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Con la collaborazione scientifica della dott.ssa Sara Amato, coordinatrice ostetrica presso Arnas Civico di Palermo.

Negli ultimi anni si parla moltissimo di allattamento al seno per tante validissime ragioni. Indubbiamente è il miglior alimento che una mamma può offrire al proprio bambino e i benefici – in termini di salute e di legame affettivo – sono enormi. E non lo diciamo solo noi. Ci sono centinaia di studi scientifici che danno una conferma di tutto questo e le maggiori istituzioni sanitarie mondiali raccomandano fortemente questa buona pratica. Certo, non sempre allattare è semplice e ci sono casi in cui non ci si riesce: di sicuro questo non rende una mamma di “serie B”. L’amore per un figlio non dipende dal modo in cui gli si dà da mangiare…

Gli aspetti legati all’allattamento sono tantissimi: dalle posizioni da assumere alla dieta, da alcune problematiche che possono insorgere (ingorgo e mastite, per esempio) alle leggi in materia, dal fumo di sigaretta alle “bufale”. Qui vogliamo cercare di fare un po’ il quadro generale. Buon allattamento!

Allattamento al seno nei primi giorni: come cominciare bene

La maggiore consapevolezza sugli aspetti positivi del latte materno fa sì che oggi le donne arrivino al parto più consapevoli e pronte. I corsi di accompagnamento alla nascita prevedono sempre degli incontri dedicati all’allattamento e, in ogni caso, non è difficile reperire informazioni accurate su questo argomento. Ovviamente una cosa è la teoria, un’altra è la pratica. Ma si può fare. 

“Avrò latte?”. Questo è uno dei grandi dilemmi che accompagnano la gravidanza. A parte qualche rarissimo caso di agalattia (cioè assenza di latte), ogni donna lo produce. Magari può variare la quantità, ma praticamente tutte sono in grado di allattare. Il colostro inizia già ad essere prodotto durante la gestazione, ma aumenta dopo il parto. Il colostro è il primissimo cibo del bambino, è giallo, denso ed estremamente nutriente: ne bastano poche gocce (anche perché per i primi 2 giorni lo stomaco di un lattante è grande quanto una ciliegia). Dopo qualche giorno arriva la montata lattea. E più farete ciucciare il vostro bambino, più la produzione sarà abbondante. La suzione è il più importante “rifornimento” per il vostro seno.

Il neonato dovrebbe essere attaccato il più precocemente possibile. Prima succede e meglio è. Il contatto pelle a pelle immediatamente dopo il parto crea subito un forte legame, scalda il bambino e gli consente di trovare presto il capezzolo e iniziare a succhiare. Oltretutto, farlo già in sala parto vi permette di avere il supporto delle ostetriche e delle puericultrici che potranno darvi le prime indispensabili indicazioni.

L’allattamento al seno nei primi giorni può essere (ma non è detto che lo sia) molto impegnativo. Un buon avvio è fondamentale. Ad esempio, è importantissimo che l’attacco sia corretto: la bocca del bambino dev’essere ben aperta e prendere tutto il capezzolo (non solo la punta), con il mento che tocca la mammella e le labbra rivolte verso l’esterno. Se si prova dolore significa che c’è qualcosa di sbagliato nell’attacco.

Sin da subito, la mamma dovrebbe trovare una posizione comoda e un luogo tranquillo per allattare serenamente. Tenere il bambino a dormire nella stessa stanza dei genitori è un modo per facilitare l’allattamento. All’inizio evitate il ciuccio o il biberon che potrebbero essere controproducenti. E se ne sentite la necessità chiedete aiuto ad un esperto di allattamento: non c’è assolutamente nulla di cui vergognarsi, anzi!

Allattare al seno dopo il cesareo 

Uno dei tanti luoghi comuni che “girano” attorno all’allattamento sostiene che sia impossibile dopo un parto cesareo. Niente di più sbagliato. Anche se si tratta di un intervento chirurgico a tutti gli effetti, non esiste nessuna controindicazione ad allattare dopo un cesareo. I primissimi giorni potrebbe non essere semplice, ma non c’è alcun ostacolo insormontabile.

Come nel caso del parto naturale, è opportuno attaccare al seno il bambino appena si può, dopo i primi controlli e dopo che la mamma è nella condizione di poterlo fare. Per allattare dopo un cesareo quello che ci vuole è un pizzico di pazienza e di collaborazione da parte di qualcuno: il partner, un parente, le ostetriche in ospedale. Per esempio, potrebbero dare una mano a prendere dalla culla il bambino, porgerlo alla neo mamma e rimetterlo giù dopo la poppata. I punti infatti sono un po’ dolorosi e rendono più difficili i movimenti. Basterà solo attendere pochi giorni per sentirsi meglio. 

Bisogna anche aver cura di evitare di poggiare il neonato sulla ferita, posizionandolo per esempio lateralmente rispetto al corpo della mamma. Un cuscino allattamento potrebbe essere utile a questo scopo. Non preoccupatevi dell’anestesia e neppure dell’eventuale somministrazione di farmaci antidolorifici dopo il parto: sicuramente vi verranno dati quelli compatibili con l’allattamento, in modo da non rischiare di arrivare al piccolino.  

I benefici per il bambino

In qualunque momento (colostro, latte di transizione, latte definitivo), il latte materno è un vero e proprio concentrato di benessere e comporta molti benefici per il bambino:

  • protegge da infezioni respiratorie e urinarie, otiti, dissenteria (in particolare, l’incidenza e la durata delle gastroenteriti sono minori);
  • facilita lo sviluppo intestinale, diminuendo il pericolo di occlusioni;
  • riduce il rischio di ammalarsi di varie patologie (leucemie, tumori del sistema linfatico, diabete, malattie cardiovascolari);
  • diminuisce la probabilità di andare incontro a obesità infantile e stitichezza;
  • contribuisce ad una migliore conformazione della bocca;
  • migliora lo sviluppo cerebrale, la vista e lo sviluppo motorio;
  • riduce il rischio della sindrome della morte in culla (Sids).
  • riduce il rischio di allergie;
  • migliora il quoziente intellettivo.

I benefici per la mamma

L’allattamento al seno ha dei vantaggi anche per la donna. Sono per lo più fisici, ma non soltanto. Vediamo quali sono:

  • favorisce le contrazioni dell’utero, che così torna prima alle dimensioni originarie;
  • facilita la creazione di un legame speciale (cosiddetto bonding);
  • fa recuperare la forma fisica più velocemente;
  • riduce il sanguinamento post partum;
  • diminuisce il rischio di anemia;
  • a lungo termine, protegge da alcune forme di tumore (al seno e alle ovaie) e dall’osteoporosi.
  • è gratuito, sempre pronto e completo. 

Come capire se il bimbo ha fame

Non sempre la fame dei nostri bambini si presenta con una crisi disperata di pianto. Prima di arrivare a questo, i nostri cuccioli sono capaci di lanciare altri indizi che possono indicare la necessità di essere attaccati al seno. Ci sono segnali precoci (è come se dicesse: “mamma, ho bisogno del seno”), intermedi (“sono veramente affamato”) e tardivi (“prima aiutami a calmarmi, poi mi dai il seno”).   

Il momento migliore per allattarli è quando li vedete muoversi, cominciano a girare la testa da una parte all’altra, aprendo la bocca alla ricerca del seno. In questa fase (quella dei segnali precoci), sono ancora piuttosto tranquilli, quindi ciucceranno con tranquillità.

Se invece perdiamo tempo prezioso, si presentano i segnali intermedi: il neonato inizierà a stiracchiarsi, muovendosi in modo nervoso, portando le manine o qualsiasi altra cosa alla bocca. Non è ancora del tutto spazientito, ma poco ci manca. Se andiamo oltre, arriviamo ai segnali tardivi e scatta “l’allarme”: il piccolo diventa rosso in viso, piange ed è molto agitato. In quest’ultimo caso, prima di attaccarlo al seno, provate a calmarlo e a rassicuralo. In questo modo, potrà succhiare senza nervosismo.

Come capire se il neonato mangia abbastanza

Le mamme che allattano al seno se lo chiedono in continuazione: ma avrà mangiato a sufficienza? Non avendo il biberon come punto di riferimento, la domanda può essere legittima: chi allatta artificialmente sa quante poppate al giorno si fanno e con quanto latte. 

Tuttavia, esistono precisi elementi che ci fanno capire se il bambino è sazio oppure no. Ad esempio, il piccolo è sereno, si stacca autonomamente dal capezzolo e, spesso, si addormenta. I bambini hanno straordinarie capacità di autoregolarsi e non c’è un tempo preciso in cui devono stare attaccati al seno: ad alcuni bastano pochi minuti, altri preferiscono prendersela molto più comoda. In genere, i primi giorni poppano in media 8-12 volte nelle 24 ore. 

Per capire se il neonato mangia abbastanza, si deve controllare che:

  • il bimbo bagni almeno 6 pannolini al giorno;
  • le feci siano gialle e morbide;
  • il neonato riprenda il peso della nascita entro le prime 2 settimane di vita;
  • dopo la poppata il bambino sia rilassato.

Le posizioni per allattare al seno

Come abbiamo già accennato, uno dei passaggi importanti per un allattamento soddisfacente sia per la mamma che per il bambino è la posizione che si sceglie. La comodità è la regola d’oro. La schiena deve essere sempre ben sostenuta, ad esempio con dei cuscini se si rimane sedute, e si può mettere uno sgabello o un pouf sotto i piedi. I cuscini allattamento sono molto pratici perché si adagia sopra il neonato e le mani rimangono libere. 

Ci sono varie posizioni per allattare. Oltre a quella classica seduta (a culla, col bambino in braccio) citiamo quella sdraiata su un fianco (ottima per allattare di notte oppure in caso di cesareo), quella a rugby (la mamma è seduta, il bimbo è appoggiato lungo l’avambraccio, con i piedi rivolti verso lo schienale della poltrona o del divano), quella reclinata (è quella che tipicamente si sperimenta in ospedale perché la mamma ha la schiena poggiata su cuscini o sulla parte rialzata del letto).

Cosa mangiare durante l’allattamento

Come deve mangiare una mamma che allatta? La risposta è: bene. L’alimentazione in allattamento dev’essere sana ed equilibrata, esattamente come dovrebbe essere in qualsiasi altro periodo della nostra vita. In questo periodo però è molto importante che sia così per fare in modo che, attraverso il latte, il piccolo riceva il meglio delle sostanze nutritive. Ma non solo: occorre anche garantire alla donna il giusto apporto di tutti i nutrienti, per evitare carenze. 

L’allattamento non è il momento ideale per mettersi a dieta. Per far fronte alle esigenze della madre e del lattante, aumenta un po’ il fabbisogno proteico. Ciò non vuol dire lasciarsi andare alle abbuffate, ma cercare piuttosto il giusto equilibrio. Sì quindi alle verdure (fresche, di stagione, cotte e crude), alle proteine (di origine animale e vegetale, come i legumi), a tutti i cereali (preferibilmente integrali), alla frutta (anche secca) e a modeste quantità di grassi (meglio se crudi, come l’olio extravergine d’oliva). La dieta vegetariana in allattamento non è proibita: se però non vengono assunti alimenti di origine animale, occhio ad un eventuale deficit di vitamina B12. 

L’idratazione gioca un ruolo di primissimo piano: allattando viene fisiologicamente più sete. Tenete sempre a portata di mano una bottiglietta di acqua. Limitate invece il consumo di bevande a base di caffeina o teina e possibilmente anche gli alcolici: in ogni caso, non bevetene a ridosso della poppata. 

Non ci sono ci sono cibi da evitare per allattare al seno: lo dicono tutte le evidenze scientifiche più aggiornate. Alcuni però hanno il potere di modificare il sapore del latte, ma non c’è da preoccuparsi: il bambino è già abituato a “sperimentare” gusti differenti. Il liquido amniotico infatti veniva influenzato da ciò che mangiava la donna in gravidanza. È un favoloso meccanismo della natura che fa sì che il bimbo accetti qualsiasi gusto. 

Infine, se vi state chiedendo se alcuni alimenti o bevande aumentano la produzione di latte, sappiate che non è così: solo la suzione fa produrre latte. 

Allattamento misto 

L’allattamento misto è una modalità di allattamento che prevede l’integrazione del biberon (1 o più poppate di latte in formula o materno) all’allattamento al seno. Diciamo subito però che dare quella che comunemente si chiama “aggiunta” non può essere un’iniziativa autonoma, ad esempio per cercare di saziare il bambino di sera e dormire qualche ora in più. Al contrario, dev’essere una decisione ponderata e soprattutto condivisa con il pediatra. 

In alcuni casi infatti l’allattamento misto può essere davvero necessario. Vediamo degli esempi: calo di peso significativo, importante rallentamento della curva di crescita, ipoglicemia nel neonato, bambino che fa poca pipì in 24 ore o che non recupera il calo fisiologico dopo due settimane, se ci sono segni di disidratazione, problematiche materne, grosse difficoltà ad allattare (capezzoli piatti, labiopalatoschisi…), rientro al lavoro della madre. 

A volte l’allattamento misto è solo temporaneo e serve a risolvere qualche piccolo problema di passaggio che interferisce con il buon andamento delle poppate al seno, per poi tornare – se si può – a quello esclusivo al seno. Ricordate però sempre di affidarvi al medico per consigli e sostegno. 

Come si fa l’allattamento misto? Ci sono due modi. Con l’allattamento misto alternato si sostituisce una poppata al seno con una al biberon. Con l’allattamento misto complementare invece si offre prima il seno e poi, se il bimbo dimostra di avere ancora fame, si propone una piccola quantità di aggiunta. Il secondo metodo è quello preferibile perché saltare le poppate al seno potrebbe far diminuire la quantità di latte. 

Fino a quando allattare al seno 

Insieme all’Unicef, ad altre istituzioni sanitarie e alle società scientifiche, l’OMS ha preso una posizione chiara e inequivocabile: fino a 6 mesi di vita i bambini dovrebbero essere allattati esclusivamente al seno. Niente acqua, tisane, aggiunte di latte formulato, né svezzamento precoce: solo latte di mamma. E c’è anche di più: per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’allattamento prolungato fino ai 2 anni (quindi anche dopo l’inserimento di altri alimenti) è caldamente raccomandato. 

In realtà, anche quando il latte materno non diventa più fonte primaria di sostentamento, l’allattamento al seno può durare fino a quando desiderano la mamma e il suo bambino. A differenza di quello che si può pensare, il latte non si impoverisce. È un alimento meraviglioso che cambia continuamente la sua composizione, anche durante la stessa poppata, per adattarsi alle esigenze nutrizionali del bambino.

Prima o poi arriva il giorno in cui si decide di interrompere, o perché il piccolo perde interesse per il seno (cosa che accade) o per altri motivi della mamma. Ma come smettere di allattare? Quando il bambino è già grandicello, la prima buona regola è quella di non interrompere “di botto”, di non mentirgli o di non prenderlo in giro, né di ricorrere a stratagemmi come mettere dei cerotti o sostanze dal gusto sgradevole sui capezzoli. Si sentirebbe disorientato o, peggio, abbandonato. Ricordate che è sempre un percorso da fare in due: si devono osservare le reazioni di entrambi e assecondare le esigenze di tutti e due. 

Un’interruzione brusca può essere causa di un ingorgo mammario o di mastite. A volte però è necessaria, ad esempio se la donna deve iniziare terapie farmacologiche incompatibili con l’allattamento. In questi casi è consigliabile la gradualità, riducendo la frequenza delle poppate. Come abbiamo visto, meno suzione comporta meno produzione di latte, fino al blocco definitivo. La pillola che inibisce la prolattina (l’ormone dell’allattamento) è efficace solo all’inizio dell’allattamento, in particolare prima dell’arrivo della montata lattea. Successivamente invece non è utile. 

Lavoro e allattamento al seno 

La madri lavoratrici dipendenti (o, in alternativa, i padri lavoratori) hanno diritto ai riposi per allattamento. Sono validi per il primo anno di vita del bambino oppure durante il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore in caso di adozione o affidamento. Vengono retribuiti come lavoro ordinario. 

Vediamo come funziona il periodo di allattamento. La legge prevede 2 ore di riposo per allattamento se l’orario di lavoro è di almeno 6 ore giornaliere, un’ora se l’orario è inferiore a 6 ore. I riposi raddoppiano in caso di parto gemellare o plurimo e di adozione o affidamento di almeno due bambini, anche non fratelli e anche se sono entrati in famiglia in date diverse. 

In alcune circostanze, il beneficio può essere usufruito dal padre: nel caso in cui i figli siano affidati a lui in maniera esclusiva; in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga; se la madre non sia lavoratrice dipendente; in caso di morte o di grave infermità della donna. 

Se la mamma fa un lavoro considerato pericoloso (ad esempio, perché a contatto con sostanze nocive) può fare richiesta di permessi per allattamento a rischio

I falsi miti sull’allattamento al seno 

Nonostante i benefici del latte materno siano universalmente riconosciuti, attorno a questo tema ci sono ancora tante credenze popolari che affondano le radici nel passato, quando ancora non se ne sapeva molto. Vediamo alcuni dei più frequenti falsi miti sull’allattamento al seno.

Allattando i capelli diventano più fragili. Dopo il parto, c’è una naturale fase di “ricambio” che spiega una perdita maggiore di capelli, che si verifica a prescindere dall’allattamento. Vero è che l’aumento di prolattina accelera il passaggio dalla fase di crescita alla fase di caduta del capello, ma si tratta di un fenomeno passeggero.

Dopo 6 mesi il latte diventa acqua. Uno degli aspetti più sorprendenti e meravigliosi è che il latte materno cambia per adattarsi alle necessità del bambino.

Allattare rovina il seno. È vero semmai il contrario. L’azione continua di svuotamento e riempimento del seno può essere una specie di “ginnastica” naturale che migliora tono ed elasticità delle mammelle.

Bere tanto latte favorisce la produzione di quello materno. Anche questa è una falsa credenza. Il latte è un alimento bilanciato che potete assumere anche in allattamento (a meno che non ci siano problemi di intolleranze o allergie), ma berne quantità eccessive è del tutto inutile.

La birra fa latte. Come tutti gli alcolici, è meglio evitare la birra durante l’allattamento perché l’alcol non fa bene al piccolo.

Un neonato può mangiare troppo durante una poppata. I piccoli imparano molto presto ad autoregolarsi e, anche se sono nati da poco, conoscono il senso di sazietà.

Fumare in allattamento

Sono molte le donne che in gravidanza capiscono la necessità di smettere di fumare e ci riescono. Spesso però dopo aver partorito tornano alla loro vecchia abitudine alla sigaretta. Fumo e allattamento però non vanno molto d’accordo: abbandonare le “bionde” quando si allatta sarebbe la soluzione più auspicabile, ma in caso contrario è importante cercare di non attaccare il bambino al seno subito dopo aver fumato. 

Secondo l’OMS fumare in allattamento aumenterebbe le probabilità di Sids, infezioni respiratorie, problemi gastrointestinali (comprese le coliche), disturbi del sonno, allergie (come asma e rinite), alterazioni tiroidee, patologie a carico del fegato, del pancreas o dei polmoni, possibili dipendenze da adulto, sindrome metabolica, infertilità maschile. 

Non solo. Il fumo riduce la produzione di latte perché abbassa i livelli di prolattina (che la favorisce) e aumenta quelli di somatostatina (che la inibisce). È inoltre in grado di alterarne la qualità, diminuendo la quantità di sostanze salutari come gli Omega-3, lo iodio, gli antiossidanti e il DHA. Infine, il tabacco altera il sapore del latte e il bimbo potrebbe addirittura rifiutare il seno.

Le componenti nocive del fumo rimangono nel latte anche 3-4 ore dopo aver fumato, alcune anche di più. Ad esempio la nicotina resta molto più nel latte che nel sangue e il fegato la trasforma in cotinicotina, con effetti sull’apparato circolatorio dei neonati e un aumento della frequenza cardiaca. 

Un altro aspetto è quello del fumo passivo e di “terza mano”, quello cioè che rimane “attaccato” ai vestiti o sui capelli di chi fuma e che può essere trasferito sul bambino. Vero è che tra smettere di allattare e smettere di fumare la seconda opzione è quella migliore ma, qualora fosse proprio impossibile, il consiglio è quello di tentare di allontanare la poppata dalla sigaretta. 

Opuscolo sull’allattamento al seno

iMamma, insieme all’Associazione Georgia e a Vivi Sano onlus, ha voluto sottolineare ancora una volta l’importanza di questo argomento partecipando ad un progetto per la promozione di un buon allattamento al seno. Si chiama AllatTiaAmo e ci ha visti coinvolti in una serie di incontri con neo mamme e donne in gravidanza. Il frutto di questo lavoro è un piccolo opuscolo che vi aiuterà a vivere questa esperienza nel modo più appagante possibile.

Fonti