Funghi in gravidanza: come comportarsi

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Il periodo è perfetto: l’autunno è la stagione migliore per raccogliere e mangiare i funghi, gustosi prodotti della terra ricchi di sostanze nutritive benefiche. Anche se, a dirla proprio tutta, non sono proprio il piatto più digeribile che esista e inoltre, se non si presta attenzione, si può anche andare incontro a pericolose intossicazioni. Come comportarsi quindi in gravidanza? Funghi sì o funghi no? Proviamo a sciogliere il dilemma.

Proprietà dei funghi 

Consumati in porzioni ragionevoli, quindi senza esagerare, i funghi fanno bene perché hanno molte sostanze nutritive. A seconda della specie sono un alimento piuttosto proteico, mentre sono poveri di grassi. Anche la quantità degli zuccheri (carboidrati) è variabile a seconda del tipo di fungo e le calorie non sono mai particolarmente elevate. Quindi potrebbero essere adatti anche in caso di dieta oppure di particolari restrizioni dovute, ad esempio, al diabete gestazionale

I funghi contengono poi molte vitamine (A, B1, B2, B6, C, D, K, PP), oltre che potassio, fosforo, calcio, magnesio, silicio, ferro, manganese e selenio. Si tratta di sostanze che, passate al feto attraverso quello che mangia la mamma, contribuiscono alla sua crescita e al suo benessere. 

E c’è un altro vantaggio, in particolare per le donne incinte: i funghi sono fonte di fibre, utilissime a contrastare la stitichezza, un problema molto frequente quando si aspetta un bambino. Insomma, sembrerebbero avere tutte le carte in regola per far parte dell’alimentazione in gravidanza, ma ci vuole prudenza. 

Pericoli dei funghi 

I funghi sono spugne. Assorbono quindi tutte le impurità del terreno e dell’ambiente attorno a loro. Ecco perché sono potenzialmente tossici. In particolari condizioni, anche quelli commestibili possono diventare pericolosi, ad esempio se presentano molti parassiti, se sono già un po’ “invecchiati” oppure se non vengono sbollentati prima della cottura. 

Un vero pericolo sta nell’improvvisarsi raccoglitori di funghi. È necessaria una certa conoscenza del prodotto, ricordando che esistono specie velenose che somigliano moltissimo a quelle commestibili. I funghi raccolti devono assolutamente essere controllati dagli esperti delle Asl prima di essere consumati. 

Un altro problema è costituito dalla scarsa digeribilità. Ed è uno dei motivi per cui spesso i funghi in gravidanza sono sconsigliati. Alcune sostanze li rendono pesanti. Meglio quindi consumarli a pranzo piuttosto che a cena e limitare sempre le quantità. Inoltre, sono potenzialmente nocivi per il fegato. Moderazione quindi, sempre e comunque. 

Funghi in gravidanza: permessi o vietati?

Arriviamo al nocciolo della questione: che fare con i funghi quando si aspetta un bambino? Ci si può concedere un risotto, la polenta o la pizza con questo ingrediente prelibato, ma allo stesso tempo delicato per gli stomaci delle future mamme? La cosa è un po’ controversa e dibattuta. 

Per esempio, il nostro ministero della Salute è piuttosto categorico: nelle sue raccomandazioni per la raccolta e il consumo dei funghi, questi vengono tassativamente esclusi dalla gravidanza. Nelle “10 regole d’oro”, la quarta recita testualmente “non ingerire in gravidanza”. Secondo gli esperti del ministero i rischi sarebbero sicuramente maggiori rispetto ai benefici. 

La palla passa poi a ciascun ginecologo: quando decidete da chi farvi seguire, dovete fidarvi ciecamente di quello che vi dice. Ci saranno quindi quelli più rigorosi che vi vieteranno i funghi, e quelli più “morbidi” che ve li permetteranno, seppur attenendovi ad alcune specifiche regole. 

Funghi in gravidanza: come mangiarli

La prima fondamentale cosa da tenere a mente è che i funghi in gravidanza devono essere sempre cotti. Niente insalata di porcini crudi con le scaglie di parmigiano, quindi. Sì invece a tutte le preparazioni cotte, compresi i funghi sulla pizza che ovviamente devono però essere messi prima di andare nel forno. 

Importantissima è la provenienza del prodotto. Se non siete sicure, non mangiate funghi. Se sono stati raccolti, accertatevi che siano stati controllati da un micologo esperto oppure fateli verificare voi stesse, in modo da essere del tutto certe. I funghi acquistati al supermercato in genere non presentano problemi perché provengono dalle coltivazioni. 

Prima di cucinarli, osservate bene l’aspetto. Non devono avere parti rovinate o marce, ma essere in ottimo stato di conservazione. Ricordate che, prima della normale cottura, vanno bolliti per almeno 5 minuti in modo da uccidere eventuali agenti pericolosi. 

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Funghi in gravidanza: quanti mangiarne

I funghi in gravidanza vanno consumati una tantum, massimo una volta alla settimana e non più di 200 grammi.

Funghi in gravidanza e toxoplasmosi

La toxoplasmosi è un vero incubo per chi è in dolce attesa. È una infezione che potenzialmente può essere molto pericolosa per il feto, soprattutto se contratta nel primo trimestre di gravidanza. È trasmessa da un parassita che si trova nelle feci dei gatti infetti. Ammalarsi non è così semplice (ci deve essere un contatto orale con le feci contaminate oppure con carni crude), ma va prevenuta quanto più possibile. 

Nel caso dei funghi quindi ci si deve attenere ad una delle più importanti misure da attuare: lavare molto bene frutta e verdura. Stando a contatto con la terra, i funghi in teoria potrebbero essere contaminati dal Toxoplasma Gondii, quindi vanno lavati con estrema cura. Usate un paio di guanti ed evitate il contatto dei funghi crudi con le superfici della cucina. Dopo la normale cottura il pericolo della toxoplasmosi è praticamente pari a zero. 

Funghi in gravidanza: quelli sott’olio

Attenzione particolare va fatta ai funghi conservati, soprattutto se fatti in casa. C’è un’insidia da non prendere minimamente sottogamba che si chiama botulismo. Nelle conserve (sia dolci, come le marmellate, che salate, come le verdure sottaceto o sott’olio) può annidarsi una tossina molto pericolosa, il Clostridium botulinum. Il botulismo è un’intossicazione che può essere mortale. All’inizio si presenta con sintomi gastrointestinali, poi subentrano problemi neurologici, fino alla paralisi e alla morte. 

La corretta conservazione dei cibi è basilare per non andare incontro al botulismo. Per una maggiore sicurezza però è meglio escludere questi cibi dalla propria dieta in gravidanza. 

Funghi in gravidanza: quelli raccolti

Abbiamo già avuto modo di dire che i funghi trovati nei boschi non sono del tutto sicuri, a meno che non siano controllati o non si sia molto esperti. Se sono venduti nei negozi, chiedete informazioni dettagliate sulla loro provenienza. 

Il più buono è indubbiamente il porcino, che non va mai consumato crudo. 

Funghi in gravidanza: quelli secchi

I funghi secchi sono permessi in gravidanza. Bisogna però stare attente che non siano scaduti. Se sono stati seccati in casa dopo la raccolta, valgono le stesse regole del paragrafo precedente. 

Funghi in gravidanza: quelli coltivati 

I funghi coltivati (ad esempio gli champignon o i pleurotus) sono meno saporiti di quelli spontanei, ma indubbiamente sono i più sicuri. La pulizia e la cottura devono in ogni caso essere accurati. Anche se coltivati e quindi certificati, neanche questi funghi in gravidanza devono essere mangiati crudi. 

Funghi in gravidanza: quelli surgelati

Qui va fatta una distinzione simile a quella per i funghi secchi. Per quelli acquistati al supermercato si può stare piuttosto tranquille perché sono controllati e spesso provenienti da coltivazioni. Cosa diversa se sono stati raccolti e poi congelati in casa. In questo secondo caso vale ciò che abbiamo detto per i funghi spontanei. 

Intossicazione da funghi

Le intossicazioni da funghi non commestibili si distinguono in due categorie a seconda di quando si presentano i sintomi: a breve e a lunga latenza. Nel primo caso i disturbi insorgono tra 30 minuti e 6 ore dall’ingestione. Nel secondo tra 6 e 20 ore. Le intossicazioni a lunga latenza sono quelle più pericolose: spesso colpiscono il fegato in modo irreparabile, tanto da rendere necessario un trapianto. 

Sindromi a breve latenza

  • sindromi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, disidratazione);
  • sindrome panterinica (sonnolenza, agitazione, disorientamento, convulsioni);
  • sindrome muscarinica (sudorazione, lacrimazione, ipotensione, difficoltà respiratorie);
  • sindrome psicotropa (allucinazioni);
  • sindrome coprinica (in associazione ad alcol: arrossamento cutaneo, agitazione, ipotensione);
  • sindrome paxillica (per ingestioni ripetute, anemia emolitica);
  • sindrome nefrotossica (insufficienza renale transitoria).

Sindromi a lunga latenza

  • sindrome falloidea (ripetuti episodi di vomito e diarrea, epatite acuta con possibile necessità di trapianto. È potenzialmente mortale);
  • sindrome orellanica (insufficienza renale con necessità di dialisi o trapianto);
  • sindrome giromitrica (sonnolenza, agitazione, convulsioni, contrattura
  • muscolare, anemia emolitica, danno epatorenale).

Cosa fare in caso di intossicazione da funghi 

Ecco i consigli del ministero della Salute in caso di intossicazione. 

Se dopo l’ingestione di funghi controllati insorgono disturbi:

  • Recarsi subito dal medico curante; le cure, se praticate tempestivamente, possono salvare la vita.
  • Non tentare di curarsi da soli! Il latte non è un antidoto!

Se dopo l’ingestione di funghi non controllati insorgono disturbi:

  • Recarsi immediatamente al Pronto soccorso. Non esiste un antidoto in grado di neutralizzare le tossine mortali dei funghi, ma è necessario allontanarle prima possibile dall’organismo!
  • Portare con sé tutti gli avanzi di funghi (cotti, crudi, resti di pulizia).
  • Se altre persone hanno consumato gli stessi funghi, contattarli immediatamente e inviarli al Pronto soccorso.
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