Shaken Baby Syndrome, cos'è e perché è pericolosa

neonata che piange
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Il pianto dei neonati non sempre è facile da sopportare. Non esiste genitore sulla faccia della terra che non si scombussoli almeno in po’ quando ha tra le braccia un fagotto urlante e inconsolabile. Non riuscire a calmare i nostri bambini ci fa provare un bruttissimo senso di impotenza e può capitare di farsi prendere dal panico e dalla disperazione. In questi casi a volte succede una cosa che invece non dovrebbe mai e poi mai accadere: scuotere con forza il neonato. È un gesto impulsivo, dettato dallo sconforto, ma molto pericoloso. Quello che si rischia è la Shaken Baby Syndrome. Oggi vi spieghiamo di che si tratta per evitare che possiate incappare in questo errore. 

Cos’è la Shaken Baby Syndrome

Letteralmente significa “sindrome del bambino scosso”. Indica il gesto di scuotere avanti e indietro con violenza un bambino molto piccolo, provocando oscillazioni e rotazioni della testa che possono avere conseguenze anche gravi. La Shaken Baby Syndrome viene considerata un abuso a tutti gli effetti. Tenete bene a mente questo dato davvero forte: nei Paesi industrializzati è la causa più comune di morte in età infantile per maltrattamenti. 

In genere sono i più piccini (con meno di un anno di età) ad essere colpiti da Shaken Baby Syndrome e la spiegazione è semplice. Nella maggior parte dei casi vengono scossi a causa del pianto, lungo, disperato e irrefrenabile e con svariate cause. Alcun studi hanno rilevato che la maggior parte dei bambini scossi piange in media da un’ora e mezza a tre ore al giorno. E un genitore che non sa cosa fare, purtroppo a volte finisce per esasperarsi, anche se questa non è una giustificazione.

Cause del pianto dei neonati

I neonati piangono, non c’è niente da fare. Certo, c’è chi lo fa di più e chi solo in particolari situazioni. Però piangono ed è giusto che sia così. I lattanti non hanno altro modo per comunicare che hanno sonno o fame, che sentono caldo o freddo, che hanno il pannolino bagnato o sporco. Non possono dircelo in nessun altro modo se non con i lacrimoni. 

I neonati piangono perché vogliono il contatto fisico con la mamma o il papà, dopo aver passato 9 mesi al sicuro nel pancione. Ci sono genitori che li lasciano fare, secondo il principio (alquanto “crudele”) che “tanto prima o poi la smetterà”. Anche la stanchezza li fa piangere, magari dopo una giornata intensa tra passeggiate al parco e nuovi stimoli ricevuti. Oppure hanno le coliche, doloretti di pancia che li fanno urlare tanto, soprattutto nelle ore serali. 

Insomma, il pianto non è mai un capriccio. Ma vi pare che a due mesi vostro figlio sappia cosa sia una monelleria? Ricordiamolo sempre quando li vediamo disperarsi.  

Chi scuote i bambini

Oltre ai genitori, sono a rischio di scuotimento dei più piccoli tutti coloro che se ne prendono cura: nonni, baby sitter, educatrici del nido etc. 

Fattori di rischio per Shaken Baby Syndrome

Si è visto che in alcuni casi ci sono dei fattori che predispongono a reagire al pianto del neonato scuotendolo con energia nel tentativo di calmarlo: 

  • Giovane età dei genitori.
  • Abuso di sostanze come alcol e droga. 
  • Traumi pregressi. 
  • Conflitti familiari. 
  • Problemi economici. 
  • Disagio sociale. 
  • Basso livello di istruzione. 
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Rischi della Shaken Baby Syndrome

I danni che può causare la Shaken Baby Syndrome sono serissimi. Per capirli meglio cercate di immaginare un piccolino di 7-8 chili tenuto per il torace, le gambe o le braccia e scosso con forza da una mamma o un papà molto più grandi e possenti in confronto a lui. Un esserino indifeso tra le mani di un “gigante”. La sproporzione è evidente, anche in termini di forza. 

Un neonato non ha ancora il controllo della testa (è più grande del resto del corpo) e i muscoli del collo non la reggono ancora bene. Ecco perché penzola da un lato e va sempre sorretta con cura e delicatezza. Lo scuotimento quindi fa oscillare pericolosamente il capo. Le ossa craniche tra l’altro non sono ancora ben saldate. I movimenti bruschi come quando un bimbo viene scosso possono far muovere il cervello all’interno della scatola cranica, causando problemi gravissimi. Ad esempio, può verificarsi la rottura dei vasi sanguigni, con conseguente emorragia cerebrale.

Perché si verifichi la Shaken Baby Syndrome non occorre che il bambino sia scosso molto a lungo: basta anche una manciata di secondi per provocare lesioni importanti. Secondo alcuni studi americani, circa un quarto dei bambini con Shaken Baby Syndrome muore alcuni giorni o settimane dopo aver subito la violenza. Nei 3/4 che invece sopravvivono, il 75% riporta danni permanenti.

Sintomi della Shaken Baby Syndrome

La sindrome del bambino scosso può dare segnali diversi a seconda del grado di scuotimento e del grado di lesioni che si sono verificate a livello cerebrale: 

  • Difficoltà respiratoria. 
  • Irritabilità.
  • Vomito. 
  • Inappetenza. 
  • Alterazioni del livello di coscienza. 
  • Lividi e contusioni. 
  • Tumefazioni craniche. 
  • Fratture. 
  • Letargia (tendenza a dormire tanto). 
  • Pianto lamentoso o crisi di pianto. 
  • Convulsioni.
  • Assenza di sorrisi o vocalizzi. 
  • Bassa temperatura corporea (ipotermia).
  • Diminuzione del tono muscolare. 
  • Suzione e deglutizione scarse. 
  • Fontanella anteriore bombata o pulsante. 
  • Rigidità. 

Conseguenze della Shaken Baby Syndrome 

I danni possono essere:

  • paralisi cerebrale;
  • emorragia subdurale;
  • emorragia retinica;
  • disturbi visivi o uditivi;
  • epilessia;
  • danni neurologici;
  • lesioni al collo o alla spina dorsale;
  • edema cerebrale (rigonfiamento del cervello);
  • ritardo psicomotorio e mentale;
  • morte.

Altri possono presentarsi durante l’infanzia o l’adolescenza:

  • disturbi depressivi;
  • difficoltà di apprendimento;
  • disturbi del linguaggio;
  • comportamenti violenti e aggressivi;
  • uso di alcol e droghe.

Come si fa la diagnosi di Shaken Baby Syndrome

Se presi singolarmente, i sintomi sono piuttosto aspecifici. Potrebbero cioè indicare moltissime patologie diverse. Occorre quindi che il medico vada un po’ per esclusione, se i genitori non fanno direttamente cenno al fatto di aver scosso il figlio. Ricordiamo che si tratta di un maltrattamento e, in quanto tale, potrebbe essere nascosto da chi lo ha perpetrato. 

Tre sintomi in particolare però fanno pensare alla Shaken Baby Syndrome: encefalopatia, emorragia subdurale ed emorragia retinica. In questo caso, i camici bianchi avranno pochi dubbi su cosa è avvenuto. Tra le procedure radiologiche utilizzate per fare una diagnosi precisa ci sono le radiografie, la tac e la risonanza magnetica. 

Come prevenire la Shaken Baby Syndrome

La prevenzione della Shaken Baby Syndrome si fa in un solo modo: evitando di scuotere i bambini. Sembra banale, vero? Eppure non lo è. Il vero problema è imparare a capire e gestire il pianto dei neonati che, come abbiamo visto, è alla base di questi improvvisi “scatti” violenti da parte di chi si occupa di loro. 

Quando si è alla prima esperienza tutto appare più difficile. Soprattutto all’inizio non è semplice capire perché il bambino piange. Bisogna darsi un po’ di tempo e farsi aiutare da chi ne sa di più. Chiamare la propria ostetrica ad esempio può essere utile perché vi saprà indicare alcuni segnali da non sottovalutare. Lo sapete ad esempio che prima di scoppiare in lacrime per la fame, un neonato lancia messaggi precisi? Si comincia a contorcere, porta le manine in bocca e inizia a vocalizzare. Se però non lo assecondate comincerà a piangere a dirotto. Così come per qualsiasi altra cosa, che sia un pannolino da cambiare o un pisolino urgentissimo.

È inoltre importante riconoscere i propri limiti. Non sentitevi “wonder woman” a tutti i costi. Se vostro figlio si dispera da due ore e capite che non ce la fate più, passatelo al papà o alla nonna, cambiate stanza, uscite da casa per un quarto d’ora, respirate a pieni polmoni e poi riprendetelo in braccio. In questo modo avete scongiurato il pericolo di incorrere in qualche gesto di cui poi sicuramente vi sareste pentite. 

Altre info su Capire il pianto dei neonato si può: ecco cosa ci dicono le lacrime

Attività varie e Shaken Baby Syndrome

Se dopo aver letto il nostro post vi siete allarmate un po’, vogliamo tranquillizzarvi: non tutti i tipi di scuotimenti provocano Shaken Baby Syndrome. È giusto però ricordare che avete a che fare con un neonato, non con un pupazzo o un peluche: “maneggiate” i neonati sempre con estrema cura. 

Alcune attività non sono causa di Shaken Baby Syndrome: 

  • Gioco del “cavalluccio” sulle gambe.
  • Andare in bici con il bambino nel seggiolino.
  • Fare jogging col bambino nel marsupio o in fascia.
  • Brusche frenate in macchina. 
  • Cadute accidentali (ad esempio, dal letto o dal fasciatoio. Possono sì provocare traumi, ma non come quelli da scuotimento).
  • Gioco dell’aeroplano, cioè alzare il bimbo in alto per poi farlo “planare” in basso.
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