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Ormai manca poco. Il picco dell’influenza stagionale sta arrivando e, di giorno in giorno, sono sempre di più gli italiani – grandi e piccoli – a letto con gli antipatici sintomi: febbre alta, dolori, mal di gola, tosse. E, puntuale come ogni anno, lo scenario è sempre lo stesso: Pronto Soccorso presi d’assalto, posti letto esauriti e caos completo. Invece non sarebbe necessario perché, soprattutto nei bambini, la febbre non è un nemico da scacciare. Anche se sembra paradossale, la febbre è “amica” dei piccoli. “Li rinforza e li protegge dalle allergie quando saranno più grandi”, afferma Carlo Tonarelli, pediatra omeopata di Genova, con una lunga formazione al “Gaslini” (uno dei più importanti ospedali pediatrici italiani) e autore di diversi libri.

Dr. Carlo Tonarelli

Dr. Carlo Tonarelli

    Dottor Tonarelli, davvero la febbre fa bene?

    “La febbre è utile perché aumenta la resistenza alle infezioni e ostacola la proliferazione di batteri e virus che non possono sopravvivere a 38°-39°. Un bambino - e anche un adulto - si fortifica dopo aver avuto la febbre. Nei piccoli inoltre è un fattore protettivo dalle allergie, soprattutto quelle di tipo inalatorio, non alimentare. Lo dimostrano alcuni studi clinici pubblicati ed è un fatto importante se si considera che, In Italia, c’è il 35 per cento di bambini allergici”.

    Eppure, ciononostante la prima cosa che si fa quando il termometro sale è cercare di far abbassare la temperatura…

    “L’influenza si presenta con 38,5°-39° perché l’organismo cerca di liberarsi più velocemente del virus. Le mamme utilizzano soprattutto paracetamolo e ibuprofene per abbassare la febbre. L'Accademia americana di pediatria dice di intervenire quando si superano i 40°, altrimenti si va incontro a sovradosaggio e gravi intossicazioni. I Fans (antinfiammatori non steroidei, ndr) sono molto tossici e un bambino su 4 viene ricoverato per gli effetti collaterali dei farmaci, in particolare antifebbrili e antibiotici”.

    Quando la febbre è dannosa?

    “Dopo i 41°. Questo valore è provocato da colpi di calore o insulti cerebrali oppure se non si risponde al paracetamolo o all'aspirina. Inoltre, gli antipiretici sono certamente utili nei bambini severamente ammalati o con malattie croniche cardiopolmonari, immunodeficienze, tumori, anemia falciforme, asplenia, trauma cranico importante”.

    Una delle paure più comuni è quella delle convulsioni febbrili, specialmente nei più piccini. E' un timore fondato?

    “Fortunatamente i neonati si ammalano poco. Le convulsioni si generano in soggetti geneticamente predisposti, spesso anche a basse temperature o quando la febbre cala improvvisamente per effetto dell'antipiretico. Tra l'altro, gli antifebbrili non sembrano prevenire le convulsioni o le loro recidive. Nelle mamme, la febbre crea ancora tantissima apprensione, ma è un modello culturale che andrebbe cambiato. L'85 per cento degli accessi ai Pronto Soccorso pediatrici è per codici verdi, solo lo 0,3 per cento è costituito da codici rossi. C'è tanto allarmismo inutile”.

    Come distinguere la classica influenza stagionale dalle sindromi parainfluenzali?

    “L'influenza ha diversi sintomi chiari, in primis la febbre alta, e tre fasi principali: mal di gola, raffreddore, tosse. Possono esserci mal di testa e dolori, soprattutto nell'adulto, e talvolta il muco può causare otite. Le forme parainfluenzali hanno sintomi diversi, ad esempio a carico dell'apparato gastrointestinale, e ne esistono tantissime forme, in particolare nel periodo autunnale”.

    Cosa fare in caso di febbre?

    “Se i bambini si ammalano armatevi di pazienza, sopportate la febbre, date farmaci solo se i disturbi sono importanti perché nessuno deve soffrire il dolore. Con un'alimentazione leggera, bevendo molto, stando tranquilli, nel giro di 2-4 giorni l'influenza passerà”.

    L'Italia è uno dei Paesi in cui si assumono più antibiotici, una tendenza generale che sta rendendo i batteri sempre più forti e resistenti nei confronti dei farmaci. Cosa ne pensa?

    “In questo periodo, si parla molto di meningite, con un allarme generalizzato. Questo comporterà un ulteriore aumento nell'uso degli antibiotici, saranno tra i farmaci più usati. Con danni non indifferenti. Il ricorso esagerato agli antibiotici è un fatto culturale. In caso di infezioni virali, non servono. In alcuni studi medici, i pediatri si sono dotati di una macchinetta che, analizzando una goccia di sangue, controlla il valore della proteina C reattiva per vedere se c'è un'infezione batterica o meno. Se l'avessero tutti i medici, ci sarebbe maggiore risparmio, minore resistenza ai farmaci e anche meno danni a livello intestinale”.