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Una delle fasi dello sviluppo di un bambino più attese (e a volte temute) dai genitori è il gattonamento. Com’è bello osservare questi piccoli che iniziano a muoversi per casa! E quante preoccupazioni allo stesso tempo! Vediamo quando gattona un neonato e cosa c’è da sapere su questo momento così intenso di “conquista del mondo”!  

Gattonamento: perché è una tappa importante

Diciamolo subito a scanso di equivoci: gattonare è sì una tappa fondamentale dello sviluppo del bambino, ma non è detto che tutti la affrontino. Molti infatti la saltano completamente, mettendosi direttamente in piedi (anche presto) e camminando. Ma per la mamma, vedere il proprio piccino che gattona, è sempre una bella emozione… E talvolta anche uno stress non indifferente, per la paura inconscia che possa farsi male…

Ma andiamo per ordine. Per il bambino, gattonare significa iniziare a sperimentare la propria autonomia e a guardare il mondo da una prospettiva ben diversa da quella del box, della palestrina o del passeggino che finora lo hanno accolto. Comincerà cercando di trascinarsi in avanti, usando le braccia e le gambe e puntando i piedini, quando è sdraiato a pancia in giù. In genere, l’obiettivo è quello di raggiungere qualcuno o afferrare qualcosa. 

A quanti mesi si gattona? 

Come per tante cose, i tempi con cui si inizia a gattonare sono differenti e cambiano da bambino a bambino. I primi tentativi di spostamento nello spazio potrebbero partire già dai 5-6 mesi, ma bisognerà aspettare gli 8-9 perché i suoi sforzi si traducano in una modalità di movimento più efficace. Imparare a gattonare è un traguardo per niente banale, che può essere raggiunto solo quando il piccolo capisce come poter sfruttare il proprio corpo. Ci sono bimbi che gattonano anche a 12-13 mesi oppure contemporaneamente ai primi passi. Altri che non lo fanno proprio. 

“Stili” di gattonamento 

Gli “stili di gattonamento” non sono tutti uguali: quello classico è “a quattro zampe”, ma possono esserci varianti molto divertenti.

Gattonare a quattro zampe 

La prima scoperta è la posizione carponi, poi via ai tentativi: dondolando, oscillando, cercando di alzare una mano o spostare le gambe, il piccolo “prende le misure” con se stesso. Solo dopo una serie di prove (e a volte di errori, assolutamente fisiologici), troverà la giusta combinazione di movimenti e, coordinando braccia e gambe, riuscirà a spostarsi da solo. Magari tenendo il culetto all’insù!

Gattonare a ritroso

Può succedere che si inizi gattonando all’indietro, una scena molto buffa! Questo accade perché spesso i muscoli delle braccia sono più sviluppati di quelli delle gambe e il bambino si muove più facilmente a ritroso. Ben presto imparerà a spingere di più sugli arti inferiori e scoprirà di poter andare anche in avanti.

Rotolamento 

Una delle primissime attività motorie che apprendono i “cuccioli d’uomo” è rotolare. Succede per esempio nel lettino quando, intorno ai 4 mesi (con i dovuti distinguo a seconda dei casi), passano dalla posizione supina (a pancia in su) a quella prona (a pancia in giù). Quindi, non dovete impressionarvi se vostro figlio lo fa in alternativa al gattonamento “tradizionale” a carponi.  

Spostarsi strisciando 

C’è chi invece preferisce strisciare, semplicemente perché è… più facile. Solitamente i bambini strisciano sul sederino, con una gamba flessa e una stesa, senza utilizzare le braccia. Spostarsi strisciando ha parecchi vantaggi. Innanzitutto è un movimento veloce e che consente una buona visuale del mondo circostante. Inoltre, le mani sono libere per poter prendere oggetti o per maneggiarli. Meglio di così! 

Altre varianti 

Abbiamo visto che ogni bimbo ha il suo personalissimo metodo per gattonare. Può anche capitare che, soprattutto nei primi tentativi, i piccoli non vadano in nessuna direzione. Riescono a mettersi a quattro zampe e… poi non succede nulla. A quel punto dondolano lateralmente o avanti e indietro. Un gattonamento decisamente unico e un po’… sui generis.  

Come insegnare a gattonare a un neonato 

Come abbiamo detto all’inizio, l’esperienza locomotoria del gattonamento è estremamente variabile. Questo significa che non è un percorso obbligato per tutti e che non ci sono tempistiche prestabilite. Partendo dal presupposto che i bambini non vanno mai forzati a fare le cose, si può provare ad insegnare a gattonare a un neonato. 

Provate a mettervi per terra con vostro figlio e a gattonare per prime: potrebbe tentare di imitarvi. Poi allontanatevi e chiamatelo con le braccia aperte per stimolarlo a raggiungervi. Potete anche proporgli uno dei suoi giochini preferiti per incentivarlo a muoversi. Elogiatelo se gattona per venire verso di voi, ma non arrabbiatevi per nessun motivo se non dovesse farlo. 

Per questa attività insieme potrebbero essere utile munirsi di tappeti per gattonare. Una superficie morbida attutisce eventuali colpi e cadute. Inoltre, il tappeto ripara dal freddo del pavimento e fa sì che il bimbo non scivoli mentre sgambetta. In commercio trovate tappeti in gomma (avete presente i classici mega puzzle?) o altri materiali lavabili oppure in classica lana.  

Come preparare la casa 

Quando un neonato comincia a gattonare bisogna chiaramente preventivare qualche piccolo incidente, ma con qualche accorgimento si può rendere la casa più sicura e a prova di “gattonatore”. Le stesse regole varranno anche più avanti, quando vostro figlio camminerà. In linea di massima, dovreste cercare di lasciare al bebè la possibilità di muoversi ed esplorare liberamente, ovviamente evitando grandi rischi.

Innanzitutto, eliminate dalla portata del bambino soprammobili delicati, oggetti molto piccoli e piante. Riponete i detersivi in alto oppure in mobiletti dotati di chiusura. Gli spigoli e le prese di corrente esercitano un fascino particolare: comprate dei paraspigoli (servono anche in caso di cadute) e dei copriprese. Sul mercato ne esistono un sacco di tipi.

Attenzione a sgabelli o tavolini bassi a cui il bimbo potrebbe aggrapparsi nel tentativo di mettersi in piedi: potrebbe tirarseli addosso. Mettete sui fornelli le apposite barriere di sicurezza, ma in ogni caso mai e poi mai lasciate vostro figlio da solo in cucina se ci sono pentole sul fuoco o il forno acceso. E occhio alla tovaglia sul tavolo: basta un attimo per tirarla giù. Infine, se la vostra casa ha scale interne, chiudete l’accesso con dei cancelletti. 

Il tuo bambino non gattona? 

Abbiamo detto che gattonare è importante per favorire l’autonomia del bambino e la sua conoscenza del mondo. Ma cosa succede se questo non avviene? Nulla. Probabilmente il bambino salterà questa tappa per passare direttamente alla successiva. Oppure potrebbe “ripensarci” e farlo più avanti, magari dopo aver già imparato a camminare. In ogni caso, non forzatelo mai: sarebbe solo controproducente e non servirebbe a nulla.