Esami ai bambini, quando e quali servono davvero

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Può capitare prima o poi che il pediatra prescriva degli esami ai bambini. E la maggior parte di noi mamme inevitabilmente si fa prendere dal panico. La paura di un esito negativo oppure del dolore della puntura ci accomuna tutte o quasi. Anche perché spesso non conosciamo bene i vari tipi di esame e non sempre sappiamo leggere i loro risultati. 

A fare chiarezza ci ha pensato “A scuola di salute”, il magazine digitale a cura dell’Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente, diretto dal prof. Alberto G. Ugazio. L’ultimo numero della rivista si intitola “Gli esami non finiscono mai” ed è una guida pratica e chiara su cosa sono i principali esami ai bambini. Emocromo, test ematici, esame delle urine, prove allergiche, esami pre vaccinali. Insomma, un vademecum utilissimo per tante mamme e papà. Vi consigliamo di scaricarlo QUI.

Esami ai bambini: quando servono?

A volte capita che se un bimbo non sta bene per un po’ di tempo siano i genitori stessi a chiedere al pediatra di fare degli esami per capire cosa c’è che non va. Altre volte invece si pensa sia necessario un controllo di routine anche in assenza di disturbi o malattie. Ma tutto questo è davvero indispensabile?  

“Spesso si è convinti – spiegano gli esperti dell’ospedale Bambino Gesù di Roma – che gli esami possano essere uno strumento imprescindibile per fare delle diagnosi precise. Oppure crediamo che sia fondamentale eseguire periodicamente degli esami del sangue per verificare che un bambino in condizioni di salute apparentemente buone non nasconda qualche problema”. 

Invece non è così. “Gli esami del sangue dovrebbero essere sempre prescritti in base all’osservazione clinica, e sono le condizioni cliniche che devono guidare il medico all’interpretazione dei risultati. Inoltre, esistono tanti esami del tutto inutili ed eseguirli sarebbe uno spreco di tempo e risorse, oltreché un momento di stress del tutto evitabile: sia per i genitori e sia, soprattutto, per il bambino».

Esami ai bambini: l’emocromo

 È il test più prescritto in tutte le fasce d’età. È il conteggio delle cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine), che consente la valutazione delle loro caratteristiche principali. Può dare numerose informazioni sullo stato di salute del paziente. Va però interpretato correttamente per riconoscere le anomalie, evitando allo stesso tempo inutili allarmismi.

Ad esempio, per quanto riguarda i globuli bianchi, nel neonato i neutrofili sono i più numerosi, mentre da un mese di vita a 6 anni prevalgono i linfociti. A seconda dell’età del bambino cambiano anche i valori di piastrine ed emoglobina. 

Esami ai bambini: quelli per il fegato 

Talvolta è utile conoscere lo stato di salute del fegato dei piccoli. Per far questo viene prescritto il controllo delle transaminasi. Sono enzimi localizzati all’interno delle cellule e presenti nel sangue, a bassi livelli. Rappresentano un indice molto sensibile di danno del fegato, ma sono un esame poco specifico. Il loro aumento può essere causato anche da altre malattie non localizzate nel fegato o più frequentemente da un’infezione o dall’assunzione di alcuni farmaci. 

È essenziale valutare l’entità e la durata dell’aumento delle transaminasi, che possono essere di 2 tipi: aspartato aminotransferasi (AST o GOT) o alanino aminotransferasi (ALT o GPT). L’aumento dell’ALT è un segno più specifico di danno alle cellule del fegato, rispetto alla AST.

Un altro indicatore importante è la bilirubina, prodotta dalla disgregazione dei globuli rossi. La bilirubina viene trasportata nel fegato dove viene elaborata e poi smaltita. Se questo organo ha qualche sofferenza oppure se c’è un’ostruzione dei dotti biliari il valore dell’emoglobina nel sangue aumenta. Quando sono particolarmente elevati compare l’ittero, cioè la colorazione giallastra della pelle, molto frequente ad esempio nei neonati.

Esami ai bambini: gli indici di infezione 

 PCR e PCT sono due esami del sangue particolarmente utili per verificare la presenza di infiammazioni o infezioni in corso e adottare la giusta risposta terapeutica. Sono entrambe proteine della fase acuta, prodotte dal fegato. In corso di infezioni virali o infiammazioni non infettive, il livello di PCT (procalcitonina) aumenta leggermente, mentre aumenta nettamente e in poche ore in caso di infezioni batteriche. È dunque un buon indicatore per l’avvio della terapia antibiotica. 

Lo stesso vale per la PCR (proteina C reattiva), anche se, a differenza della PCT, il suo valore può alzarsi sia in corso di infezioni batteriche che per altri tipi di infiammazioni.

Distinguere l’origine di un’infezione è molto importante. Spesso i sintomi sono simili (febbre in primis), ma il trattamento è differente. Gli antibiotici sono del tutto inutili in caso di virus, mentre sono fondamentali se ci sono batteri.

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 Esami ai bambini: colesterolo e trigliceridi  

Le alterazioni dei valori dei grassi nel sangue, e in particolare l’aumento del colesterolo, sono riconosciuti tra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Sono responsabili della formazione delle cosiddette “placche” di aterosclerosi. 

Gli eventi cardiovascolari acuti avvengono in età adulta, ma la scoperta di placche nei bambini con il colesterolo alto ha fatto comprendere la necessità di una diagnosi e di un trattamento precoci. L’individuazione e il trattamento di bambini/adolescenti con ipercolesterolemia sono in tutto il mondo occidentale uno degli obiettivi chiave dei piani sanitari.

Le alterazioni dei trigliceridi sono abbastanza rare tra i bambini e, in genere, sono collegate ad altre malattie (diabete, epatite, infezioni), all’assunzione di farmaci (cortisonici soprattutto) e obesità.

Esame delle urine 

È un test comunemente prescritto per indagare la presenza di malattie o di infezione dei reni o delle vie urinarie. Idealmente, il campione di urina va raccolto durante la parte intermedia della minzione, per evitare la contaminazione con cellule e batteri presenti sulle vie urinarie esterne. 

La raccolta del campione non costituisce un problema nei bambini che fanno già la pipì nel vasino o nel water, mentre è più difficile, anche se non impossibile, nei bambini che portano il pannolino. In commercio esistono dei sacchettini di plastica che aderiscono ai genitali sia maschili che femminili. Con tanta pazienza bisogna aspettare che il piccolo urini e cercare di mantenere il campione il più sterile possibile.

Una volta arrivate in laboratorio, le urine raccolte vengono divise in funzione degli esami richiesti. Dopo una prima analisi ad occhio nudo, il laboratorio esegue un esame fisico-chimico. Si valutano peso specifico (la concentrazione), acidità, leucociti (che possono essere indicativi di infezione urinaria), corpi chetonici, bilirubina, proitenuria, glucosio e creatinina.

Esami ai bambini: le prove allergiche 

Si tratta di un problema quasi quotidiano per il pediatra. Una diagnosi corretta può essere molto vantaggiosa per il bambino perché permette di eliminare l’allergene ad esempio dalla dieta oppure di definire una terapia adeguata. 

Sono tre gli esami consigliati. Lo Skin Prick Test (SPT) è un esame cutaneo che viene eseguito a livello ambulatoriale da personale sanitario. Potrebbe risultare fastidioso per il piccolo perché la pelle viene graffiata, ma non doloroso. Dopo 15 minuti si valuta la reazione cutanea ottenuta in corrispondenza di ogni allergene posizionato sulla pelle. Se compare un ponfo pruriginoso la diagnosi può essere posta.

Il RAST (Radio Allergo Sorben Test) è invece un esame eseguito attraverso un comune prelievo di sangue, attraverso il quale il medico potrà avere conferma dello stato di sensibilizzazione allergica ipotizzata. 

Il TPO (Test di Provocazione Orale) è il metodo più affidabile per confermare la diagnosi di allergia alimentare. Consiste nella somministrazione diretta dell’alimento sospetto. Si svolge necessariamente in ospedale sotto la costante supervisione di personale medico e infermieristico pronto ad intervenire in caso di reazione.

 Esami prevaccinali: quale utilità?

“Prima di eseguire le vaccinazioni di routine – dicono gli esperti dell’ospedale pediatrico – non è necessario effettuare alcun esame diagnostico”. Non esistono infatti al momento test capaci di prevenire il rischio di reazioni avverse, per cui “l’esecuzione di esami di laboratorio per individuare persone a rischio di sviluppare effetti collaterali da vaccini è inutile”. 

Solo in casi molto particolari, che vengono gestiti in ospedale, possono essere utili test allergologici preliminari per scongiurare reazioni allergiche gravi che, sempre secondo gli esperti, sono comunque “rarissime”.

Esami ai bambini: come affrontarli serenamente 

La prima cosa da fare è tranquillizzare… noi stesse! I nostri figli, a qualsiasi età, sono come delle spugne e assorbono qualunque sensazione proviamo. Quindi, se noi per prime siamo agitate all’idea di un prelievo di sangue state certe che loro lo saranno più di noi. Paradossalmente più piccoli sono, più è semplice affrontare gli esami perché in fondo non sanno quello che li aspetta. Quando crescono invece è meglio non riservare brutte sorprese, ma prepararli almeno qualche giorno prima. Qui sotto trovate un ottimo schema su come andare a fare gli esami senza paura.  

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