Citomegalovirus, le cose da sapere in gravidanza

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Oltre alla toxoplasmosi, c’è un altro nemico invisibile che fa paura alle donne col pancione. È il citomegalovirus, un agente virale temibile non tanto per i suoi sintomi (che spesso neanche ci sono), quanto per le ripercussioni che può avere sul bambino. È piuttosto comune, ma è proprio in gravidanza che diventa pericoloso. Vale la pena quindi di capire di cosa stiamo parlando.

Cos’è il citomegalovirus

Il citomegalovirus è un virus che appartiene ad una famiglia molto più ampia, quella degli herpes virus. Sono responsabili ad esempio dell’herpes labiale (quello classico delle labbra) o genitale, della mononucleosi infettiva, della varicella, del cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio”. 

La trasmissione può essere sia orizzontale (per contatto diretto o indiretto tra persona e persona), sia verticale (in gravidanza da mamma a bambino). Il virus si trova nelle urine, nelle secrezioni oro-faringee, in quelle cervicali o vaginali, nello sperma, nel latte, nelle lacrime, nel sangue. È facile quindi capire che non è complicato venire in contatto con il virus, anche semplicemente in casa qualora ci sia una persona infetta. Studi hanno anche dimostrato che il citomegalovirus rimane per ore sulle superfici di plastica, giocattoli inclusi.

Quanto è diffuso il citomegalovirus

Il virus colpisce più le donne degli uomini. L’infezione è relativamente comune tra la popolazione femminile in età riproduttiva, con una sieroprevalenza (cioè il numero di persone risultate positive alla malattia) compresa tra il 45 e il 100%. In Italia, uno studio multicentrico ha stimato che la sieroprevalenza si aggira intorno all’80%, una percentuale simile ad altri Paesi europei.

Alcune categorie di persone rischiano più di altre di prendere il virus. In particolare, chi per professione si occupa della cura di bambini in comunità, soprattutto se di età inferiore ai 3 anni (insegnanti o assistenti in scuole materne, asili nido etc). Anche i genitori di bimbi molto piccoli sono più esposti al citomegalovirus. In genere, l’infezione si contrae durante l’infanzia e l’adolescenza, più raramente in età adulta.

Infezione primaria o secondaria da citomegalovirus

Una volta che si contrae, il citomegalovirus resta latente per tutta la vita e, periodicamente, si può attivare. È esattamente la stessa cosa che accade con l’herpes labiale che, ad esempio in periodi di forte stress, si può ripresentare. 

La donna in gravidanza può contrarre un’infezione primaria (cioè acquisita per la prima volta) o secondaria (per riattivazione del virus latente o reinfezione da nuovo ceppo).

Citomegalovirus: trasmissione verticale

Una donna che prende un’infezione da citomegalovirus non è detto che la trasmetterà al bambino nel pancione. Il rischio di trasmissione verticale è del 30-40% nel caso della forma primaria, e dello 0,5-2% in quella secondaria. I dati scientifici disponibili per quest’ultima ipotesi sono ridotti, rispetto alla prima.  

Il rischio di trasmissione al feto per l’infezione primaria varia fra il 30% e il 40% nel primo e secondo trimestre e fra il 40% e il 70% nel terzo trimestre.

Sintomi dell’infezione da citomegalovirus

Nella maggior parte dei casi, l’infezione è asintomatica. Si scopre quindi di averla avuta facendo le analisi del sangue, ad esempio se lo prescrive il ginecologo in gravidanza. Altre volte i sintomi sono molto sfumati o simili a quelli di una comune influenza, con febbre, mal di gola, dolori muscolari, stanchezza, linfonodi ingrossati. Solo nei soggetti con il sistema immunitario compromesso il virus può avere ripercussioni più serie (polmonite, retinite con alterazione della vista, encefalite).

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Citomegalovirus in gravidanza

Se la trasmissione materno-fetale avviene, i neonati con infezione congenita possono essere: 

  • Asintomatici (85-90% dei casi). Di questi, circa il 10% avrà conseguenze tardive, nella maggior parte dei casi un difetto uditivo neurosensoriale, eccezionalmente un ritardo mentale.
  • Sintomatici (10-15% dei casi). Il 90% di questi piccini svilupperà problemi neurosensoriali: ritardo mentale, ritardo psicomotorio, disturbi dell’apprendimento, autismo, ipotonia, paresi, epilessia, difetti di vista e udito.

Le conseguenze sul neonato per un’infezione primaria sembrano più severe, soprattutto nel primo trimestre. Per esempio, la frequenza di deficit uditivo nei bimbi nati da mamme con infezione primaria o secondaria è simile (circa 10%). La gravità e la progressione però sono maggiori nei primi, nei quali si associano più frequentemente altri deficit, rispetto ai nati da madri con infezione ricorrente. 

Alcuni sintomi si presentano anche a distanza di tempo dalla nascita, quindi i controlli devono essere periodici e costanti.

Come prevenire l’infezione 

  • Lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima di mangiare e di cucinare.
  • Lavarle molto bene dopo essere venuti a contatto con urina o feci dei bambini, se già se ne hanno, dopo essere andati in bagno e dopo ogni tipo di contatto con fluidi corporei. 
  • Evitare di scambiarsi posate o bicchieri durante i pasti. 
  • Pulire le superfici contaminate da fluidi corporei utilizzando un paio di guanti. 

Diagnosi di citomegalovirus

La diagnosi di un’infezione richiede l’esecuzione di analisi del sangue in quanto, non essendoci disturbi specifici, non si riesce ad identificarla durante la visita medica. Con il prelievo ematico si rilevano gli anticorpi anti citomegalovirus che, nel caso di infezione in corso risultano essere IgM, nel caso di infezione pregressa IgG.

Gli esami non rientrano negli screening offerti in gravidanza. La diagnosi di infezione non è da sola un indicatore di malattia. Per diagnosticare l’eventuale trasmissione del virus al feto è necessario sottoporsi ad esami più approfonditi, come l’amniocentesi e l’analisi del dna fetale. La prima metodica va fatta almeno 7 settimane dopo la data presunta dell’infezione materna. In caso di diagnosi fetale positiva, ogni 2-4 settimane verranno eseguite delle ecografie per individuare eventuali anomalie. Purtroppo però l’assenza di segni ecografici non garantisce il buon esito della gravidanza. 

Trattamento del citomegalovirus

Ad oggi la trasmissione verticale non si può prevenire con dei farmaci. Sono in corso studi sull’utilizzo di gammaglobuline anti citomegalovirus specifiche nelle donne che contraggono l’infezione in gravidanza per ridurre la frequenza di infezione congenita. Il trattamento con antivirali – da iniziare nel primo mese di vita del bambino con infezione sintomatica – può ridurre i danni, in particolare il deterioramento della funzione uditiva e psicomotoria. Uno dei due farmaci usati però può avere effetti collaterali importanti, quindi il trattamento va deciso insieme al pediatra. 

Vaccino contro il citomegalovirus

Attualmente non esiste un vaccino che possa prevenire il citomegalovirus. È però in fase di sviluppo.

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