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neonato ottavo mese piange disperato

Lo scenario è questo. Il vostro bambino è sempre stato un angioletto, ha sempre sorriso sereno a tutti, mangiato tranquillamente e dormito come un ghiro, si è sempre fatto prendere in braccio dai genitori, ma anche dalle nonne o dagli amici più stretti. Improvvisamente tutto cambia: di stare con gli altri non se ne parla e guai a non avere la mamma sott’occhio. È un momento particolare conosciuto come la crisi dell’ottavo mese. Vediamo cos’è e quali sono gli errori da non commettere.

Verso gli 8 mesi di vita (settimana più, settimana meno), il piccolo attraversa una fase nuova e per lui sconosciuta, caratterizzata dall’ansia di separazione dai genitori (dalla mamma in modo particolare) e dal timore provocato dagli estranei. La prima è la manifestazione di una paura ancestrale e del tutto naturale: quella di essere abbandonato dalla persona che, sin dalla nascita, è più importante, cioè la madre.

A quest’epoca, il bambino ha acquisito già una certa consapevolezza di sé, iniziando a percepirsi separato da lei, mentre prima si sentiva un’unica entità con la “donna della sua vita“. Questo passaggio è importantissimo per la sua crescita e per definire la sua identità, ma comporta anche il timore (o meglio: il terrore) che la mamma si allontani per non ritornare più.

Vi sembra troppo piccolo perché possa provare questa sensazione? Siete in errore! Ed è uno dei motivi per cui possono scatenarsi le crisi dell’ottavo mese. Ecco perché anche una separazione brevissima (tipo per una doccia o una passeggiata veloce) può gettarlo nello sconforto, tanto da non sopportare neanche che la mamma cambi stanza.

D’altronde, dobbiamo considerare che un bimbo piccolo non ha ancora la percezione dello spazio (mica sa dov’è l’altra stanza) e, soprattutto, non ha il senso del tempo, quindi non può capire che la mamma “torna subito“: per lui, 5 minuti o due ore non fanno differenza. Molto spesso, la crisi dell’ottavo mese coincide con il rientro della madre al lavoro, per cui il disagio è ancora più forte.

Contemporaneamente all’ansia del distacco dai genitori può scattare una forte diffidenza nei confronti degli estranei e, anche il piccolo che fino a questo momento è stato socievole e allegro con tutti, può improvvisamente apparire spaventato di fronte a persone o luoghi che non conosce. Potrebbe quindi scoppiare a piangere, voltarsi dall’altra parte, abbassare gli occhi o coprirsi il viso con una manina, stringendosi a chi lo tiene in braccio.

Che fare dunque? Innanzitutto ci sono degli errori da evitare in caso di crisi dell’ottavo mese. Considerato che si tratta di reazioni del tutto normali e che anzi sottolineano lo sviluppo di vostro figlio, è bene che i genitori non tendano a sottolineare l’atteggiamento del bambino. Non solo non si deve forzarlo a socializzare a tutti i costi, ma non si devono neanche usare appellativi o frasi tipo “ma è solo timido” oppure “oh come sei pauroso“: questi modi di fare sono nocivi, anche con bambini piccoli.

Piuttosto che incitarlo a non avere paura, è meglio lasciarlo tranquillo e mostrare con il vostro esempio che non c’è nulla da temere: vedendo che accogliete un’amica o l’idraulico in modo amichevole, si sentirà rassicurato e pian piano supererà la diffidenza.

La crisi dell’ottavo mese rappresenta una tappa fondamentale, necessaria e inevitabile dello sviluppo emotivo del bambino, che solo più tardi – intorno ai 18-24 mesi, arriverà alla “rappresentazione mentale dell’oggetto”: se non vede mamma e papà accanto, lo consola l’immagine interiore di essi, perché ormai è sicuro che loro ci sono, anche se in quel momento non sono fisicamente presenti.