Mangiare cibo biologico: uno slalom tra verità, mode e falsi miti

cibo biologico
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Diciamoci pure la verità: nutrirsi in modo corretto oggi è diventato assai difficile. Il pollo? È bombardato di antibiotici. La carne rossa? Predispone al cancro. Il latte? Non è più quello di una volta perché le mucche non pascolano più. Frutta e verdura? Sono ammorbate dai pesticidi. Pasta e pane? Macché: il grano viene dal Canada! Ecco quindi che da qualche anno è esploso il boom di mangiare cibo biologico. Che però non è esente da dubbi e critiche.

Per alcuni è una scelta di salute, per altri “il bio è fichissimo“. Per tutti, l’agricoltura bio viene considerata per antonomasia quella più sana e probabilmente ci saranno anche tante di voi che la preferiscono per sé e la propria famiglia, piccolini inclusi. Questo perché c’è una attenzione maggiore alle coltivazioni o agli allevamenti degli animali. Almeno sulla carta. Perché va detto che sono molti gli studi scientifici che non confermano che mangiare cibo biologico sia davvero così salutare, o comunque che faccia star meglio rispetto ai prodotti “normali”.

Ad esempio, alcune metanalisi – fatte sulle centinaia di ricerche esistenti in questo campo – dalla Food Standard Agency e dall’Agenzia francese per la sicurezza alimentare concludono che, dal punto di vista degli apporti nutrizionali, tra cibo biologico e quello convenzionale non ci sono grandi differenze.

Sfatiamo un altro mito. Non è vero che i vegetali bio non contengono schifezze chimiche, anche se tutti pensiamo che non dovrebbero esserci neanche delle microscopiche tracce. Ovviamente non si tratta degli stessi pesticidi usati tradizionalmente nelle colture, ma sono presenti.

“Nel biologico i pesticidi sono ammessi – conferma Antonio Giunta, fondatore del gruppo ‘Mangiare e bere sano‘ ed esperto di alimentazione -. Non sono quelli del mercato normale, sono meno aggressivi, ma ci sono. Se sulle piante aggiungo qualcosa dall’esterno danneggio il sottosuolo. Le piante possono essere protette dal lievito madre. Si devono cercare rimedi naturali, non i pesticidi. E su questo andrebbe rifatta tutta la commissione sul biologico”.

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Secondo Giunta, nella grande distribuzione, è molto difficile trovare cibo biologico al 100 per cento. Un esempio è quello dei biscotti. Anche se sono certificati come bio, bisogna prestare attenzione all’etichetta e leggere bene gli ingredienti. “Se c’è la farina 00 non possono essere considerati bio – spiega – perché questa farina, usata anche per il pane bianco, è sbiancata chimicamente, proprio come quando si usa la candeggina per sbiancare i vestiti. Un prodotto così non dovrebbe esserci, come i coloranti e gli additivi. Tutto ciò che è trattato non è bio”.

Eppure, un po’ dappertutto i supermercati e le botteghe che vendono cibo biologico sono sempre presi d’assalto, nonostante i prezzi dei prodotti siano più alti di quelli tradizionali. Ed ecco spiegato il motivo. “Il contadino che coltiva biologico deve comprare il pesticida che impone la commissione e quindi i prezzi lievitano. Sono le piccole aziende che mi garantiscono i prodotti genuini, ma spesso non ce la fanno economicamente e devono rinunciare al bio”.

E tutto dunque torna per lo più alla grande distribuzione con tanti supermercati che vendono cibo biologico. Ma anche qui c’è da tenere gli occhi aperti. “In questi supermercati – dice Giunta – spesso si trovano pomodori e zucchine a dicembre. Che senso ha? Non possono essere biologici. Mangiare bene significa rispettare la stagionalità dei prodotti. E c’è un altro aspetto. Tra i fagioli si possono trovare quelli ‘made in Cina‘, che è uno dei Paesi più inquinati al mondo. Il sistema è da rifare. Come dice Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, si deve certificare come biologico qualcosa di buono che arriva dalla terra“.

La soluzione quindi qual è? L’ideale sarebbe trovare il caro vecchio contadino che vende i suoi prodotti coltivati ancora all’antica, ma chiaramente non è facile, soprattutto se si vive nelle grandi città. Allora meglio essere molto accorti nelle proprie scelte. Ecco un esempio. “La vera frutta biologica – suggerisce Antonio Giunta – ha dimensioni differenti, i prodotti non sono tutti uguali, le mele son tutte diverse, bucherellate e con più colori. I finocchi sono piccoli, la lattuga marroncina e sporca di terra”.

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