Febbre nei bambini, quando bisogna preoccuparsi

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Eh no, ancora non ci siamo: siamo belli stretti nell’abbraccio dell’inverno e la primavera sembra lontana anni luce. Per non parlare dell’estate. E insieme a pioggia, freddo e vento, ci fanno ancora compagnia i malanni di stagione. Certo, la situazione influenzale è un po’ migliorata e il picco sembra passato, ma sono ancora tanti – soprattutto i più piccoli – a combattere con termometri e medicine. Ma quando la febbre nei bambini deve preoccupare?

Ammettiamolo senza vergogna: nonostante tutte noi mamme sappiamo che, in linea di principio, la febbre non deve allarmare e che è un meccanismo “amico” perché serve a distruggere virus e batteri, quando vediamo il termometro sfiorare i 39 o i 40°C ci facciamo prendere – chi più, chi meno – dall’ansia. Ma come detto, il più delle volte si tratta di un atteggiamento ingiustificato e dare alla velocità della luce farmaci per abbassare la temperatura è scorretto e ritarda la guarigione. In alcuni casi però la febbre nei bambini deve mettere in guardia. Vediamo quando.

Neonati sotto i 6 mesi. Nei bimbi piccolissimi, in cui il centro termoregolatore dell’organismo non è ancora efficiente e il sistema immunitario non è del tutto maturo, la febbre è un evento piuttosto raro e va quindi considerato come un campanello d’allarme, da riferire immediatamente al pediatra. Questo va fatto anche nel caso in cui la temperatura non arrivi a livelli molto elevati o se è accompagnata da tosse (il rischio potrebbe essere quello della bronchiolite, molto comune tra i piccini).

Il bambino non fa pipì per più di 8-10 ore. Potrebbe essere il segnale di una seria disidratazione. Con la febbre, l’organismo sciupa tutte le risorse di liquidi che ha a disposizione. Ecco perché è importantissimo far bere i nostri figli quando sono malati: possono anche digiunare (anche se ovviamente non è il massimo), ma devono sforzarsi di bere. La disidratazione è accelerata se oltre alla temperatura elevata ci sono vomito e/o diarrea.

Il bimbo è molto abbattuto. Ogni bambino può avere reazioni diverse alla febbre: alcuni sono vispi e allegri anche con 39°C, altri che invece si sentono male anche con temperature più basse. Se ci sono mal di testa o dolori, il malessere è più che giustificato. Fate però attenzione a quanto giù è vostro figlio: potrebbe avere l’acetone. Questo si verifica quando il corpo non ha più zuccheri da bruciare per produrre energia e inizia ad usare i grassi. Può essere provocato dalla febbre alta o da problemi gastrointestinali. Ve ne accorgete dallo strato di prostrazione del bambino e dall’alito che sa di frutta matura. In commercio ci sono degli stick che servono a misurare l’acetone nelle urine. Si combatte somministrando zuccheri, soprattutto quelli dei carboidrati (pane, pasta, cracker).

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Il pericolo delle convulsioni. La febbre alta si lega a filo doppio con la paura che scattino le convulsioni, specialmente nei neonati. È giusto però sapere che non tutti i bambini ne sono soggetti: solo il 5% va incontro a convulsioni e, nella maggior parte dei casi, sono soggetti predisposti (se i genitori o parenti stretti ne hanno sofferto è più probabile che manifesteranno il problema) e nella fascia di età tra i 6 mesi e i 3 anni. Al primo episodio convulsivo va consultato il pediatra.

Se c’è una difficoltà respiratoria. È opportuno rivolgersi ad uno specialista quando il respiro diventa molto affannoso e corto oppure quando sembra che il bambino faccia un grande sforzo per respirare. In questo secondo caso, potrebbero comparire strani infossamenti alla base del collo o sotto le costole.

Dolore addominale fisso. Il mal di pancia è uno dei sintomi che molto spesso può accompagnare uno stato febbrile o influenzale. Il problema però si presenta quando il dolore è costante e non passa. Bisogna prestare particolare attenzione soprattutto se è localizzato a destra: potrebbe trattarsi di un attacco di appendicite. Se non curata può trasformarsi in peritonite e non è una passeggiata…

Febbre alta che non scende. I farmaci che comunemente vengono utilizzati per abbassare la temperatura sono a base di paracetamolo o ibuprofene, somministrati ogni 4-6 ore. Quando però non sono efficaci e non c’è verso di fare andare la febbre sotto i 39-39,5°C, è sicuramente il caso di sentire cosa dice il pediatra, che visiterà il bambino e deciderà il tipo di terapia. Lo stesso vale se il piccolo prende antibiotico e dopo 48 ore dall’inizio della somministrazione ha ancora febbre.

Occhio a rigidità del collo, mal di testa, macchie. Associati a febbre elevata e a volte anche a vomito, possono essere la spia della meningite, una delle grandi paure delle mamme. Nei neonati ci possono essere anche pianto continuo e inconsolabile e la fontanella gonfia e pulsante. Le macchie si presentano violacee e non scompaiono quando vengono schiacciate per qualche secondo. In presenza di questi sintomi è sicuramente il caso di contattare il proprio medico.

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