Bambini che mordono, perché succede e cosa fare

bambini che mordono
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Si tratta di un fenomeno passeggero ma che angoscia i genitori dei bambini che mordono e fa arrabbiare, di contro, la mamma ed il papà di chi il morso lo subisce. Tuttavia è una fase fisiologica passeggera che alcuni piccoli, tra 1 e 3 anni, attraversano. Ed è chiaro: è un comportamento che non può essere ignorato ma che, alla sua base, non ha intenzioni cattive.

Di solito, maschietti e femminucce entro un anno di età mordono per conoscere il mondo. In effetti, fin dai primi 6-8 mesi di vita la loro tendenza è di portare tutto alla bocca, un organo di senso fondamentale; ne deriva che “assaggiare” un proprio simile è “capirne” di più, sperimentare, testarne le reazioni. Naturalmente la reazione di un bimbo o di una bimba che ha subito un morso non sarà piacevole, cosa che farà cessare immediatamente questo trend esperienziale.

Superata la fase del mordere per imparare, e quindi superato il primo anno di età, mordere diventa una modalità comunicativa sia per indicare un possesso (“dammi questa cosa è mia”) che per esprimere un fastidio (“vai via dal mio spazio”). Da questo momento in poi, durante la crescita, i bambini che mordono lo fanno quando percepiscono insoddisfazione, frustrazione o disagio, insomma quando non sono sereni. Soltanto dopo i tre anni diventa, invece, una modalità espressiva di emozioni utilizzata anche per intimidire.

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Cosa fare quindi se ci ritrova con bambini che mordono? In generale, rimproverarli, specie in pubblico, non li aiuta: un bimbo frustrato o in difficoltà perché non riesce a manifestare un particolare sentimento accumulerebbe ancora più stress. A volte i morsi possono persino essere espressione di un sentimento positivo, di gioia come quando il piccolo (parliamo sempre sotto i 3 anni) morde la mano della mamma mentre gioca contento con lei.

Esistono però diversi approcci utili alla gestione e risoluzione di questo comportamento dei bambini che mordono. Ad esempio fare delle pause o cambiare le attività in corso in modo da distrarre il piccolo e da farlo riposare è molto utile. Così come invogliarlo a esprimere i propri sentimenti con le parole e non con i morsi; cercare con lui nuovi comportamenti (dare baci o abbracciare); andare subito dal bimbo morso in modo da evidenziare quanto sia sbagliato mordere per attirare l’attenzione; senza usare toni aggressivi, parlare in tono fermo dando un’istruzione sul “non mordere perché fa male”. Infine, cercare una coesione comportamentale tra chi cresce il bimbo che tende a mordere  genitori, parenti, baby sitter – per non confonderlo e per dare una linea coerente.

Di contro, in caso di bambini che mordono, è chiaro che cosa non fare per avere risultati controproducenti: mai morderlo per fargli capire il dolore che provoca comportandosi in quel modo; mai mordicchiarlo con affetto poiché potrebbe diventare uno standard relazionale; mai metterlo in castigo poiché nella prima e nella seconda infanzia serve a ben poco. In quest’ultimo caso, inoltre, il bimbo non riesce davvero a capire, ma di certo proverebbe soltanto forti sensi di colpa.

Le età del morso:

  • dai 6 ai 12 mesi, durante la dentizione, mordono perché hanno male e per conoscere il mondo circostante;
  • dai 12 ai 18 mesi mordono per delimitare la propria zona di sicurezza;
  • dai 12 ai 24 mesi sono in cerca di attenzione e potere, cercano di indurre, a livello inconscio, comportamenti negli altri;
  • oltre i 2 anni, è una modalità dettata dalla natura emotiva: si tratta di bambini che mordono perché non riescono a esprimere ciò che provano.
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