Bonding, ecco come favorire il legame genitori-figli

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La parola bonding indica il processo di formazione del legame genitori-figli. Il termine – dall’inglese “bond” unire, vincolare, incollare – ha origini lontane nel tempo poiché, in un certo senso, senza il bonding la razza umana si sarebbe di sicuro estinta. La parola tuttavia è entrata nel lessico comune solo all’inizio degli anni ’80, negli Stati Uniti. Il profondo legame fisico e psicologico che si crea tra madre/padre e figlio durante il periodo della gravidanza, ma soprattutto subito dopo la nascita del piccolo, fa parte di un processo che non sempre è immediato. I genitori rispondono in tempi e con modalità differenti.

Cos’è il bonding

Innanzitutto il bonding è un legame che include anche il papà ed è fatto di carezze e attenzioni, di sguardi e di cure. Il piccolo si sente così protetto, accolto: per tutta la vita. In alcuni casi, però, alcune condizioni avverse come un parto difficile o una separazione per questioni mediche non sono favorevoli all’avvio naturale di questa commistione affettivo-protettiva. 

L’interazione tra genitori e figlio può avvenire in effetti sin dalla gravidanza: parlare al pancione o accarezzarlo, cantare o assecondare dei movimenti interni-esterno fanno parte di una dimensione iniziale e positiva del bonding. Ad esempio, da molti anni ormai, e salvo per problematiche specifiche, il neonato non viene mai tolto alla madre. Al contrario se ne favorisce il contatto soprattutto nelle ore successive al parto. Da qui l’abitudine sempre più diffusa al rooming-in.

L’odore e il calore della pelle della mamma attivano i suoi recettori così come la voce di entrambi i genitori. Se durante i nove mesi mamma e papà hanno infatti dialogato con il “pancione”, la loro voce non solo sarà riconoscibile per il piccolo ma anche magneticamente familiare. 

Bonding e ormoni

Anche gli ormoni giocano un ruolo fondamentale nella costruzione del bonding: l’ossitocina, il cosiddetto ormone dell’amore, ha un picco verso l’alto subito dopo il parto. Si tratta di un innalzamento necessario per risvegliare il senso di accudimento e di protezione della madre verso il figlio. Lo stesso ruolo lo hanno le endorfine (oppiacei naturali che fanno aumentare il senso di benessere) e la prolattina (regola la produzione del latte) i cui valori, infatti, tendono ad impennarsi subito dopo aver dato alla luce la propria creatura. 

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Anche l’adrenalina materna ha un picco di rilascio di ormoni adrenalinici nelle ultime contrazioni con il fine di rendere energica e attenta la neo mamma. Inoltre l’adrenalina materna accresce quella fetale poiché anche il bimbo è all’erta al momento del parto. Un innalzamento dell’adrenalina fetale gli permette in tal modo di adattarsi al mondo extrauterino e di “attivare” più velocemente il processo di attaccamento.

Come si costruisce il legame col bebè

Dunque i comportamenti quotidiani che da subito caratterizzano il processo di costruzione del bonding sono certamente innati, ma è bene sapere che ad esempio la fase di “veglia attiva” del bimbo, cioè quando messo sul petto subito dopo la nascita ha gli occhi sgranati, è il primo momento ideale per entrare in relazione con lui attraverso “gli occhi”. Altri momenti propositivi sono i cambi sul fasciatoio, quando si gioca o mentre si allatta.

Bonding e pianto del neonato

Da non dimenticare che l’unico canale comunicativo che il piccolo possiede è il pianto. Non importa la causa primaria di questo momento di sconforto: il bimbo va consolato, accolto, nutrito, coperto. Insomma la risposta dei genitori deve essere diversa e pronta a seconda del bisogno del figlio. Dimostrarsi attenti e disponibili rispondendo alle richieste del neonato non vuol dire infatti viziarlo, ma fargli capire tramite le coccole che può fidarsi di mamma e papà. 

Da questo senso di sicurezza, il bonding prende forza e nel tempo il rapporto genitori-figlio sarà sempre più forte poiché dettato dalla fiducia.

Quindi accarezzarlo, parlare con lui, leggere per lui fa parte di un benessere familiare che riguarda entrambi i genitori. Qualora dovessero presentarsi sintomi opposti quali non aver voglia di occuparsi del proprio bimbo o essere totalmente privi di stimoli è bene parlarne con il partner. La neo mamma dovrebbe farlo anche con il medico al fine di evitare un possibile squilibrio ormonale con-causa di una depressione post partum.

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