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bambino di due anni in crisi con le mani in faccia

Gli inglesi li chiamano “terrible two”, che tradotto significa i “terribili due”. Che, tradotto ancora una volta, identificano un “meraviglioso” periodo che attraversano i bambini indicativamente tra i 18 mesi e i 3 anni. È la crisi dei due anni in cui i nostri figli conoscono una sola e significativa parola: no.

Pappa no, bagno no, nanna no, passeggiata no, parco giochi no, scuola no, nonni no… Tutto è un unico fantastico no, che spesso si accompagna a pianti improvvisi e inconsolabili, scatti di rabbia, scene di disperazione con i bambini buttati per terra, capricci che fino a poco tempo sembravano inimmaginabili.

Partiamo da due considerazioni generali. La prima (consolante) è che si tratta di un momento transitorio: può essere più o meno lunga, ma la crisi dei due anni arriva e poi se ne va. La seconda (un po’ meno consolante) è che le armi per combattere i “terribili due” non sono molte: ci vuole una super scorta di pazienza.

La crisi dei due anni arriva per tutti i bambini perché è una fase fondamentale dello sviluppo, un po’ come quella degli 8 mesi. I segnali possono essere più o meno sfumati perché, com’è ovvio, ogni piccolo è diverso dagli altri: ci sono quelli che si oppongono a ogni cosa e non c’è verso di farli ragionare e altri coi quali si può discutere un po’ di più (ricordando sempre la loro età).

Perché si scatena la crisi dei due anni? Perché il bambino cresce. Pare una banalità assurda, ma è proprio questa la ragione. Dopo i 18 mesi, quando ormai cammina e inizia a dire le prime parole (o comunque quasi sempre riesce a farsi capire), il suo senso di indipendenza aumenta, si rende conto che è un soggetto a , diverso da mamma e papà, con una sua personalità e una grande voglia di autonomia e libertà. E i no, i pianti, i capricci sono il modo per esprimerlo. Perché non conosce altro modo per farlo… È la sua maniera per dirci “Ehi voi! Guardate che ci sono anche io!”.

Ma non solo. Essendo ancora così piccolo, il desiderio di indipendenza si scontra anche con la paura del distacco dai genitori e il ritorno da loro è necessario. E magari la frustrazione per non essere riusciti a far da soli si esprime con le lacrime e il nervosismo. Non dimentichiamo poi che ancora non parlano affatto o non lo fanno bene e le emozioni che non sanno controllare vengono fuori anche in modo “violento”: il lancio di un oggetto o un bel pianto.

Molto spesso noi genitori veniamo spiazzati dalla crisi dei due anni e non sappiamo come gestire la ribellione e le decine di no che ogni giorno ci rivolgono i nostri bambini. Vediamo come “sopravvivere”.

A questa età, è impossibile impartire regole per ogni cosa: il rischio è quello di confondere il piccolo e, soprattutto, di limitarlo nella sua scoperta di ciò che lo circonda. Quindi, ad esempio, se vuol mangiare con le mani e non c’è verso di usare il cucchiaio, assecondatelo: non è la fine del mondo avere la pastina sparsa in mezza cucina. Al contrario, fermezza assoluta in altre situazioni, come stare nel seggiolino in macchina o non avvicinarsi alle prese di corrente. In questo modo, capirà ciò che è veramente importante da ciò che lo è di meno.

Quando una cosa non è possibile, non dite al bambino no e basta (come fa lui), ma cercate di dare una spiegazione semplice e chiara del perché non si può fare. Alla terza caramella, ad esempio, la risposta potrebbe essere “amore, ne hai già mangiate due: un’altra caramella fa venire male al pancino”.

Per evitare il no secco a prescindere da ciò che proponete, date a vostro figlio un’alternativa. “Vuoi la mela o la banana?”: sarà “costretto” a darvi una risposta (aspettatevi anche un “no mela e no banana”, ma è più raro!).

In caso di scenate “melodrammatiche”, il rimprovero verrebbe spontaneo, ma sappiate che non serve a niente. Così come denigrare il bambino è controproducente: “Che vergogna! Ti guardano tutti!” non lo farà smettere di piangere, ma al contrario aumenterà la sua frustrazione. Cerchiamo dunque di incoraggiare i comportamenti positivi e disapprovare quelli negativi.

La crisi dei due anni è un sistema per esprimere le proprie emozioni: pian piano imparerete a riconoscerle anche voi e a “prevenire”. I bimbi non sanno come manifestare tristezza, gioia, eccitazione e spesso diventano incontenibili: aspettate con pazienza che passi il momento clou. Insegnate poi al piccolo il valore di chiedere scusa: non occorre che lo dica, ma bastano anche un abbraccio o una carezza.

Un’ultima cosa. Per contrastare la crisi dei due anni lasciate vostro figlio libero di esplorare. Questo non vuol dire metterlo in situazioni di pericolo! Voi dovete comunque essere presenti e fargli sapere che ci siete in caso di necessità. Ma mettetevi un po’ sullo sfondo: il bambino acquisirà fiducia in se stesso e imparerà a scoprire il mondo e a gestirsi da solo.

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