Salumi in gravidanza, quali si possono mangiare

piatto di salumi
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Cosa non si farebbe per i figli, vero? Anche rinunciare ad un panino al prosciutto crudo… Quante di voi l’hanno già chiesto al proprio compagno come regalo di nascita? Non fiori, ma rosette al salame! Un desiderio da esaudire, dopo aver trascorso tutta la gravidanza senza poterne mangiare. Sì perché non tutti i salumi sono consentiti. Molti rientrano nella “black list” dei cibi da evitare in dolce attesa perché possono essere pericolosi per la salute. Vediamo quali sono e quali invece sono permessi. 

Alimentazione in gravidanza: le proteine 

Abbiamo già parlato più volte di alimentazione in gravidanza, sottolineando un aspetto molto importante: nella dieta di una gestante non deve mancare nessun nutriente. Un regime alimentare completo deve infatti prevedere il giusto apporto di carboidrati, proteine, grassi, fibre, sali minerali e così via. Eventuali carenze (ad esempio nel caso di donne vegetariane) devono essere appurate dal medico che provvederà a compensarle con specifici integratori. 

Torniamo al tema dei salumi. Il fabbisogno di proteine aumenta progressivamente durante le settimane di gravidanza. Secondo i cosiddetti LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) stabiliti dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la quantità di proteine deve crescere in questa misura: 

Queste percentuali sono valide per donne con un peso normale. In caso di sovrappeso o, al contrario, eccessiva magrezza le quantità potrebbero variare. Ovviamente è il medico a decidere. 

Fonti di proteine sono cibi di origine animale (carne, pesce, latte e i suoi derivati, uova) e vegetale (soprattutto legumi e cereali). I salumi rientrano in questa categoria, anche se però non si deve esagerare. 

Salumi in gravidanza: in quali quantità 

I salumi appartengono alla categoria delle carni processate. Come suggerisce il termine, vengono cioè sottoposti ad alcune procedure, come la salatura, la stagionatura o l’affumicatura. La materia prima viene dunque trattata per essere “trasformata” in un prodotto diverso: un gustosissimo salume. 

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di non abusare di carni processate. Ed è un consiglio che vale a qualunque età. Si capisce dunque che pure le donne in gravidanza non devono mangiarne troppi, anche perché, oltre all’alto contenuto di sale, sono parecchio calorici. Inoltre, potrebbero contenere alcuni conservanti che non sono esattamente un toccasana per la salute.

Chiedete consiglio al ginecologo sulla quantità di salumi da assumere e quante volte alla settimana. In linea generale dovrebbe suggerirvi di mangiarne circa 50-80 grammi non più di 2 volte alla settimana. 

Salumi in gravidanza: quali sono vietati

I salumi banditi col pancione sono quelli crudi perché possono essere veicolo di trasmissione del Toxoplasma gondii, responsabile della toxoplasmosi, un’infezione che in gravidanza può essere rischiosa. Semaforo rosso quindi a: 

  • prosciutto crudo.
  • Salame.
  • Bresaola.
  • Speck.
  • Pancetta.
  • Capocollo. 
  • Guanciale.
  • Salsiccia. 

Ci sono delle mamme particolarmente fortunate che però possono mangiarli: sono quelle “toxo negative” che cioè hanno già contratto l’infezione prima di rimanere incinte e quindi sono immunizzate. Se si prende la toxoplasmosi una volta, si è protette per tutta la vita. Ecco perché è fondamentale eseguire il Toxo-test ad inizio gravidanza e regolarsi di conseguenza. 

Salumi in gravidanza: quali sono permessi

Via libera a tutto ciò che è sottoposto a cottura: 

  • prosciutto cotto.
  • Mortadella.
  • Würstel (bolliti, alla brace o messi sulla pizza prima del forno).
  • Salumi di pollo o tacchino.
  • Porchetta (occhio però: è molto grassa). 
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Cos’è la toxoplasmosi 

La toxoplasmosi è una malattia infettiva trasmessa da un protozoo, il Toxoplasma gondii. Il veicolo principale di trasmissione è il gatto o, per meglio dire, le sue feci. Il protozoo infatti produce nell’intestino del micio le oocisti infette che vengono espulse attraverso le feci. In questo modo si infettano i terreni su cui vengono depositate. 

Come avviene il contagio della toxoplasmosi? Attraverso 4 vie di trasmissione: 

  • ingestione delle oocisti attraverso carni crude o poco cotte.
  • Ingestione delle oocisti escrete dai gatti che infettano terreni o acqua. 
  • Trasmissione madre-figlio durante la gravidanza. 
  • Trasfusione di sangue infetto. 

È facile dunque capire il motivo per cui non vanno mangiati i cibi crudi e perché la frutta e la verdura vanno lavati con estrema cura quando si aspetta un bambino e non si è immuni alla toxoplasmosi. La trasmissione dell’infezione avviene attraverso la placenta e può essere pericolosa. 

I rischi della toxoplasmosi

È importante che il Toxo-test sia ripetuto più volte nel corso della gravidanza per vedere se la futura mamma si è infettata. L’infezione ha le conseguenze più serie soprattutto se contratta nel primo trimestre, ma ciò non vuol dire che nei mesi successivi sia una “passeggiata”. È opportuno prendere tutte le precauzioni possibili per evitare di contrarla, compresa quella di far pulire la lettiera del gatto al proprio compagno. 

Se contratta ad inizio gravidanza, la toxoplasmosi può provocare aborto, morte fetale, ritardo di accrescimento intrauterino. Nel secondo trimestre può causare danni neurologici (idrocefalo, microencefalia, calcificazioni intracraniali) o oculistici (retinocoroiditi, strabismo, cecità), epilessia, ritardi psicomotori e mentali. Se presa nel terzo trimestre, il neonato nasce apparentemente sano, ma può sviluppare tardivamente (anche dopo anni) problemi neurologici e oculistici. Dovrà quindi essere sottoposto a controlli regolari. 

Salumi in gravidanza: alcuni consigli 

  • Abbiamo visto che i salumi cotti sono quelli più sicuri per una donna in gravidanza. Solo la temperatura superiore a 70°C è in grado di distruggere completamente il Toxoplasma gondii dai cibi. Salatura, stagionatura e affumicatura non garantiscono lo stesso risultato. 
  • Come comportarsi con la pizza. Spesso i salumi (ad esempio il crudo o lo speck) vengono aggiunti alla fine della cottura. Il calore emanato dalla pizza non è però sufficiente a scongiurare il pericolo della toxoplasmosi. Per stare tranquille, i salumi quindi vanno infornati dall’inizio. 
  • I salumi appena affettati hanno un aroma irresistibile. Se siete incinte però è meglio scegliere quelli già imbustati, quelli che trovate nel banco frigo. Questo per evitare una eventuale contaminazione se prima di voi nell’affettatrice è stato tagliato un salume crudo. 
  • Anche se è gustoso, cercate di eliminare il grasso in eccesso. Ci riferiamo in particolare al prosciutto cotto. Preferite salumi magri, soprattutto di pollo o tacchino. Inoltre, sceglieteli di alta qualità e senza conservanti. 
  • Diffidate di alcune pubblicità che promettono che il prosciutto crudo si può mangiare anche in gravidanza perché stagionato. Non c’è certezza assoluta che siano sicuri. Non è meglio una piccola rinuncia piuttosto di un grande rischio? Dopo il parto potrete certamente tornare al vostro amato panino al crudo. 
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