seguire un corso preparto è un ottimo metodo per tranquillizzarsi un po’ e, in particolare, per conoscere in dettaglio quello che avverrà durante il travaglio di parto. Arrivare preparate significa affrontare questa esperienza fortissima in maniera più consapevole, sapendo cosa fare e cosa aspettarsi. Vediamo quindi gli aspetti più importanti da conoscere. 

Cos’è il travaglio di parto

Molto semplicemente, il travaglio è il momento che precede il parto. È composto da varie fasi che portano alla nascita del bambino. I sintomi e l’intensità del travaglio sono molto soggettivi e le cose potrebbero cambiare se la mamma è una primipara (cioè al primo parto) oppure se ne ha già avuti altri (pluripara).

Si parla di travaglio attivo quando si entra nella cosiddetta fase dilatante, quella cioè in cui si ha la completa dilatazione del collo dell’utero fino a 10 centimetri. A quel punto il bimbo è pronto ad uscire. Convenzionalmente un travaglio viene considerato attivo dopo i 4 centimetri di dilatazione. 

Le fasi del parto 

Fase prodromica 

È un periodo di preparazione del corpo al parto, caratterizzato da alcuni sintomi che non necessariamente tutte le donne sperimentano. Uno di questi, ad esempio, è la perdita del tappo mucoso, cioè muco che chiude il collo dell’utero. È una sostanza gelatinosa, può essere striata di sangue, ma non è detto che si perda prima del parto. Durante la fase prodromica si fanno sentire le prime contrazioni, ma sono irregolari e non particolarmente dolorose. Su questo argomento potrebbe interessarvi anche Contrazioni, come riconoscere quelle “vere” del parto. Piano piano, l’utero comincia ad appianarsi in vista del parto. 

Fase dilatante 

Come detto, qui comincia il travaglio attivo, che si concluderà con la nascita. E – diciamola tutta – questo è il momento più temuto. Come dice il termine stesso, in questa fase il collo dell’utero si dilata per consentire il passaggio del bambino attraverso il canale del parto. Come si riconosce? Le contrazioni diventano regolari, aumentano di intensità e di durata, sono più ravvicinate tra loro. Se siete ancora a casa e le contrazioni si presentano ogni 3-5 minuti andate in ospedale o almeno contattate il ginecologo oppure l’ostetrica. Spesso (ma non sempre) durante la fase dilatante si verifica la rottura delle membrane. Anche questa è un’indicazione a recarsi nel luogo scelto per partorire. 

Fase espulsiva 

Ad un certo punto del travaglio di parto, percepirete una necessità impellente, cioè quella di spingere. È il cosiddetto premito. Non si dovrebbe mai iniziare a spingere se la dilatazione non è completa (i famosi 10 centimetri di cui parlavamo sopra) perché il rischio  è quello di provocarsi lacerazioni a livello del perineo. Quando l’ostetrica vi darà il via, pronte con le spinte. Vi verrà molto naturale farlo: è come se doveste evacuare, né più né meno. Assumete la posizione che più preferite. Ormai in quasi nessun ospedale la donna è costretta a stare in posizione litotomica, cioè a pancia in su stesa sul lettino ginecologico. Le posizioni per il parto sono tante: basta scegliere quella che fa sentire meglio.

Fase del secondamento 

Dopo il parto l’utero si contrarrà ancora qualche altra volta per favorire l’espulsione della placenta. È il secondamento che si verifica, in genere, 15-20 minuti dopo il parto. Se però non succede nulla entro un’ora, potrebbe essere necessario rimuoverla chirurgicamente. 

Quanto dura il travaglio di parto

A tutte piacerebbe saperlo con certezza matematica. Purtroppo è impossibile fare previsioni. Quello che sembra probabile è che nelle donne al secondo o successivo parto il travaglio è più breve, ma anche questa non è una regola assoluta. Quando ascoltate i racconti di chi già c’è passata, prendeteli sempre con le pinze. Abbiamo visto che il travaglio vero e proprio, quello attivo, coincide con la fase dilatante. Quindi, travagli lunghi 24 ore sono impossibili. 

Stando alle linee guida del britannico National Institute for Health and Care Excellence (NICE), per le donne al primo figlio, la fase dilatante dura normalmente circa 8 ore e raramente supera le 18. Per le pluripare si va da 5 a 12. È superfluo dire che si tratta di stime e ovviamente parliamo di parto completamente naturale: un parto indotto può cambiare decisamente queste tempistiche. 

Travaglio di parto e analgesia epidurale 

L’introduzione della partoanalgesia è stata una vera rivoluzione nel modo di partorire. La possibilità di ridurre in modo considerevole il dolore del travaglio è di grande incoraggiamento per le donne che ne usufruiscono in modo sempre maggiore. L’analgesia epidurale consiste nella somministrazione di farmaci analgesici attraverso un piccolo catetere inserito nella schiena. 

Quando si può fare? In qualunque momento del travaglio. Prima si tendeva a fare l’epidurale solo in fase avanzata, ma ora non è più così. Infatti è possibile somministrare dosi aggiuntive di farmaco qualora l’effetto dovesse esaurirsi o scemare. Chiedetela quando ne sentite la necessità.

Travaglio di parto in acqua 

Questa è una piacevole soluzione per ridurre il dolore delle contrazioni: fare il travaglio in acqua. Sono sempre di più le strutture che sono attrezzate per dare questa possibilità e cresce anche in Italia il numero di donne che ne approfitta. In acqua si può fare parte del travaglio oppure rimanere immerse fino al parto. È una scelta in cui sarete guidate dall’ostetrica o dal ginecologo. 

I benefici dell’acqua sono tanti, ma in fase di travaglio uno è importantissimo: la riduzione del dolore. Chiaramente le contrazioni non scompaiono (non devono fermarsi, altrimenti il parto si allontana e si deve procedere con altri metodi, ad esempio la somministrazione di ossitocina), ma il calore dell’acqua (circa 37 gradi) le attutisce. Di conseguenza, diventano più sopportabili e gestibili e spesso la mamma riesce a rilassarsi tra una contrazione e l’altra. 

Non sempre però è possibile scegliere questa tecnica. Ad esempio, se la mamma ha qualche patologia (gestosi, ipertensione, diabete gestazionale) oppure se c’è sofferenza fetale o battito cardiaco irregolare del bambino. In questi casi, è necessario un monitoraggio più attento e la vasca potrebbe essere sconsigliata. Affidatevi sempre al consiglio di chi vi circonda in sala parto. 

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Come respirare durante il travaglio 

Questo aspetto è fondamentale e occupa una parte sostanziosa di praticamente tutti i corsi preparto. La respirazione deve accompagnare le contrazioni ed essere profonda, mentre la mamma si concentra. Si chiama respirazione diaframmatica ed è un po’ diversa da quella spontanea di ogni giorno. Insomma, bisogna allenarsi già durante la gravidanza. Un corso di yoga potrebbe essere di grande aiuto.

Nel corso preparto di iMamma c’è un intero modulo dedicato a come respirare durante travaglio e parto. Vi consigliamo di dare un’occhiata e, man mano che il parto è più vicino, di rinfrescarvi un po’ la memoria provando gli esercizi proposti dalla nostra ostetrica. 

Quali posizioni assumere in travaglio di parto  

Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono chiare: una donna in travaglio di parto deve essere lasciata libera di stare nella posizione che la fa star meglio. In piedi, accovacciata, distesa su un fianco, carponi, seduta su una palla, ma anche a camminare. Ognuna deve poter sperimentare ciò che la fa sentire più a suo agio. Chiaramente nel rispetto di altre future mamme in travaglio come lei.

Purtroppo tutto questo potrebbe non avvenire se, per qualche motivo, la mamma deve essere collegata all’apparecchio per il tracciato. Una sorta di cintura circonda l’addome e vengono applicate due sonde: una rileva il battito cardiaco fetale, l’altra le contrazioni. In alcuni casi potrebbe essere necessario verificare questi parametri durante il travaglio e, a quel punto, non resta che rimanere distese. 

Mangiare e bere durante il travaglio

Anche in questo caso è stata l’OMS a dare il suo autorevolissimo parere: se lo desidera e se la sente, una donna in travaglio di parto può mangiare e bere. Ovviamente ciò non significa portarsi birra e lasagne in sala parto, ma avere a portata di mano acqua, tè e qualcosa di energetico da assumere per fare scorta di energie. 

Per alcune è l’ultimo dei pensieri. L’intensità delle contrazioni può dare nausea o vomito, quindi il cibo è assolutamente out. Altre invece potrebbero desiderare di bere o mangiare qualcosa. Perché a volte viene sconsigliato? Per evitare di vomitare a causa del dolore e perché non si può mai escludere che il parto si concluderà in sala operatoria, quindi con un’anestesia che prevede il digiuno. Il consiglio è quello di portare con sé qualcosa di leggero (crackers, caramelle, zollette di zucchero) e comunque di informarsi nella struttura dove si partorisce. 

Ruolo del partner durante il travaglio 

Chi sta vicino ad una partoriente ha un compito delicatissimo. Che sia il partner, la mamma, la sorella poco importa: meglio sapere cosa fare e come farlo. Almeno per evitare un insulto! Potrebbe accadere che, presa com’è dal momento, dal dolore, dalle emozioni, la mamma sia molto tesa e nervosa. Il buonsenso direbbe di starle alla larga, ma chiaramente non è così. E l’ostetrica potrà dare una mano in qualsiasi circostanza. 

Cosa fare dunque per non dar fastidio, ma anzi alleggerire un po’ la tensione? Dipende. Il compagno (o chi per lui) può fare un massaggio nella parte lombare della schiena quando arriva la contrazione oppure sostenere la partoriente se è in piedi. A seconda della situazione può cercare di distrarla con una battuta, molto semplicemente tenerle dolcemente una mano e incoraggiarla oppure ricordarle le tecniche di respirazione. 

Cari papà, non preoccupatevi se lei se la prenderà con voi, se dirà – in preda alle doglie – che è tutta colpa vostra e che vi condanna alla castità eterna. Sono esternazioni dettate dal travaglio, non è davvero arrabbiata con voi. Cercate in ogni caso di assecondarla, anche stando in un angolo se è ciò che lei vuole: mettere al mondo un bambino è un’impresa molto impegnativa e le reazioni estremamente soggettive. 

Per essere davvero utili in sala parto, è consigliabile che i futuri papà partecipino al corso preparto. È giusto che anche loro sappiano come muoversi, come comportarsi e soprattutto cosa succede al corpo della loro compagna. Qualcuno potrebbe non sentirsela di entrare in sala parto, ma non dovete prendervela e non dovete forzarli. Il parto è roba da stomaci forti, quindi potrebbe non essere per tutti. Troverete sicuramente un degno sostituto e, appena il piccolo avrà emesso il suo primo vagito, anche il papà sarà pronto ad accoglierlo tra le braccia. 

Come far partire il travaglio in modo naturale 

Verso la fine della gravidanza, in particolare appena finisce il terzo trimestre, succede una cosa particolare: da un lato aumenta la paura, dall’altro invece crescono l’emozione e l’impazienza di vedere finalmente dal vivo il visetto del proprio bimbo. Ed ecco quindi che si vorrebbe partorire il prima possibile, nonostante la normale e comprensibile ansia. Come stimolare dunque il parto in modo naturale? Ne abbiamo parlato in modo approfondito QUI. Scoprite cosa può essere davvero efficace. 

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