Mal di testa nei bambini, va meglio se cala lo stress

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Spesso pensiamo che il mal di testa sia tipicamente un disturbo da adulti, causato dallo stress, dalle cervicali che danno fastidio o semplicemente da alcune situazioni, come l’arrivo del ciclo mestruale oppure la gravidanza. E invece non è così: il mal di testa nei bambini è una cosa reale, non una loro invenzione per guadagnarsi un giorno di vacanza da scuola. Ed è anche molto più frequente di quello che pensiamo. Ora uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma svela un fatto interessante: nonostante i suoi innumerevoli aspetti negativi, il periodo del lockdown della scorsa primavera ha fatto migliorare il mal di testa a molti piccoli. Ed è una buona notizia. 

Il mal di testa nei bambini

Il mal di testa è un problema abbastanza diffuso nella popolazione pediatrica, particolarmente in età scolare. A volte succede che bimbi molto piccoli ne soffrano, ma è difficile individuarlo, soprattutto per l’impossibilità dei bambini di dire cosa gli fa male. Esistono due tipologie di mal di testa nei bambini:

  • Cefalee primarie: si tratta di malattie neurologiche che sono legata ad una predisposizione genetica. Ad esempio, se i genitori soffrono di mal di testa è molto probabile che anche i figli abbiano lo stesso problema. In genere gli attacchi si ripetono.
  • Cefalee secondarie: in questo caso il mal di testa è un sintomo di qualche altra malattia. È necessaria quindi una diagnosi più accurata per scovare il problema a monte. 

Quali sono le cefalee primarie

Appartengono a questa categoria: 

  • Emicrania (con o senza aura).
  • Cefalea tensiva.
  • Cefalea a grappolo.

L’emicrania è la più classica forma di mal di testa pediatrico. Quella con aura si presenta con sintomi neurologici come disturbi della vista, formicolii al corpo o difficoltà a muovere un arto o metà corpo, difficoltà nel linguaggio. 

La cefalea tensiva è tipica in particolare del periodo adolescenziale, mentre quella a grappolo (molto intensa e invalidante) è fortunatamente rara nei bambini.

Cause delle cefalee secondarie

Le cefalee secondarie possono essere provocate da vari fattori: 

  • Sinusiti.
  • Infezioni delle prime vie aree (sindromi influenzali, raffreddore, faringiti etc.).
  • Patologie infiammatorie meningo-encefalitiche.
  • Tumori cerebrali.

Come diagnosticare il mal di testa nei bambini

La prima figura di riferimento a cui ci si deve rivolgere è come sempre il pediatra. Conosce i nostri figli fin dalla nascita, quindi sa per filo e per segno come sono fatti, le malattie che hanno avuto etc. Sarà quindi lui a valutare se la cefalea è passeggera, se c’è una predisposizione genetica o se invece va studiata meglio, per capire se la causa scatenante è da cercare da qualche altra parte.

Per avere le idee più chiare e fare una diagnosi accurata, il pediatra potrebbe quindi suggerire di sentire il parere di uno specialista, soprattutto se sospetta di avere di fronte una cefalea secondaria. Il livello massimo di specializzazione è quello dei Centri cefalee. È importante però che al suo interno ci siano figure professionali esperte con i bambini. Le differenze con gli adulti (anche dal punto di vista dell’approccio e dell’empatia) sono enormi. 

Come trattare il mal di testa nei bambini

Per le forme primarie i trattamenti sono diversi. Ci sono varie tipologie di farmaci disponibili, ma è ovvio che deve essere un medico a prescriverli. Se fare di testa propria da adulti è scorretto, figuriamoci quando si tratta di bambini. Quindi, meglio essere preparate e informarsi bene con il proprio pediatra o con lo specialista di riferimento. 

La cura delle forme di cefalea secondarie dipendono dalla causa che provoca il mal di testa. Ad esempio, se a scatenarlo è la sinusite, potrebbero servire degli antinfiammatori. 

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Lo studio del Bambino Gesù sul mal di testa nel bambini

La ricerca cui abbiamo fatto cenno all’inizio e di cui ora parliamo meglio, è stata pubblicata sulla rivista scientifica “Cephalalgia”, organo ufficiale dell’International Headache Society. È stata coordinata dal team di neuropediatri e psicologi del Centro Cefalee del Bambino Gesù in collaborazione con i Centri Cefalee dell’Università di Padova, Università dell’Aquila, Università dell’Insubria di Varese, Ospedale Sant’Andrea di Roma, Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile di Via dei Sabelli di Roma, Istituto Besta di Milano, Ospedale San Paolo di Bari e Ospedale Civico di Palermo.

Nell’indagine sono state arruolate 707 famiglie con bambini e adolescenti tra i 5 e i 18 anni, con diagnosi di cefalea primaria (emicrania e cefalea tensiva). A genitori e figli è stato somministrato un questionario anonimo che esplorava l’andamento del mal di testa prima e durante il lockdown, le caratteristiche della malattia (frequenza e intensità degli attacchi), le terapie seguite (quali e quanti farmaci), le variazioni dell’umore, degli stili di vita e dell’attività scolastica per valutare l’impatto di questi fattori sulla cefalea.

I risultati della ricerca

L’analisi dei dati ha evidenziato un significativo miglioramento del mal di testa per il 46% dei bambini e dei ragazzi, un peggioramento per il 15%, nessuna variazione di rilievo per il 39%. Nel primo gruppo la frequenza degli attacchi mensili è diminuita mediamente del 28% (da 7 a 5 episodi al mese), con cali anche del 40% tra i bambini con le forme più gravi di cefalea (da 15 a 9 attacchi mensili).

La causa principale del miglioramento è riscontrabile nella riduzione dell’ansia scolastica nel periodo di isolamento dovuto al lockdown. I ricercatori hanno infatti osservato che tanto più bassi erano i punteggi dei test sui livelli di stress, tanto maggiore era il miglioramento. Al contrario, nei ragazzi con un peggioramento della cefalea è stata riscontrata la persistenza di sentimenti di ansia scolastica nonostante il passaggio alla didattica a distanza. Pressoché ininfluente, invece, l’uso dei farmaci antiemicranici: il 14% dei ragazzi era in terapia farmacologica e non ha mostrato differenze significative nella riduzione degli attacchi rispetto a chi non assumeva farmaci.

Sul piano clinico, i risultati dello studio confermano che gli interventi sugli stili di vita, per il controllo dei livelli di ansia e stress, rivestono un ruolo fondamentale nel percorso di cura delle cefalee pediatriche. «I fattori emotivi ed emozionali andrebbero sempre considerati quando si propone un trattamento per l’emicrania e per la cefalea di tipo tensivo – sottolinea la dott.ssa Laura Papetti, neuropediatra del Bambino Gesù e primo autore dello studio -. È necessario che bambini e genitori siano consapevoli che qualsiasi intervento sui fattori di stress ha più probabilità di essere efficace rispetto ai farmaci attualmente disponibili».

I falsi miti sul mal di testa nei bambini

Quando un bambino dichiara di avere mal di testa, la mamma si mette sempre sulla difensiva: “Aiuto. Cosa ci sarà che non va?”. In altri casi invece si tende un po’ a minimizzare, pensando che si tratti di un malessere passeggero o di una scusa per saltare la scuola oppure la lezione di calcio o danza. A metà strada tra le due posizioni, ci sono anche una serie di luoghi comuni sulla cefalea pediatrica che vanno confutati. Ecco l’interessante infografica curata dagli esperti del Bambino Gesù.