Allattamento: cosa fare per ragadi, ingorgo e mastite

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Pur essendo un’esperienza molto intensa anche dal punto di vista emotivo, talvolta l’allattamento al seno può riservare qualche sorpresa un po’ fastidiosa. Ragadi, ingorgo mammario e mastite, ad esempio, sono tre inconvenienti che possono presentarsi con una certa frequenza e, a volte, rendere difficile un buon allattamento. Ma ciononostante, nella maggior parte dei casi, si tratta di problemi di facile soluzione. Anche con l’aiuto di una valida consulente per l’allattamento. Vediamo nel dettaglio.

Allattamento e ragadi

Nei primi giorni di allattamento, i capezzoli sono particolarmente sensibili e questo è del tutto normale. Se però col passare del tempo si presenta dolore intenso e compaiono dei piccoli tagli, allora si sono formate le ragadi. La principale causa scatenante è la posizione scorretta del neonato quando succhia. Se non è ben attaccato, prenderà male il capezzolo e i movimenti della sua bocca nei punti sbagliati provocheranno i taglietti.

Altra causa delle ragadi può essere la candidosi, cioè una micosi da candida. Inizialmente i capezzoli appaiono leggermente lucidi, poi assumono un colore rosa intenso, sono lucidi o arrossati. A volte sono screpolati, si lacerano, prudono o sono coperti da una patina bianca. La candidosi provoca dolore durante e dopo la poppata, ma a volte può non dare sintomi. Il neonato può presentare macchie biancastre dentro la bocca, in corrispondenza delle guance e della lingua. In questo caso, va sentito il pediatra. 

Allattamento: rimedi per le ragadi

  • Non abbandonate il vostro allattamento, anche se la ferita sanguina. È consigliabile far attaccare spesso il bambino e per periodi più brevi, invece che fare poppate molto lunghe.
  • Verificate che il bambino sia attaccato bene e che la posizione sia corretta. Alternate le diverse posizioni, in modo da sollecitare il meno possibile il capezzolo dolorante.
  • Dopo la poppata, lasciate asciugare il latte sul capezzolo. I capezzoli devono essere più asciutti possibile: di tanto in tanto vanno tenuti all’aria. Usate reggiseni in tessuto traspirante (cotone) e cambiate spesso le coppette assorbilatte per non fare macerare la pelle.
  • Lavate spesso le mani e, una volta al giorno, il seno con acqua calda. No alle creme cicatrizzanti, a meno che non siano a base di prodotti naturali.
  • Se il dolore è davvero insopportabile si può provare a svuotare il seno per 24 ore, manualmente o con un tiralatte, per poi riprendere gradualmente ad allattare. Può anche essere utile usare i paracapezzoli in silicone.
  • È buona regola preparare il seno già durante la gravidanza, ad esempio assumendo un integratore di collagene: è in grado di aumentare l’elasticità della pelle del capezzolo.
  • In caso di micosi è necessario che il medico prescriva una terapia antimicotica ad hoc e bisogna attenersi a rigorose regole di igiene.
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Allattamento e ingorgo mammario

L’ingorgo mammario in allattamento si riconosce da una zona calda, talvolta arrossata e sensibile del seno oppure da un nodulo palpabile, spesso doloroso e con margini ben definiti. Di solito, si presenta quando i dotti galattofori non vengono svuotati del tutto. Le cause sono diverse: produzione molto abbondante di latte, predisposizione della mamma, colpi o pressioni sul seno, cicatrici, stress, abiti troppo aderenti.

Allattamento: cosa fare contro l’ingorgo

  • Allattare spesso.
  • Riscaldate il seno prima della poppata: vanno bene un impacco caldo-umido, l’applicazione di un cuscino riscaldante (ad esempio, riempito con noccioli di ciliegio e riscaldato) oppure una doccia calda.
  • Durante la poppata, massaggiare la zona interessata o il nodulo.
  • Raffreddare il seno dopo che il bambino ha finito di succhiare con impacchi freddi di 20 minuti: alleviano il dolore.
  • Sistemare il neonato in modo che la sua mascella inferiore poggi sull’ingorgo: i dotti galattofori sollecitati in questo modo si svuotano meglio. Ad esempio, il bimbo può essere messo al contrario rispetto alla mamma, mentre entrambi stanno distesi.
  • Bere molto.
  • Evitare abiti stretti.

Allattamento e mastite

Tra i problemi comuni in allattamento, la mastite è un’infiammazione del seno accompagnata da vari sintomi, simili a quelli di un’influenza: febbre, dolori agli arti, malessere. In genere, sul seno compare una zona arrossata e sensibile, le mammelle sono dure. È opportuno stare a letto. Le cause possono essere infezioni (batteriche per lo più) oppure la stasi (ristagno) del latte, che si verifica quando il seno non viene svuotato totalmente dal bambino.

Allattamento: soluzioni per la mastite

– Consultare il proprio medico.
– Continuare ad allattare, svuotando bene le mammelle.
– Nelle forme precoci, seguire le stesse regole valide per l’ingorgo mammario, limitando a 5 minuti le applicazioni calde prima della poppata.
– Se la febbre non scompare entro 24 ore probabilmente servirà un antibiotico compatibile con l’allattamento. Per il dolore e per abbassare la temperatura si possono utilizzare paracetamolo e ibuprofene.
– Non solo i farmaci possono essere utili, ma anche gli integratori contro la ritenzione idrica. Il ristagno dei liquidi può essere efficacemente contrastato con un estratto vegetale derivato dall’ippocastano (venocin), importante sul miscrocircolo. I risultati sono ancora migliori se è accoppiato ad altri due componenti, l’olio di pesce e la bromelina, che hanno spiccate qualità antinfiammatorie che contribuiscono a far scomparire infiammazione e dolore.

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