Rigurgito nei neonati: ecco i sintomi, le cause e i rimedi

neonato con cappellino e avvolto dalla coperta
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È un classico: cambiate la tutina al vostro cucciolo, è tutto bello pulito e profumato, passano due secondi e… arriva, puntuale come un orologio svizzero, un fantastico rigurgito. Nella peggiore delle ipotesi anche voi potreste essere colpite dal “malefico” e puzzoso spruzzo di latte. E che importa se è la prima volta che indossate la vostra bellissima camicetta nuova: il rigurgito non risparmia nessuno!

Il rigurgito nei neonati è un fenomeno assolutamente normale nei primissimi mesi di vita e, se non è accompagnato da altri sintomi, come l’arresto della crescita, non deve destare alcuna preoccupazione. L’unico inconveniente può essere quello di “armarsi” di decine di vestiti e bavaglini (che in genere a un neonato non mancano).

Cos’è il rigurgito? È la risalita del contenuto dello stomaco (latte insieme a succhi gastrici) su per l’esofago. Il rigurgito non si verifica perché il neonato ha mangiato troppo, anche se la foga con cui certe volte si alimenta può peggiorare le cose. La causa però è differente.

Il rigurgito è provocato dall’immaturità dell’apparato digerente dei piccoli. In particolare, a non funzionare ancora perfettamente è il cardias, la valvola che sta tra stomaco ed esofago: quando non si chiude bene, consente la risalita del cibo, del latte in questo caso. Ecco quindi che è facile intuire che il rigurgito è solo un problema temporaneo, che di solito scompare dopo qualche mese: intorno all’anno d’età (come le dovute eccezioni) è solo un ricordo.

Il rigurgito interessa sia bambini allattati sia al seno che con latte artificiale, anche se pare che i primi ne soffrano meno perché il latte materno è più leggero (che non vuol dire meno sostanzioso) di quello formulato. In commercio esistono diversi tipi di latte antirigurgito indicati a chi presenta più spesso il fastidio oppure il latte potrebbe essere “appesantito” con qualche addensante per non farlo risalire.

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Quando il rigurgito deve preoccupare? Quando è molto abbondante e frequente (sembra più vomito e si presenta a getto), il bambino mostra segni di malessere (piange e si lamenta) prima di eliminare il latte dallo stomachino, quando non cresce bene (ad esempio, sporca pochi pannolini) o ha altri sintomi, come la tosse. Potrebbe trattarsi di reflusso gastroesofageo, un disturbo più serio che va trattato dal pediatra.

Il rigurgito si può prevenire? Pur trattandosi di un fatto fisiologico, qualcosa per evitarlo si può fare. Tanto per cominciare, durante la poppata fate in modo che il piccolo non sia completamente disteso, ma abbia la testa e il tronco un po’ sollevati. Un escamotage è la posizione rugby per allattare, quella cioè con il corpo del bimbo messo sotto il braccio della mamma, coi piedini rivolti verso la sua schiena e la testa all’altezza del seno e sorretta dalla mano.

È inoltre consigliabile fare poppate frequenti e magari più brevi, in modo che lo stomaco non si riempia troppo e il piccino abbia la possibilità di digerire tra una ciucciata e l’altra. Chiaramente questo vale per l’allattamento al seno. Per quello artificiale cercate il latte che più fa per vostro figlio: fatevi aiutare dal pediatra.

Non dimenticate il ruttino: l’emissione dell’aria ingurgitata durante il pasto allontana un po’ il rischio del rigurgito. Talvolta però è proprio quello il momento in cui avviene. Tenete il bambino in posizione verticale e date dei colpetti leggeri sulla schiena. E ricordatevi di mettervi un fazzoletto o un canovaccio sulla spalla per “salvarvi” la maglietta.

Dopo il pasto, non mettete subito disteso il bambino, ma aspettate un po’. Per lo stesso motivo, il cambio del pannolino andrebbe fatto prima di mangiare: alzargli le gambe provoca una pressione sullo stomaco che potrebbe favorire il rigurgito. Certo, il discorso cambia se evacua durante la poppata.

E infine una raccomandazione fondamentale: i neonati devono dormire a pancia in su. È raro che un bambino possa soffocare per un rigurgito, ma la posizione supina è quella che dà una sicurezza maggiore per prevenire la morte in culla (ne abbiamo parlato QUI). Ricordatelo sempre.

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