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Bresaola in gravidanza
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Leggera e gustosa. Fresca soprattutto in estate e versatile in cucina. Adatta a ogni pasto e ideale per chi fa sport. Non c’è che dire: nell’ampio e saporito mondo dei salumi, la bresaola ha davvero tante virtù e pochissimi difetti. Per le donne incinte però è off limits. E ora vi diciamo perché.

Cos’è la bresaola

La bresaola è un salume crudo. Nella maggior parte dei casi è a base di carne di manzo, ma esiste anche bresaola di tacchino, maiale, cavallo o cervo. La più conosciuta e pregiata è quella prodotta in Valtellina che ha ricevuto anche il riconoscimento IGP, ovvero l’Indicazione geografica protetta.

La carne della bresaola è lavorata e stagionata. A volte viene anche affumicata. I processi produttivi a cui viene sottoposta non la preservano però da alcuni rischi.

Quali sono le proprietà della bresaola

La bresaola ha molteplici proprietà benefiche:

  • è magra: 100 grammi forniscono circa 150 calorie. Di conseguenza, può mangiarla anche chi segue un regime alimentare finalizzato alla perdita di peso.
  • È una buona fonte di proteine: sono circa 33 grammi per 100 grammi di prodotto: questo è uno dei motivi per cui la bresaola è particolarmente apprezzata da chi pratica sport.
  • È facilmente digeribile.
  • Contiene buone quantità di vitamine e minerali, importanti per il corretto funzionamento del metabolismo: tra questi, niacina, vitamine B12 e B6, potassio (utile per la salute cardiovascolare), fosforo (rinforza ossa e denti), magnesio, calcio, ferro e altri.
  • Ha un buon potere antiossidante, grazie alla presenza di vitamina E e selenio.
  • Ha pochi grassi: appena 2 grammi.
  • Non contiene né glutine né lattosio: può essere consumata serenamente anche da coloro che sono intolleranti a queste due sostanze.
  • Ha un basso indice glicemico: semaforo verde anche per i diabetici.

Non è tutto rose e fiori però: anche se è tra i meno “dannosi”, la bresaola è pur sempre un insaccato. Quindi ha molto sale e colesterolo. Chi soffre di ipertensione o ha disturbi cardiovascolari e/o metabolici deve mangiarla con moderazione e comunque dopo aver consultato il proprio medico. Inoltre, contiene alcuni conservanti (nitrati e nitriti) di cui non bisognerebbe mai abusare.

Si può mangiare bresaola in gravidanza?

La bresaola in gravidanza si può mangiare se si è immuni alla toxoplasmosi, un’infezione che normalmente non è pericolosa, ma può diventarlo quando si aspetta un bambino. Si diventa immuni quando si contrae l’infezione, cosa che si può scoprire sottoponendosi al cosiddetto Toxo test, uno dei normali esami della gravidanza.

Come vedremo tra poco, la toxoplasmosi non è l’unico rischio che si può correre mangiando bresaola in gravidanza. Ma oltre alle possibili infezioni, bisogna prestare attenzione al contenuto di sale, colesterolo e conservanti a cui accennavamo più sopra. La parola d’ordine quindi è moderazione.

Chi non ha mai avuto la toxoplasmosi non dovrebbe consumare bresaola in gravidanza perché si tratta di un cibo crudo e di conseguenza, come tutte le carni che non vengono cotte, non è consigliato.

Rischi della bresaola in gravidanza

Oltre alla toxoplasmosi, le altre “insidie” della bresaola in gravidanza sono la listeriosi, la salmonellosi e l’infezione da Escherichia coli. Analizziamoli un po’ più in dettaglio.

Toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una malattia infettiva che alcune specie animali (specialmente i gatti) possono trasmettere all’uomo. È causata dal protozoo Toxoplasma gondii. Il contagio può avvenire attraverso l’ingestione di carni crude o poco cotte e di verdure crude e frutta (con la buccia) non lavate accuratamente. Le feci di gatti infetti possono essere veicolo dell’infezione, ma occorre un contatto oro-fecale. In gravidanza è possibile la trasmissione dalla mamma al bambino attraverso la placenta.

In un soggetto buona salute, i sintomi della toxoplasmosi (se si presentano) sono lievi e simili a quelli influenzali. In chi ha il sistema immunitario compromesso o indebolito (come le donne incinte) le conseguenze possono essere più serie. Se contratta nel primo trimestre, può provocare aborto o ritardo nella crescita. Nel secondo danni neurologici, epilessia, ritardi psicomotori e mentali. Quando il contagio avviene nel terzo trimestre, il bambino può nascere apparentemente sano, ma sviluppare tardivamente (anche dopo anni) problemi neurologici e mentali.

Prima del concepimento o comunque all’inizio e nel corso della gravidanza, il ginecologo prescrive il Toxo test che permette di appurare se si è avuta o meno la toxoplasmosi. Per prevenirla si devono rispettare alcune regole alimentari (no alla carne cruda, lavare con cura i vegetali, etc.) e alcune comportamentali (lavare molto bene le mani dopo aver maneggiato carne cruda, pulire le superfici della cucina, usare i guanti per fare giardinaggio o cambiare la lettiera del gatto).

Listeriosi

Questa tossinfezione alimentare è causata da un batterio chiamato Listeria monocytogenes. In genere, è scatenata dall’ingestione di cibo contaminato. Il batterio infatti è molto diffuso nell’ambiente, nel suolo, nell’acqua e nella vegetazione. Tra gli alimenti più spesso associati alla listeriosi ci sono prodotti a base di carne (paté, hot dog, carni fredde che si trovano nelle gastronomie), formaggi a pasta molle, erborinati o poco stagionati, vegetali preconfezionati e latte non pastorizzato.

I sintomi vanno da quelli tipici della gastroenterite febbrile acuta a quelli della gastroenterite invasiva o sistemica che può avere complicanze anche complesse. Nelle donne in gravidanza la listeriosi può comportare aborto, morte fetale, parto pretermine e infezioni neonatali.

Tra le misure necessarie a prevenire la listeriosi, l’Istituto Superiore della Sanità raccomanda ai soggetti a rischio (donne in gravidanza e persone immunodepresse) di evitare salumi a breve stagionatura (e la bresaola rientra tra questi), prodotti lattiero-caseari freschi, pesce fresco affumicato pronto per il consumo, preparazioni gastronomiche da consumarsi senza cottura, paté di carni fresche.

Salmonellosi

Pur essendo meno frequente, un’altra “minaccia” nascosta nella bresaola è la salmonella, un batterio che ha 200 ceppi differenti. Tutti i tipi di salmonella sono molto resistenti nell’ambiente, anche se la principale fonte di infezione per l’uomo sono gli alimenti. Ci si può contagiare pure attraverso la manipolazione di oggetti contaminati.

I cibi che solitamente veicolano la salmonella sono le uova crude o poco cotte e i prodotti derivati come la maionese, latte crudo e derivati, carne e derivati (soprattutto se poco cotti), salse e condimenti per insalate, preparati per la pasticceria, frutta e verdura contaminate durante il taglio.

Nella maggioranza degli adulti sani, la salmonellosi si presenta con febbre e diarrea e i sintomi passano in tempi relativamente brevi. Nelle persone più fragili possono subentrare complicazioni anche severe. Come in altri casi di tossinfezioni alimentari, il batterio della salmonella non resiste alle alte temperature. La cottura dunque è un ottimo metodo per debellarlo.

Infezione da Escherichia Coli

L’Escherichia coli è un batterio che vive normalmente nel nostro intestino. La gran parte dei ceppi è innocua per la salute, ma ne esistono altri che sono patogeni e che possono dare disturbi. Le modalità di trasmissione sono diverse: si va dalla contaminazione di cibi (carne poco cotta – tipo la bresaola -, verdure fresche, lette crudo non pastorizzato e derivati), acque o vegetali, al contatto con animali, fino ai rapporti sessuali non protetti.

I sintomi variano a seconda dell’apparato che viene colpito dal batterio. L’Escherichia coli è più frequentemente coinvolto nelle gastroenteriti e nelle infezioni delle vie urinarie. Per stare lontano da antipatici mal di pancia, si deve cuocere molto bene la carne ed evitare quella cruda, lavare attentamente frutta e verdura, fare attenzione che il latte sia pastorizzato, seguire le norme igieniche basilari, bere acqua imbottigliata quando ci si trova in Paesi considerati a rischio.

Se causa enteriti, l’Escherichia coli in gravidanza può essere pericolosa per la disidratazione: è necessario reintegrare presto i liquidi persi con la diarrea o il vomito. Per quanto riguarda invece il tratto urinario, le infezioni potrebbero avere varie conseguenze: parto prematuro, morte fetale endouterina, rottura precoce delle membrane, aborto spontaneo, basso peso alla nascita.

Si può mangiare la bresaola cotta in gravidanza?

La bresaola cotta in gravidanza si può mangiare. La temperatura oltre i 70 gradi infatti è in grado di uccidere gli agenti patogeni di cui abbiamo parlato. Per esempio, se proprio se ne ha voglia, si può mangiare la bresaola sulla pizza, ma deve essere infornata. Poggiarla sopra la pizza appena sfornata non è altrettanto sicuro.  

E dopo averla congelata?

A differenza di quanto capita di leggere qua e là, congelare la bresaola prima di consumarla non garantisce la sicurezza al 100% per la futura mamma. Il freddo non ha lo stesso potere del caldo e non mette al riparo dalla possibilità di andare incontro a qualche problema.

La stessa cosa vale per il limone. Si pensa – erroneamente – che il succo di questo agrume sia una specie di “disinfettante” dei cibi. Per esempio, c’è chi dice che spremerlo sui frutti di mare elimini qualsiasi pericolo. Purtroppo non è affatto così, anche nel caso della bresaola.

Salumi in gravidanza

Gli affettati sono molto appetitosi. Ovviamente ciascuno di noi ha i propri gusti e le proprie preferenze, ma piacciono praticamente a tutti, grandi e piccoli. Ma come regolarsi con i salumi in gravidanza? La cosa fondamentale è mangiare solo quelli cotti e, allo stesso tempo, non esagerare con le quantità.

I salumi permessi in gravidanza sono:

  • prosciutto cotto.
  • Mortadella.
  • Würstel (solo cotti).
  • Salumi di pollo o tacchino.
  • Porchetta.

Vediamo invece quali sono i salumi vietati in gravidanza:

  • prosciutto crudo.
  • Speck.
  • Pancetta.
  • Bresaola.
  • Salsiccia (cruda).
  • Guanciale (crudo).
  • Pancetta.
  • Capocollo.

In caso di salumi in gravidanza, è sempre meglio acquistarli nelle vaschette preconfezionate e industriali per evitare la cosiddetta “cross contaminazione”, cioè il passaggio accidentale di microrganismi patogeni da un alimento ad un altro. In altre parole, se il salumiere affetta nella stessa macchina prima la bresaola e poi la mortadella, potenzialmente potrebbe “infettare” la seconda. Si tratta di un’eventualità remota, ma la prudenza con il pancione non è mai abbastanza.

Bresaola in allattamento

La bresaola in allattamento è consentita: dopo il parto, non occorre più seguire minuziosamente tutte le precauzioni contro la toxoplasmosi. Inoltre, quando si allatta aumenta il fabbisogno proteico per far fronte alle esigenze del piccolo e della mamma. Il consumo di bresaola potrebbe quindi essere indicato, a maggior ragione se c’è qualche chilo della gravidanza ancora da smaltire.

Anche in caso di bresaola in allattamento è buona norma non abbondare eccessivamente con le quantità: ricordate che ha un contenuto piuttosto elevato di sale.

Le informazioni pubblicate in questo articolo non si sostituiscono al parere del medico. Ti invitiamo a consultarlo in caso di dubbi o necessità.