Sciopero del poppante, affrontare il rifiuto del seno

sciopero del poppante
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Tutto è andato sempre liscio come l’olio. Il piccolo si è attaccato al seno praticamente subito. La montata lattea è arrivata nel giro di pochissimo tempo. Mai una ragade o un ingorgo. Niente coliche. Insomma, un allattamento da manuale. All’improvviso, senza nessuna avvisaglia, tutto cambia. Il bambino diventa nervoso, piange e, soprattutto, non ha alcuna intenzione di attaccarsi al seno. È il cosiddetto sciopero del poppante, una fase che molti piccoli attraversano, mandando in tilt le mamme. Che si fa?

Cos’è lo sciopero del poppante 

Si tratta ovviamente di un’espressione fondamentalmente ironica che sta ad identificare quel preciso momento in cui un neonato non vuole ciucciare. Appare irrequieto, spesso piange, si attacca e stacca dal capezzolo o non ha alcuna intenzione di attaccarsi. In genere, è una fase che non dura molto. In 3-4 giorni la situazione dovrebbe normalizzarsi. Ma son 3-4 giorni che possono gettare nello sconforto una donna. 

“E come faccio adesso?”; “Come posso nutrire il mio bambino?”, “Ma non sarà pericoloso questo digiuno?”. “Ma può essere che non ho più latte?”. Le domande sono tante e dettate dalla paura che questo atteggiamento possa avere delle conseguenze sulla salute del bambino. Di solito, la convinzione più frequente è quella di non avere più latte. Ricordiamoci che la suzione ne fa produrre in abbondanza. 

Varie forme di sciopero del poppante

L’Istituto superiore di sanità elenca vari tipi di rifiuto del seno:

1- il bambino si attacca ma poi non succhia o non deglutisce, oppure lo fa molto debolmente;
2- quando la mamma tenta di portarlo al seno piange e si agita;
3- il bimbo si attacca brevemente, poi si stacca all’improvviso come se soffocasse o piangendo. Questa cosa può accadere varie volte durante la poppata.
4- il neonato si attacca ad un seno, ma rifiuta l’altro.

Le cause dello sciopero del poppante

Le ragioni per cui un lattante dice no al seno della mamma sono le più svariate. Per risolvere il problema e far ripartire l’allattamento bisogna capire quali sono. È proprio lì che si deve intervenire. 

Il bambino è malato o sofferente

Se il piccolo è disturbato da un malessere fisico, potrebbe attaccarsi e succhiare meno del solito. Questo avviene ad esempio se ha male alle orecchie o alla gola, il naso chiuso oppure qualche fastidio alla bocca. Le infezioni da Candida o mughetto possono essere molto dolorose. Può quindi accadere che la poppata si interrompa dopo pochissimo tempo. Anche l’eruzione dei dentini può rendere difficile l’allattamento.

Inoltre, potrebbe provare dolore perché c’è una pressione su una contusione. Ad esempio, se sono stati usati forcipe o ventosa in sala parto oppure se ha avuto la distocia della spalla, a seconda di come lo posizionate potrebbe soffrire. 

Difficoltà pratiche con l’allattamento

Alcuni problemi nella tecnica dell’allattamento possono stare alla base dello sciopero del poppante. Ad esempio:

  • utilizzo di biberon o ciuccio.
  • Attacco non corretto o ingorgo mammario.
  • Eccessiva pressione sulla nuca.
  • Movimenti del seno durante la suzione.
  • Limitazione nel numero o nella durata delle poppate, ad esempio ad orari fissi (questo principio è completamente all’opposto del concetto di allattamento a richiesta, cioè quando e per quanto desidera il bambino).
  • Flusso troppo forte di latte per eccessiva produzione o per riflesso di emissione troppo potente. 
  • Iniziale difficoltà a coordinare la suzione. 

Cambiamenti attorno al bambino

Fin da quando sono neonati, i bambini sono molto sensibili a tutto ciò che li circonda. Noi non ce ne rendiamo neanche conto e anzi ci pare impossibile che si accorgano di cambiamenti anche minimi. Ma non è così e l’allattamento può essere messo a dura prova. Tra i 3 e i 12 mesi può quindi capitare che si rifiutino di succhiare per: 

  • separazione dalla mamma che, ad esempio, torna al lavoro;
  • una nuova figura che si occupa di lui oppure troppe persone che lo fanno;
  • improvvise modifiche nella routine quotidiana, come un trasloco o un viaggio;
  • una malattia della mamma o un’infezione al seno;
  • un diverso odore o profumo della mamma, ad esempio se cambia il bagnoschiuma o il sapone.
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Cosa fare in caso di sciopero del poppante

Prima regola: armarsi di tanta, tanta pazienza. Farsi prendere dal panico o innervosirsi ha solo un effetto: peggiorare la situazione. Quindi, avendo capito che si tratta di una fase transitoria, chiamiamo a raccolta tutto il nostro sangue freddo. 

La cosa più semplice da fare è intervenire sulle cause che hanno provocato la “protesta” del neonato. In caso di infezioni, ad esempio, bisogna curarle. Se il cucciolo ha il naso chiuso, facciamo un lavaggio nasale prima di attaccarlo al seno, in modo da permettergli di respirare meglio. Inoltre, è buona norma cercare di farlo attaccare per meno tempo ma più spesso. 

Per quanto riguarda le criticità legate all’allattamento in sé potrebbe essere utile contattare una consulente o una mamma alla pari che può darci tutte le dritte migliori per migliorarlo. Ad esempio, potrebbe suggerirci come attaccare il piccolo in maniera corretta se c’è un flusso molto forte di latte oppure se sbagliamo del tutto la posizione.

Più complessa la gestione dei vari cambiamenti che possono verificarsi in famiglia. Poco c’è da fare se la mamma deve tornare al lavoro, se c’è una tata nuova oppure un trasloco. Lì bisogna cercare di avere la famosa pazienza che dicevamo sopra e aspettare che il piccolo si tranquillizzi. 

In ogni caso, è fondamentale che la madre stia quanto più possibile a contatto (anche pelle a pelle) con il suo bimbo. Delegate ad altri le incombenze che non richiedono espressamente la vostra presenza e il vostro impegno. Il neonato ha la priorità su tutto. Cercate posti tranquilli per scambiarvi le coccole e per allattarlo senza che ci siano interferenze o distrazioni. 

Altri escamotage per farlo ciucciare sono attaccarlo mentre è in dormiveglia (si sta addormentando o svegliando) oppure mentre siete in movimento (ad esempio tenendolo in una fascia o in braccio e camminando). Se proprio nulla funziona, usate un tiralatte e offrite il latte con una tazzina o un cucchiano. 

Rifiuto apparente o reale?

Non è semplice capire se lo sciopero del poppante sia vero, cioè se ci sono delle condizioni reali che rendono difficile o impossibile l’allattamento. In alcuni casi non c’è un vero rifiuto:

  • quando il neonato cerca il seno muovendo la testa da una parte all’altra, come se dicesse no. È del tutto normale, non è un diniego.
  • Tra i 4 e gli 8 mesi i bimbi sono facilmente distratti da stimoli esterni, ad esempio da persone o rumori. Quindi può succedere che all’improvviso non ciuccino più presi dalla curiosità di ciò che accade attorno a loro.
  • Dopo un anno i bambini possono decidere di loro iniziativa di staccarsi dal seno. È un processo naturale. 
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