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Meconio del neonato
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A tutti i neogenitori è capitato di provare un brivido davanti all’espulsione di quella materia catramosa, appiccicosa e nerastra che prende il nome di meconio! Uno spettacolo davvero poco entusiasmante che neomamme e neopapà si ritrovano ad “ammirare” a poche ore dalla nascita del loro bambino. Eppure, questo materiale così poco gradevole è molto importante in termini di salute del neonato: la sua emissione nei giusti tempi, la sua consistenza e il suo colore, infatti, aiutano i pediatri a completare una valutazione globale del neonato e il suo benessere alla nascita. In questo articolo vedremo nello specifico cos’è il meconio e cosa possono significare eventuali problemi ad esso correlati.

Che cos’è il meconio

Il meconio del neonato consiste nell’emissione dallo sfintere anale di un materiale di consistenza vischiosa, molto simile al catrame, di colore verdastro tendente al nero: si tratta di ciò che resta di tutto quello che il vostro piccolo ha ingerito durante la sua vita intrauterina, nello specifico:

  • acqua;
  • bile;
  • muco;
  • liquido amniotico;
  • residui di cellule epiteliali dell’intestino.

Il meconio è inodore e sterile, ed è un fenomeno transitorio: la sua emissione dura, di norma, solo pochi giorni.

Quando si espelle il meconio?

Un neonato generalmente espelle il meconio entro 12/24 ore dalla nascita; queste sono le tempistiche di emissione delle prime feci dei bimbi nati a termine. Dopo le prime 24 ore di vita, il meconio comincia ad assumere un aspetto diverso, dovuto al fatto che il piccolo ha iniziato ad alimentarsi: questo tipo di feci “di transizione” sono infatti composte da meconio e residui alimentari e il loro aspetto grumoso e verdastro è assolutamente fisiologico.

Potrebbero, tuttavia, insorgere dei problemi legati al meconio del neonato e alla sua espulsione che di seguito andiamo a spiegare, così da fornire una panoramica su questo importante processo intestinale.

Problemi nell’espulsione del meconio

Uno scenario piuttosto serio che in alcuni casi si potrebbe verificare dopo la nascita del bambino è la mancata espulsione del meconio entro le 24 ore post parto; questa eventualità può comportare l’insorgenza di una complicanza che prende il nome di ileo da meconio. Tale patologia si manifesta, oltre che con l’assenza di meconio, con sintomi da blocco intestinale come vomito biliare e addome gonfio.

L’ileo da meconio è, per fortuna, un evento molto raro che potrebbe presentarsi alla nascita, ma quando ha luogo è spesso, purtroppo, campanello d’allarme di una malattia genetica grave: la fibrosi cistica.

La mancata emissione del meconio potrebbe verificarsi anche in caso di parto prematuro; può altresì dipendere da una malformazione dello sfintere anale o da un difetto congenito delle anse intestinali (malrotazione intestinale). In entrambi questi ultimi casi la risoluzione del problema è, di solito, chirurgica.

Alterazione delle feci

Come abbiamo accennato, il bambino dovrebbe espellere il meconio entro le prime 24 ore dal parto; nel frattempo comincia ad alimentarsi e le sue feci cambiano: le cosiddette feci di transizione sono meconio misto a residui alimentari, conservano la colorazione verde-nerastra tipica del meconio, ma la loro consistenza da catramosa risulta più grumosa.

Il bambino allattato al seno fa feci più compatte dopo la prima settimana di vita: il meconio sarà completamente espulso e la prima vera cacca del piccolo sarà di color tuorlo d’uovo tendente al verdastro, grumosa e dall’odore piuttosto acido.

Il neonato allattato con latte formulato invece produce feci più scure e compatte, aspetto del tutto normale e fisiologico.

Qualora il neonato dovesse emettere feci molto liquide e con una frequenza elevata (più di cinque volte al giorno), la raccomandazione è quella di consultare tempestivamente il pediatra: questa condizione di alterazione dell’alvo potrebbe facilmente disidratare il vostro bambino, che va dunque curato e reidratato al più presto.

Una situazione che può portare ad alterazioni dell’alvo è il passaggio da allattamento al seno ad allattamento artificiale: la formula, infatti, tende a compattare maggiormente le feci rispetto al latte materno con il rischio di stagnazione all’interno dell’intestino, un diradamento delle emissioni fecali con conseguente aumento della flora batterica e problemi al tratto intestinale coinvolto.

Meconio neonato: quanto dura

In linea generale, il neonato espelle meconio per i primi tre o quattro giorni dopo la nascita: in questo lasso di tempo è infatti normalissimo trovare nel pannolino, diverse volte al giorno, quelle feci così appiccicose e catramose che abbiamo ampiamente descritto.

Se il vostro bimbo, però, dovesse continuare a produrre meconio dopo i primi quattro giorni dal parto o doveste notare un ritardo nel passaggio dalle feci di transizione alla tipica cacca del neonato, allattato al seno o artificialmente che sia, interpellate il vostro pediatra.

Cosa succede se il neonato ingerisce il meconio?

Abbiamo già sottolineato che l’espulsione di meconio inizia dopo la nascita del bimbo. Potrebbe però accadere che l’emissione di feci avvenga in utero o nel periodo perinatale: cosa succede in questi casi? Andiamo a descrivere i due scenari più comuni.

Meconio nel liquido amniotico

Un primo, frequente caso che può verificarsi è l’emissione anticipata di meconio quando il bambino è ancora in utero e dunque immerso nel liquido amniotico; questo provoca la colorazione scura del liquido, il cosiddetto “liquido amniotico tinto”. Le cause non sono accertate, quelle più verosimili sono:

  • ipertensione della madre;
  • infezioni intrauterine;
  • diabete gestazionale;
  • tabagismo.

Il liquido amniotico tinto, di per sé, è una condizione benigna: a parte venire al mondo sporco di meconio, il neonato in genere non subisce conseguenze. I problemi si verificano quando l’emissione anticipata di meconio in utero è accompagnata dall’aspirazione dello stesso da parte del piccolo: ecco cosa comporta questa eventualità e perché può essere molto pericolosa.

Sindrome da aspirazione di meconio

L’emissione anticipata di meconio all’interno dell’utero può non causare alcun problema; tuttavia, una delle complicanze più comuni conseguenti a questa ipotesi è dovuta all’aspirazione del meconio fuoriuscito nell’utero da parte del piccolo. La sindrome da aspirazione di meconio è riconoscibile dalla presenza di alcuni segni e sintomi tipici:

  • respiro affannoso;
  • tachipnea (aumento della frequenza respiratoria);
  • rantoli;
  • cianosi;
  • dispnea.

Tale condizione può causare al bambino complicanze anche piuttosto gravi: il piccolo presenta un punteggio di Apgar molto basso, un tono muscolare indebolito, e la presenza di meconio nelle vie respiratorie comporta la loro ostruzione totale o parziale con conseguente rischio di enfisema, pneumomediastino (presenza di aria libera nella cavità toracica) e pneumotorace (presenza di aria all’interno della pleura).

La sindrome da aspirazione di meconio viene trattata tempestivamente dal personale sanitario con l’aspirazione delle vie respiratorie (bocca e rinofaringe) immediatamente dopo il parto e prima che il neonato pianga; se necessario, viene inoltre fornito al bambino supporto respiratorio meccanico. Potrebbe altresì rendersi necessaria la somministrazione di surfattante e antibiotici per contrastare le problematiche dovute all’aspirazione di meconio alla nascita.

Come pulire il meconio

Come abbiamo detto, il meconio contiene residui ingeriti dal vostro piccolo durante i nove mesi nel pancione; alcune delle sostanze contenute nel meconio (come ad esempio la bile), possono essere piuttosto irritanti per la pelle del neonato, una volta iniziata la loro espulsione.

La detersione della pelle del bambino, notoriamente molto delicata, deve essere la più dolce possibile: potete pulire il sederino con acqua tiepida, esercitando poca pressione con un panno di cotone, aiutandovi all’occorrenza con un detergente delicato e con PH neutro.

Le informazioni pubblicate in questo articolo non si sostituiscono al parere del medico. Ti invitiamo a consultarlo in caso di dubbi o necessità.