Marianna, una mamma contro il tumore

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Il 4 febbraio si celebra la Giornata mondiale contro il cancro. Anche iMamma vuole dare il suo piccolo contributo, raccontando la storia di una donna, di una mamma che sta combattendo in questi mesi la battaglia più importante della sua vita: sconfiggere il tumore e continuare a crescere i suoi due bambini. Vi presentiamo Marianna.

Marianna è una donna di 40 anni. È un avvocato. È la moglie di un chirurgo. È la mamma di due bambini. Marianna è anche una figlia. E una sorella. E un’amica. Marianna è una che non molla, per sé e per la sua famiglia che ama alla follia. Marianna combatte da un anno e mezzo contro un linfoma, un tumore del sistema linfatico. E non ha la minima intenzione di dargliela vinta, anche se la malattia la costringe spesso a stare lontana dai suoi affetti più cari. Marianna è una guerriera. Come solo le madri sanno essere…

Facciamo iniziare la storia di Marianna Bonomo a luglio del 2019. È un periodo di cambiamenti perché ha deciso di lasciare temporaneamente la sua città – la sua (e la mia) Palermo – per un paese di provincia. “In questo modo, mio marito, in servizio a Cefalù, non avrebbe dovuto fare troppi chilometri ogni giorno. Pensavo di aprire anche uno studio lì o comunque dopo un anno di rientrare in città”. Progetti, come ne facciamo tutti, senza pensare che la carta degli “imprevisti”, in questo “gioco” che è la vita, è dietro l’angolo. In agguato, come la sua malattia.

A causa di un fastidioso prurito, Marianna si sottopone ad alcuni esami, che però non destano particolare preoccupazione. Partecipa ad un concorso a Palermo: al prurito si aggiunge la tosse. Ma anche in questo caso tutto sembra assolutamente sotto controllo. “Rientro a Castelbuono di venerdì – racconta -. Il sabato avevamo un battesimo. Parrucchiere, unghie, andiamo alla cerimonia. La notte non mi sento bene e dico a mio marito di chiamare un’ambulanza. È stato un momento spaventoso, avevo la sensazione di un infarto e freddo. Mi sentivo morire. Quando il 118 è arrivato stavo meglio, ma siamo andati lo stesso in ospedale”. Tutto comincia quella notte.

Dopo una serie di accertamenti spunta una massa sospetta al mediastino, sul torace, che comprime il cuore. Ecco la sensazione dell’infarto da dove veniva! Dopo una biopsia la diagnosi: linfoma. È il marito di Marianna, Rosario, a darle la notizia. “Chiedo se si guarisce. E lui mi risponde ‘nel 90% dei casi’. Sono tranquilla, la percentuale è alta. Devo cominciare la chemioterapia il prima possibile, ma chiedo di poter stare a casa qualche giorno. Non sapevo quanto sarei rimasta in ospedale e volevo stare con i miei bambini”.

I figli di Marianna sono ancora dei cuccioli: oggi hanno 3 e 5 anni. “Dopo la diagnosi decido di tagliare subito i capelli corti, così loro si sarebbero abituati”. Nel corso delle terapie i capelli cadranno, ma i bimbi hanno sempre la parola giusta per la loro mamma: “Come sei bella! Anche io li voglio così”. Niente di meglio per il fisico e la mente…

Il cuore è debole, Marianna collassa e finisce in terapia intensiva cardiologica, ma le cure proseguono, si fermano, cambiano, riprendono, non possono interrompersi: il suo linfoma è al quarto stadio (“che gran culo!”, esclama nell’intervista e per telefono percepisco il sorriso). Significa che ha già galoppato abbastanza e bisogna fermare la sua corsa. Viene proposta una chemio a somministrazione lenta. “Avevo una borsetta attaccata e i miei figli volevano sapere cosa ci fosse dentro. C’erano i farmaci. La terapia non mi ha dato nessun fastidio, sono anche uscita per l’aperitivo con gli amici. A quel punto mi sono rasata del tutto, ma l’ho fatto da sola, non sapevo che reazione avrei avuto”.

Tutto scorre, la risonanza di controllo a settembre parla chiaro: il tumore si è ridotto del 75%. All’inizio di dicembre però una nuova ripida discesa. La malattia è un po’ come le montagne russe: un giorno sei in cima, percepisci l’adrenalina, quello dopo vai giù e l’euforia svanisce. Prima di Natale Marianna e la sua famiglia (ha due sorelle e un fratello a cui è legata a filo doppio, un amore viscerale) scoprono che il cancro ha attaccato anche il sistema nervoso centrale. La situazione diventa di nuovo seria. Altro giro, altra corsa: si prova una nuova chemio, ma è troppo forte per il fisico di Marianna che può farne un solo ciclo.

È gennaio. Si punta fuori dalla Sicilia. La speranza è il professor Corradini all’Istituto nazionale dei tumori di Milano che propone un trattamento diverso. Per un po’ funziona, ma poco prima dell’estate i risultati non sono quelli sperati. E Marianna si trova davanti a uno di quei bivi che nessuno vorrebbe mai affrontare. Da un lato c’è il trapianto autologo. Dall’altro il ritorno a casa e le cure palliative. In pratica, un vicolo cieco.

“Ammetto di essere stata in forte dubbio – dice Marianna -. Non avevo certezze. Ho scelto il trapianto. Prima però ci siamo concessi qualche giorno di vacanza con i bambini: è stato bellissimo e ci siamo divertiti un sacco. Poi sono ripartita per Milano. Ho fatto una chemio fortissima prima e poi il trapianto. Di nuovo una riduzione del 70%”.

La famiglia di Marianna però non sta certo con le mani in mano e comincia a prendere contatti con gli Stati Uniti dove viene effettuata una particolare terapia che ha dato risultati molto incoraggianti. Il problema è che è costosissima. Solo per vedere le cartelle cliniche di Marianna, il medico libanese che poi la prenderà in cura vuole 160.000 euro. Ma non si può gettare all’aria questo tentativo. Scatta la macchina della solidarietà. I parenti di Marianna lanciano una raccolta fondi su GoFundMe che ha subito successo. Si parte per gli States. Siamo ad agosto del 2020.

“La situazione era particolarmente seria soprattutto a livello cerebrale. Bisognava cominciare subito la terapia. Dopo 10 giorni avevo meno dolore, camminavo, i problemi di equilibrio andavano meglio. Dopo un mese e mezzo non avevo più bisogno della sedia a rotelle. Oltre alla cura, serviva anche la radioterapia che abbiamo scoperto facevano anche a Negrar, vicino Verona. Il 9 novembre rientriamo in Italia e restiamo in Veneto fino al 23”. La trasferta americana è costata 450.000 euro! Di questi 270.000 sono stati raccolti con le donazioni di GoFundMe.

Potete immaginare cosa significhi stare lontane dai propri bambini 110 giorni, lasciarli ai parenti, essere al di là dell’oceano, uniti solo da uno smartphone? Marianna lo ha vissuto. “Ci facevamo le videochiamate ogni giorno e i bimbi erano stupiti che da loro era mattina e da noi notte. Mi chiedevano sempre quando sarei tornata e ad un certo punto erano arrabbiati. Quando il rientro era vicino ho detto loro di disegnare 11 quadrati, uno per ogni giorno che mancava. Dovevano colorarne uno al giorno. Gliene ho fatto fare uno in più e sono arrivata a casa a sorpresa. Mi hanno trovata sul divano in soggiorno. Sono corsi verso me e mio marito e ci hanno stretti fortissimo. Li ho trovati cresciuti. Uno si svegliava e mi diceva ‘Ma è un sogno?’. E l’altro: ‘Sono felice che sei tornata’”. Balsamo per il cuore.

Tornare a casa ha significato per Marianna recuperare un po’ di normalità. Una passeggiata al parco quando se la sente, l’albero di Natale fatto insieme, la colazione prima di andare all’asilo. La sua guerra al linfoma non è finita. Le terapie purtroppo le vengono cambiate spesso perché funzionano solo in parte. Trovare i farmaci non è facile: arrivano dalla Svizzera o persino dal Vaticano. Ora lo sguardo va verso la Car-T, una terapia che ha dato buoni frutti, ma che probabilmente dovrà fare in Francia.

La raccolta su GoFundMe è ancora attiva (potete raggiungerla cliccando QUI) e questa mamma ha ancora bisogno di tutte noi. Ha bisogno di noi perché è giovane e perché al posto suo potrebbe esserci ciascuna di noi. Perché deve vedere crescere ancora i suoi bambini, festeggiare i loro compleanni, sgridarli per il disordine o per un brutto voto, gioire per le loro vittorie e consolarli per le loro sconfitte. Deve vederli felici, innamorati, liberi, tristi, impazienti, delusi. Devi aiutarli a rinforzare le loro ali fin quando spiccheranno il volo da soli. Deve continuare ad essere quello che è: mamma, moglie, figlia, sorella, amica. Semplicemente Marianna.