Shaken Baby Syndrome, perché i bimbi non si scuotono

Shaken Baby Syndrome
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L’argomento di oggi è uno di quelli “tosti”, ma abbiamo deciso di affrontarlo perché ancora non è molto conosciuto. E invece dovrebbe esserlo perché nasconde dei rischi che non vanno assolutamente sottovalutati. Parliamo di Shaken Baby Syndrome, altrimenti detta la “sindrome del bambino scosso”, che viene considerata una forma di maltrattamento fisico dei piccoli sotto i 2 anni di età. Vediamo di cosa si tratta. 

Cos’è la Shaken Baby Syndrome

Nei Paesi industrializzati, la sindrome del bambino scosso, recentemente chiamata anche Abusive head trauma, è la causa più comune di morte in età infantile per maltrattamenti. Di fatto, avviene quando la testa del piccolo viene sottoposta a rapide accelerazioni o rotazioni, tipiche di quando il bambino viene ripetutamente scosso avanti e indietro. I più colpiti sono piccini con meno di 1 anno di età, più frequentemente tra 2 settimane e 6 mesi di vita. E questo fatto ha una spiegazione.

La causa scatenante di questo comportamento è quasi sempre il pianto inconsolabile e i lattanti sono quelli che piangono di più. Alcuni studi hanno dimostrato che i neonati che vengono scossi piangono da 1,5 a 3 ore nel corso della giornata. A quante di noi è capitato di sentirsi del tutto impotenti davanti a strilli e lacrime, fino ad arrivare alla vera esasperazione? A quel punto, in alcuni genitori scatta qualcosa e tentano di interrompere il pianto scuotendo il figlio. Ma è un errore che può avere conseguenze gravi. 

Perché è pericolosa 

La Shaken Baby Syndrome può provocare danni serissimi al neonato. Un bambino molto piccolo non ha il controllo del collo (ecco perché nei primissimi mesi dopo la nascita la testa penzola), i muscoli sono ancora deboli e la testa è più pesante rispetto al resto del collo. Inoltre, le ossa del cranio non sono ancora solidificate (cosa che consente di passare attraverso il canale vaginale durante il parto) e il cervello ha una consistenza gelatinosa (se sottoposto a movimenti violenti può quindi muoversi all’interno della scatola cranica).

In genere, questi bimbi vengono afferrati al livello del torace, delle braccia o delle gambe e poi scossi. E non occorre che il maltrattamento duri a lungo. Anche 3-4 scuotimenti, per un periodo compreso tra 4 e 20 secondi, sono sufficienti a causare lesioni gravi. Secondo studi americani, circa un quarto dei bambini con Shaken Baby Syndrome muore alcuni giorni o settimane dopo aver subito la violenza. Nei 3/4 che invece sopravvivono, il 75% riporta danni permanenti.

Conseguenze della Shaken Baby Syndrome

I danni possono essere molto seri e duraturi:

  • paralisi cerebrale; 
  • disturbi visivi o uditivi; 
  • difficoltà a camminare;
  • epilessia;
  • danni neurologici.

Altri possono presentarsi durante l’infanzia o l’adolescenza:

  • disturbi depressivi;
  • difficoltà di apprendimento;
  • disturbi del linguaggio;
  • comportamenti violenti e aggressivi;
  • uso di alcol e droghe.

I problemi più immediati sono l’emorragia subdurale (cioè a livello cerebrale) che a sua volta poi provoca altri danni ed è causata dalle accelerazioni e decelerazioni dello scuotimento; e le emorragie retiniche, presenti nel 50-100% dei casi e che sono importanti per fare una diagnosi di Shaken Baby Syndrome.

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Sintomi della Shaken Baby Syndrome 

Le manifestazioni cliniche di questa sindrome sono diverse e variano a seconda della gravità delle lesioni cerebrali. Tra i sintomi possibili ci sono:

  • difficoltà respiratoria.
  • Vomito.
  • Febbre.
  • Irritabilità.
  • Letargia (tendenza a dormire).
  • Scarso appetito. 
  • Alterazione del livello di coscienza. 
  • Convulsioni. 
  • Assenza di sorrisi o vocalizzi.
  • Anemia. 
  • Differente grandezza delle pupille.
  • Tumefazioni craniche. 
  • Contusioni.
  • Ipotermia. 
  • Fratture (delle costole o delle ossa lunghe).

Considerato che i sintomi non sono specifici, per fare una diagnosi i medici dovranno escludere altre patologie, come sepsi, encefalite, deficit di vitamina K, sindromi virali e così via. Di solito, la “sindrome del bambino scosso” viene diagnosticata con certezza se si presentano 3 sintomi in particolare: encefalopatia, emorragia subdurale ed emorragia retinica. Vista la delicatezza della situazione i dottori dovranno prestare molta attenzione al tipo di diagnosi: ricordiamo che la Shaken Baby Syndrome è una forma di maltrattamento.

Gioco e Shaken Baby Syndrome

L’obiettivo di questo post non è quello di spaventare le mamme, bensì quello di fare buona informazione. Quindi, non si deve pensare che le nostre azioni possono mettere in pericolo i nostri figli o che non vanno toccati. La Shaken Baby Syndrome è una cosa seria, certamente, ma è ben diversa da tante modalità di attività che sono del tutto innocue. 

Le lesioni da scuotimento NON sono causate da questi comportamenti, che comunque vanno adottati con prudenza: 

  • gioco del cavalluccio, cioè far saltellare il bambino sulle ginocchia. 
  • Gioco dell’aeroplano, cioè alzare il bimbo in alto per poi farlo “planare” in basso.
  • Fare jogging o andare in bici col proprio figlio.
  • Cadute dal divano o dal letto (possono essere pericolose ma in modo differente dallo scuotimento, che è ciò di cui stiamo parlando).
  • Frenate brusche in auto, dossi, dissuasori o buche sulla strada. 

Cosa fare se il bambino piange 

Quasi nessun genitore sa resistere al pianto disperato del proprio bambino. Sono davvero pochi quelli che sembrano quasi “non sentire” le urla. A volte facciamo fatica a ricordare che piangere è l’unico modo che conoscono i neonati per comunicare una molteplicità di cose: fame, sonno, nervosismo, necessità di essere cambiati, caldo o freddo, mal di pancia… 

La prima cosa da fare dunque è cercare di capire cosa sta alla base dei lacrimoni e cercare di risolvere il problema, con una poppata, ad esempio, o un pannolino pulito. E se piange ancora? Si va per tentativi. Una passeggiata, un giro in auto, una dondolata nel passeggino, i rumori bianchi, un massaggio al pancino…

È comunque giusto dirlo perché siamo umane: non perdere la testa a volte è veramente difficile. È perciò importantissimo cercare di prevenire questo momento, in cui magari va a finire che scuotiamo il bambino con eccessiva foga e magari un’urlata a pochi centimetri dal viso. Proviamo quindi a delegare a qualcuno il compito di provare a calmare il pianto. Passate il testimone al papà, a una nonna, a una tata se vi accorgete che state arrivando ad un punto pericoloso. Non c’è niente di male e ci va di mezzo il benessere del bambino. 

Per saperne di più clicca QUI.

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