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Neonato fasciato
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È una tradizione millenaria, ancora molto presente in alcuni Paesi e che si sta diffondendo anche in Italia. È lo swaddling, cioè l’abitudine (o, se preferite, l’arte) di fasciare i neonati. Una coccola speciale, un abbraccio infinito denso di amore e protezione, un tenerissimo modo per dimostrare al nostro cucciolo quanto lo amiamo. Lo swaddling favorisce il passaggio graduale dall’ambiente protetto dell’utero materno al mondo esterno. Ma per essere eseguito correttamente, si devono seguire alcuni consigli, facendo attenzione a tutti i dettagli.

Cos’è lo swaddling 

Il termine deriva dal verbo inglese “to swaddle” che significa fasciare. Lo swaddling consiste nell’avvolgere il bambino in una copertina, un telo leggero o un lenzuolo per contenere i suoi movimenti. Questo non significa “strizzarlo” o “comprimerlo”: il tessuto dev’essere una specie di carezza gentile che fa sentire il bambino al sicuro. 

Lo swaddling ha origini lontanissime nel tempo. Le testimonianze più antiche risalgono al 4.000 a.C. durante le migrazioni delle popolazioni dell’Asia centrale. Ci sono poi riferimenti biblici allo swaddling, che fu praticato anche dai Greci e dai Romani. Oggi per esempio i bimbi russi vengono fasciati appena nati e questa usanza sta tornando di moda anche alle nostre latitudini. Una volta si parlava di “bambini in fasce” riferendosi ai neonati che, appunto, venivano fasciati per stare al caldo. Oggi si usa la parola inglese, ma il concetto di fatto non è cambiato. 

Perché si fasciano i neonati? 

Quali sono i benefici di fasciare un neonato? Sono parecchi. Innanzitutto, un maggiore senso di protezione per il bimbo che si sente abbracciato anche quando non lo è. Dopo il lungo periodo in cui è stato accoccolato nel pancione, lo swaddle è un grandissimo sollievo nella cosiddetta fase di “esogestazione”, cioè i 9 mesi dopo il parto in cui deve suo malgrado adattarsi alla nuova vita fuori dal grembo materno. Lo swaddling stimola il benessere dei piccoli attraverso il contatto fisico e serve a diminuire le fonti di stress, donando calma e conforto. 

In secondo luogo, lo swaddling è utile a prevenire i risvegli causati dai movimenti incontrollati durante il sonno. Avete presente quei sussulti improvvisi che scuotono i neonati quando dormono? È il cosiddetto “riflesso di Moro”, uno dei riflessi innati. Lo swaddling garantisce un sonno più lungo e con meno cambiamenti, ad esempio tra fasi Rem (sonno attivo in cui il bambino può muoversi) e non-Rem (sonno più tranquillo). 

Fasciare i neonati è un buon sistema per riparare dalle correnti d’aria e dona beneficio in caso di coliche. Inoltre, è molto efficace nel rasserenare i prematuri che spesso, a causa del sistema nervoso ancora immaturo, tendono ad essere un po’ agitati. 

Da quando si fa lo swaddling

Un neonato si può fasciare subito dopo la nascita. Così “soffrirà” meno il distacco dalla mamma perché gli viene garantito un contatto fisico costante. 

Qual è il momento giusto per lo swaddling?

Per essere fasciato, un bambino deve essere tranquillo. Evitate quindi di provarci in un momento di forte tensione, ad esempio se ha troppa fame. Sarebbe fisicamente complicato riuscire nell’impresa e, soprattutto, si perderebbero gli effetti positivi. Lo swaddling infatti deve essere sinonimo di piacere e soddisfazione per il piccolo, non certamente fonte di nervosismo. 

Niente swaddle invece in caso di malessere o di febbre. Com’è noto, quando la temperatura corporea sale, bisognerebbe scoprire quanto più possibile il bambino, facendo esattamente il contrario di ciò di cui stiamo parlando.

Fino a quando fasciare un neonato?

Lo swaddling è adatto alle primissime settimane di vita di un neonato. Il consiglio è quello di fasciarlo fino a quando non è in grado di rotolare. In media, questo traguardo si raggiunge intorno ai 4-5 mesi d’età, ma non è una regola: alcuni piccoli sono precoci e si girano già a 2-3 mesi. Qual è il rischio? Quello di ritrovarsi a pancia in giù, con il viso schiacciato sul lettino, un potenziale pericolo per la “morte in culla” (o SIDS). 

Che fare quindi quando il bimbo si gira su un fianco o in posizione prona? Non si fascia più, ma si passa al sacco nanna. Questo accessorio (letteralmente è un “sacco” in cui infilare il bimbo, ma che lascia le braccia libere) offre all’incirca la stessa sensazione dello swaddling, ma è meno contenitivo. 

A cosa fare attenzione quando si fascia un neonato 

Se lo swaddling non viene fatto in maniera corretta può essere potenzialmente rischioso. I principali pericoli potrebbero essere: 

  • la SIDS.
  • La dislocazione dell’anca.
  • Il surriscaldamento

Sulla SIDS i pareri sono un po’ contrastanti. Per alcuni lo swaddling potrebbe essere insidioso, soprattutto se il bambino sta in posizione prona o laterale e specialmente perché rende il sonno più profondo, diminuendo il livello di allerta del neonato. Per altri invece sarebbe sicuro perché facilita la posizione supina. 

Come comportarsi? Fasciate il bambino solo se siete sicuri che rimarrà a pancia in su e comunque restate nei paraggi, controllandolo di tanto in tanto; lasciate scoperti collo e testa; fate una fasciatura contenitiva (ma non costrittiva), in modo che il tessuto non si allenti finendo sul viso.    

Particolare attenzione va fatta a come si mettono le gambe del bimbo quando viene fasciato. Non devono essere unite e dritte, ma leggermente divaricate, un po’ come se fosse una rana. Se ciò non avviene, potrebbe essere un fattore di rischio per la displasia dell’anca e la sua lussazione, cioè la fuoriuscita della testa del femore dalla sua sede fisiologica. 

Per quanto riguarda l’eventualità di surriscaldare eccessivamente il neonato, si deve aver il buon senso di: 

  • scegliere sempre tessuti adatti alla stagione;
  • non appesantire troppo il bambino fasciato con altri indumenti; 
  • lasciare la testa libera; 
  • non tenere il bambino fasciato troppo a lungo;
  • non stringere troppo la fasciatura sul torace.

Come si fascia un neonato

Per fasciare un neonato vi occorre un rettangolo di stoffa morbido e non rigido. Una copertina o un lenzuolo di mussola (è un tessuto molto leggero, simile alla garza) sono perfetti. Scegliete una superficie piana che vi consenta di stare comodi, per esempio quella del vostro letto o del fasciatoio.

Formate con la mussola un triangolo con la punta rivolta verso il basso. Ponete il bimbo al centro dell’area piegata, con la testa appena sopra la piega del telo. 

Mettete il braccio destro del bambino leggermente piegato contro il suo corpo. Prendete il lato sinistro della mussola e portatelo al suo petto. Il bordo va infilato sotto al suo corpo, in maniera ferma, ma non troppo stretta. 

Ripiegate il fondo della fascia verso l’alto sopra i piedi del bambino. 

Piegate il braccio sinistro e poggiatelo sul corpo del bambino. Prendete l’altro lembo della mussola e portatelo verso il petto. Il tessuto in eccesso va rimboccato sotto al bimbo e fissato senza stringere troppo. 

Ricordatevi che le spalle e il collo devono essere ben sostenuti per far sentire il piccolo circondato.