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Bambino podalico
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“E se è podalico?”. Eccola qui un’altra delle tante paure che (quasi) tutte le future mamme provano: il timore cioè che il bimbo che portano in grembo non si “metta in posizione” a testa in giù, ma si presenti con il sederino, le ginocchia o un piede, candidandosi così a nascere con un parto cesareo. State tranquille: un bambino podalico potrebbe girarsi anche “last minute”, quando ormai pensate che anche l’ultima possibilità sia sfumata.

All’inizio, quando hanno molto spazio nell’utero, i bambini cambiano spesso posizione. Soltanto in una minoranza delle gravidanze si arriva al parto con un bimbo podalico. Si tratta quindi di una condizione non così frequente come si potrebbe pensare. La maggior parte dei feti si mette in posizione cefalica (cioè a testa in giù) tra il settimo e l’ottavo mese (all’incirca a 30-32 settimane): dopo quest’epoca girarsi diventa più difficile. Anche se non è impossibile.

Cosa significa presentazione podalica del feto?

Partiamo da una premessa e cioè dalla definizione di presentazione podalica del feto. “Con questa espressione – spiega la ginecologa Gabriella Pottocar – si intende la posizione del feto col podice (cioè il sederino) in basso, come seduto a gambe incrociate, con la testa in alto, sotto le costole della donna, in situazione longitudinale”.

Ci sono diversi tipi di presentazione podalica:

  • varietà natiche con cosce flesse sull’addome e gambe estese sul tronco, di modo che all’ingresso pelvico si distinguono solo le natiche;
  • varietà ginocchia con cosce estese sul tronco e gambe flesse sulle cosce, di modo che le ginocchia sono le prime parti che si presentano;
  • varietà piedi, quando le cosce e le gambe sono parzialmente estese, di modo che le prime parti che si presentano sono i piedi;
  • varietà miste, quando all’ingresso pelvico si presentano un piede, un ginocchio oppure una natica ed un piede.

Perché un bambino è podalico?

Non si sa di preciso quali siano le ragioni alla base della posizione podalica. “Le cause sembra possano essere ascrivibili a prematurità del feto – conferma la dottoressa Pottocar -, ma in realtà ancora adesso sono del tutto ignote. Il feto cambia posizioni per mezzo di movimenti spontanei anche più volte, durante le ultime settimane di gravidanza, infine assume l’orientamento definitivo poco prima dell’inizio del travaglio. La frequenza globale della presentazione podalica a termine di gravidanza è di circa il 4% sul totale dei parti con una certa prevalenza nelle pluripare rispetto alle nullipare”.

Come ci si accorge della posizione podalica

C’è un momento che ciascuna donna in gravidanza attende con grande impazienza ed è quello in cui si comincia a sentir muovere il piccolo nel pancione. Quando avviene tutto ciò? È molto soggettivo. All’inizio si avverte una specie di fruscio, poi i movimenti diventano molto più nitidi. Se un bambino è podalico, i calcetti si percepiscono in basso perché i piedini sono giù. Viceversa la testa è in alto, sotto le costole della mamma.

Il modo più sicuro per accertare la posizione del feto è l’ecografia, anche se la palpazione addominale fatta da mani esperte può essere sufficiente. “L’ostetrica – aggiunge la ginecologa – può valutare e diagnosticare una presentazione del feto semplicemente con le manovre di palpazione e mobilitazione delle varie parti. Quando si era sprovvisti di apparecchio ecotomografico la diagnosi di presentazione del feto veniva effettuata manualmente e, spesso, con la stessa precisione”.

Come far girare un bambino podalico

Partiamo dalla buona notizia: spesso i bimbi podalici si girano spontaneamente. In alcuni casi però si deve provare a “stimolarli”. Uno dei metodi che, soprattutto in passato, veniva utilizzato per far passare il bambino dalla posizione podalica a quella cefalica è il cosiddetto rivolgimento manuale. Si tratta di una tecnica di manipolazione dell’addome della donna che ha come obiettivo lo spostamento manuale del feto, facendolo girare, in genere in senso orario.

“Questo avveniva 50 anni fa – racconta la dottoressa Pottocar -, anche se la tecnica è stata ripresa dagli osteopati che, in modo più dolce e ascoltando il movimento del piccolo corpicino, riescono ancora adesso nell’intento. La tecnica osteopatica, pertanto, essendo dotata di ‘ascolto’ del feto, permette all’operatore di scegliere se insistere nel rivolgimento oppure no. Come si può immaginare, 50 anni fa il rivolgimento manuale non era scevro da conseguenze piuttosto gravi che andavano dalla rottura d’utero alla morte del feto”.

Oggi esistono delle tecniche un po’ più “soft” per tentare di far cambiare posizione al piccolino. Una di queste combina l’agopuntura alla Moxibustione, detta anche Moxa. “Lo studio dei meridiani dell’agopuntura ci permette di utilizzare la stimolazione del punto 67 vescica biliare, posto sul mignolo del piede bilateralmente, nell’angolo esterno dell’unghia. La stimolazione, in genere, si effettua tramite la tecnica della Moxa, un sigaro di artemisia che, acceso da una combustione lenta e graduale, viene avvicinato al punto, lo scalda e manda energia al bambino che, se può farlo, si gira in poche sedute. Questa tecnica è usata normalmente in Cina, ma anche in Italia ha diversi sostenitori. Priva di rischi e con un’efficacia pari al 96% può essere effettuata anche dal partner della paziente, se opportunamente allenato”.

Nel 2004 sulla rivista medica internazionale JAMA è stato pubblicato uno studio, condotto a Verona, che ha dimostrato che un gran numero di donne incinte con bambini podalici ha avuto un rivolgimento naturale del feto grazie alla Moxibustione. Quando farla? “La tecnica di riscaldamento del suddetto punto di agopuntura, dovrebbe essere effettuata tutti i giorni dalla 30esima settimana al termine. L’orientamento italiano è quello di effettuarla sino alla 34esima/37esima settimana, ma avendo già prenotato e pianificato un taglio cesareo. In Cina proseguono sino al termine e, devo dire, anche a me sono capitati casi di rivolgimento tramite Moxa alla 40esima settimana”, commenta ancora la dottoressa.

Fino a che settimana un bambino podalico può girarsi?

A livello puramente teorico, un bambino podalico potrebbe girarsi anche all’ultima settimana di gravidanza. In pratica ciò avviene massimo alla 39esima settimana. “Le variabili – chiarisce la Pottocar – dipendono dalle dimensioni del cucciolo, dalla lunghezza del cordone ombelicale e pare anche dalla quantità di liquido amniotico”.

Parto podalico: naturale o cesareo?

Non è detto che la presentazione podalica comporti sicuramente un parto cesareo: ci sono molti fattori da considerare, ad esempio se si tratta del primo parto oppure di uno successivo. E in ogni caso l’ultima parola spetta sempre ai medici: nessuno vuol mettere in pericolo né la mamma, né il suo bambino, potete esserne sicurissime.

“In ogni caso il parto podalico può essere assistito al pari di una presentazione cefalica, con estreme attenzioni e competenza da parte del personale di sala parto – afferma la ginecologa -. Personalmente, ritengo che correre rischi non sia corretto e, nella mia esperienza, so che se pratico la Moxa ed il feto non si gira, è bene continuare sino all’ultimo, ma organizzare la nascita attraverso un cesareo pianificato con calma. Certo è che i rischi di una donna e soprattutto del bimbo in posizione podalica durante l’espulsione, soprattutto se si tratta del primo parto, sono decisamente da evitare. Se nuovamente tiro in ballo la mia esperienza di circa 30 anni, devo dire che un parto podalico di una pluripara è fattibilissimo e poco rischioso. Se si tratta del primo figlio, preferisco effettuare la Moxa tutti i giorni, ma consigliare un cesareo che va prenotato e pianificato, senza farlo diventare d’urgenza”.

Le informazioni pubblicate in questo articolo non si sostituiscono al parere del medico. Ti invitiamo a consultarlo in caso di dubbi o necessità.