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Donna incinta si tiene il pancione per proteggersi dalla toxoplasmosi in gravidanza
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Una delle paure più forti delle donne incinta è quello della toxoplasmosi, un’infezione che, se contratta in gravidanza, può comportare problemi anche seri al feto. Spesso non dà disturbi e questo la rende ancora più temibile, ma per evitare guai basta prendere qualche semplice precauzione. Eppure, sono ancora tante le donne che fanno confusione e che hanno le idee poco chiare su cosa sia la toxoplasmosi. Oppure che non conoscono le regole cui basta attenersi. Allora noi cerchiamo di fare chiarezza con l’aiuto della biologa nutrizionista Antonella Montalbano.

Dr.ssa Antonella Montalbano

Dr.ssa Antonella Montalbano

    Dottoressa Montalbano, cos’è la toxoplasmosi? Da cosa è causata?

    “La toxoplasmosi è una zoonosi (cioè una malattia infettiva animale trasmissibile all'uomo) causata dal protozoo intracellulare obbligato Toxoplasma gondii.
    I gatti e altri felini sono ospiti definitivi del protozoo: nelle cellule dell'intestino di questi animali, il protozoo produce le oocisti infette che possono essere eliminate nell'ambiente attraverso le feci e infettare terreni, acqua e altri animali a sangue caldo compreso l'uomo, che sono definiti ospiti intermedi e in cui le cisti si depositano nei vari tessuti.

    Nell’uomo il contagio può avvenire attraverso quattro vie di trasmissione:
    - ingestione di cisti attraverso carni crude e poco cotte (inclusi salame, prosciutto crudo e carne secca);
    - ingestione di oocisti escrete dai gatti e contaminanti acqua e terreno (incluse frutta e verdura mal lavata e contaminata con le feci dei gatti);
    - trasmissione madre-figlio, quando l’infezione primaria si verifica durante la gestazione;
    - trasfusione di sangue infetto.

    Uno studio europeo ha concluso che il consumo di carne cruda e poco cotta è la principale fonte di contagio in gravidanza, mentre il contatto con terreno contaminato contribuisce per una quota molto minore di infezioni”.

    
Quali sono i sintomi?

    “Quando la toxoplasmosi viene contratta da un adulto sano immunocompetente, spesso è asintomatica o può presentare lievi sintomi simili a quelli influenzali con febbre, mal di testa, dolori muscolari e linfoadenopatie.
    Quando a contrarre il parassita è un individuo immunodepresso (individui trapiantati, con patologie del sangue o malati di HIV), i rischi possono essere maggiori e potenzialmente fatali (encefaliti, polmoniti, miocarditi, etc)”.

    
Quali sono i rischi per il feto?

    “Quando una donna contrae l'infezione per la prima volta (infezione primaria) in gravidanza, rischia di trasmettere attraverso la placenta il parassita al feto provocando la toxoplasmosi congenita che può avere gravi conseguenze.
    La probabilità di infettare il feto è più bassa nel primo trimestre e aumenta proporzionalmente fino al terzo trimestre. Contrarre l'infezione nei primi mesi di sviluppo, sebbene sia meno probabile, è più pericoloso poiché i danni al feto sono più gravi: se contratta nel primo trimestre può provocare aborto, morte fetale, nascita prematura, ritardo di accrescimento intrauterino; se contratta nel secondo trimestre può provocare danni neurologici (idrocefalo, microencefalia, calcificazioni intracraniali) o oculistici (retinocoroiditi, strabismo, cecità), epilessia, ritardi psicomotori e mentali. Se contratta nel terzo trimestre, il neonato è apparentemente sano, ma può sviluppare tardivamente (anche dopo anni) i problemi neurologici e oculistici. Per questo i bambini che hanno contratto la toxoplasmosi congenita vengono seguiti negli anni”.

    Come si diagnostica la toxoplasmosi?

    “Poiché spesso l'infezione è asintomatica, devono essere effettuati test sierologici per ricercare nel sangue gli anticorpi specifici (IgG e IgM). Gli anticorpi compaiono 1-2 settimane dopo il contagio, è opportuno quindi effettuare il test prima della gravidanza o prima possibile non appena venute a conoscenza dello stato gravidico.
    Si possono presentare diversi quadri sierologici:
    Se entrambe le IgG e le IgM risultano negative, la mamma non ha mai contratto il parassita, quindi deve seguire la profilassi igienico-alimentare e ripetere gli esami mensilmente, possibilmente nello stesso laboratorio, per tutta la gravidanza fino ad un mese dopo il parto per evidenziare anche le infezioni più tardive.
    Se le IgG sono positive e le IgM negative, la mamma è immune e l'infezione è pregressa. In questo caso non è necessario effettuare controlli né nell’attuale gravidanza né in quelle successive, a meno di un’eventuale immunocompromissione.
    Se le IgG sono negative e le IgM positive, potrebbe essere in corso l'infezione primaria. È consigliato ripetere il controllo sierologico nello stesso laboratorio a distanza di 15-20 giorni, se si riscontrano IgG e IgM positive, siamo in presenza di infezione primaria in atto. Poiché tuttavia la terapia potrebbe ritardare o inibire la produzione delle IgG, in caso di trattamento, è opportuno effettuare già sul primo prelievo una diagnosi più approfondita con test di secondo livello.
    Se entrambe IgG e IgM sono positive, bisogna cercare di datare l’infezione con test di secondo livello per quantificare il rischio fetale e definire le modalità di gestione della gravidanza oppure per tranquillizzare la mamma qualora l’infezione risulti antecedente la gravidanza.
    I test di secondo livello, sono test molto più sensibili (Immunoblot IgG e IgM) e in grado di valutare il livello di maturazione delle IgG (test di avidità delle IgG) permettendo di datare l'infezione”.

    Quali sono i cibi da evitare?

    “Per evitare l'infezione è importante non venire in contatto con le oocisti del toxoplasma che si possono trovare nelle carni degli animali infetti o nelle acque e nei terreni contaminati dalle feci dei gatti infetti e nella frutta e verdura venuta in contatto con esse.
    Con la cottura, superando i 70-75 °C, si debella completamente il parassita, quindi tutti i cibi ben cotti (animali o vegetali) sono sicuri. Per quanto riguarda la carne è necessario che la temperatura sia raggiunta anche al centro del tocco o della fetta di carne che deve perdere il colore rosa. Può essere utile usare un termometro da cucina per monitorare la temperatura anche all'interno dell'alimento. Molti insaccati sono composti da carne cruda (prosciutto crudo, salame, bresaola, etc) e il loro consumo è sconsigliato in gravidanza.
    Per quel che riguarda le verdure crude, è consigliato lavarle bene sotto acqua corrente per eliminare possibili residui di terra, lasciarle a bagno per 20-30 minuti con bicarbonato o con disinfettanti a base di cloro e risciacquarle abbondantemente prima di consumarle. Molte insalate a cespo possono risultare difficili da pulire, consiglio, quindi di mangiarle cotte.
    La frutta è consigliabile lavarla bene (come descritto precedentemente) e consumarla senza buccia. Per quanto riguarda la frutta che non si sbuccia consiglio di ridurne il consumo o di evitarla.
    Sebbene la possibilità di contrarre l'infezione sia bassa, gli eventuali danni al feto sono molto gravi: le precauzioni non sono mai troppe”.

    Congelare i cibi prima di mangiarli serve?

    “Congelare l'alimento a -20 °C per diversi giorni (almeno 15) prima della cottura permette di debellare completamente le oocisti e di avere una sicurezza maggiore. Il congelamento in sé, quindi, non debella il patogeno, ma permette di ridurre ulteriormente il rischio di infezione solo se associata alla cottura dell'alimento stesso”.

    Quali le norme igieniche da adottare per diminuire i rischi? E in caso di gatti?


    “Per ridurre il rischio di infezione da toxoplasmosi è consigliato ad una donna gravida adottare le seguenti norme igienico-alimentari:

    - cuocere sempre bene le carni prima del consumo;
    - non mangiare carni crude o poco cotte (compresi i salumi crudi);
    - lavare accuratamente frutta e verdure prima del consumo (incluse le insalate in busta);
    - lavare sempre le mani prima di mangiare e dopo aver toccato carni crude, frutta e verdure non lavate, terra o altri materiali potenzialmente contaminati con le feci del gatto;
    - pulire accuratamente le superfici della cucina e gli utensili venuti a contatto con carni crude, frutta e verdure non lavate;
    - usare sempre guanti di gomma in tutte le attività che possono comportare il contatto con materiali potenzialmente contaminati con le feci del gatto (giardinaggio, orticoltura, pulizia lettiera del gatto, ecc.);
    - eliminare dalla propria abitazione veicoli animali (mosche, scarafaggi, ecc.).

    I gatti domestici che vivono i casa e che non cacciano, difficilmente si infettano. L'infezione dei gatti, infatti, avviene quando cacciando si nutrono di altri animali infetti (topi o uccelli). È buona norma, comunque evitare il contatto con le feci del gatto affidando ad altri la pulizia (preferibilmente quotidiana) della sua lettiera o utilizzando guanti di gomma protettivi. È bene inoltre mantenere il gatto in casa, evitando che esca e nutrirlo con cibi cotti o in scatola”.