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mamma bacia il neonato con cappello in testa
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Tra dermatite da pannolino e atopica per i neonati, verruche e micosi per i più grandi, i problemi della pelle dei bambini sono tanti e diversi tra loro. Per trattarli, è fondamentale una sinergia tra il pediatra e il dermatologo. Vediamo il perché con Roberta Vetro, specialista in Dermatologia e medicina estetica.

Dr.ssa Roberta Vetro

Dr.ssa Roberta Vetro

    Dottoressa Vetro, quali sono le patologie dermatologiche che colpiscono con maggior frequenza i bambini?

    “In età pediatrica si possono manifestare svariate patologie. Le più frequenti in epoca neonatale e nei primi mesi di vita sono la dermatite da pannolino, la dermatite seborroica e quella atopica. In età scolare divengono più diffuse le dermatiti causate da infezioni batteriche come l'impetigine, micotiche come la tinea, e virali, per esempio verruche, herpes, esantemi virali e le parassitosi (pidocchi, ossiuri, ecc). La dermatite più frequente in assoluto è la dermatite atopica. L’atopia è una predisposizione ereditaria alle malattie allergiche (il gene dell’atopia sembra situato sul cromosoma 6), ma può essere scatenata ed aggravata da fattori ambientali. I suoi sintomi sono la ‘pelle secca’, il prurito, la desquamazione, i rash sulle guance, sulle braccia e sulle gambe”.

    Quali sono le cause delle varie forme di dermatite atopica? Quanto c'entra l’alimentazione?

    “I fattori scatenanti sono molteplici: la sudorazione, la lana e le fibre sintetiche, i saponi o detergenti aggressivi, i disinfettanti (ad esempio, il cloro nelle piscine), il clima freddo, secco e ventoso, ma anche quello caldo ed eccessivamente umido, i fattori emozionali, gli allergeni, l’eccessiva esposizione solare, le infezioni cutanee e sistemiche, alcuni alimenti. Aggravano l'atopia, i cibi con coloranti e conservanti, la frutta esotica e quella secca, i prodotti caseari, gli alimenti acidi (come i pomodori o gli agrumi). Va comunque sottolineato che eccetto i casi di comprovata allergia alimentare, è perfettamente inutile sottoporre a diete alimentari restrittive i bambini affetti da dermatite atopica”.

    Quando è il caso di rivolgersi ad uno specialista e, soprattutto, come scegliere quello giusto? Quanto conta la sinergia con i pediatri di famiglia?

    “Sin dalla nascita il medico di riferimento è il pediatra, che gestisce il benessere fisico mentale ed emozionale del bambino e lo cura in ogni fase dello sviluppo sia nella malattia sia nella salubrità. Sarà il pediatra a chiedere consulenza al dermatologo quando lo riterrà necessario. Personalmente visito molti bambini sempre in stretta collaborazione con il loro pediatra che spesso è di aiuto per arrivare alla diagnosi, ma soprattutto per formare ed educare i bambini alla terapia e alla prevenzione di svariate patologie dermatologiche”.

    Parliamo di nei. Quando devono preoccupare? A partire da che età è consigliabile una visita ad hoc?

    “Anche per i nei la collaborazione con il pediatra è fondamentale in quanto nei primi anni di vita, nella maggior parte dei casi, i nei vengono controllati dal collega. Sarà lui a consultare il dermatologo quando ritiene necessaria la visita specialistica dermoscopica. I nevi congeniti, cioè quelli presenti dalla nascita, necessitano della dermoscopia più precocemente. Il melanoma in età pediatrica esiste, ma è molto raro: rappresenta il 2% di tutti i melanomi”.

    Restiamo in argomento e parliamo di estate. Quali sono le regole d’oro per far stare i bambini al sole in sicurezza? E come ci si comporta con i neonati?

    “L'argomento sole mi sta particolarmente a cuore perché le scottature in età infantile ed adolescenziale sono uno dei quattro fattori di rischio per il melanoma, ma soprattutto sono l'unico su cui possiamo davvero agire in quanto gli altri non sono controllabili dall'uomo e sono la familiarità per melanoma, il numero di nei e il fototipo (cioè il colore della pelle, dei capelli e degli occhi). Le regole fondamentali per stare al sole prevedono un’esposizione moderata e sempre con un fattore di protezione molto alto, da applicare ogni due ore circa ed ogni qualvolta il bimbo si trovi sotto il sole, quindi non soltanto al mare o in montagna, ma anche mentre gioca al parco, passeggia o pratica uno sport all’aperto! Il neonato non dovrebbe proprio essere esposto al sole. A passeggio andrà con parasole, cappellino, ben coperto e con la fotoprotezione applicata nelle zone scoperte (viso, mani, gambette)”.