Coronavirus in gravidanza, i consigli degli esperti

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Si chiama Royal College of Obstetricians & Gynaecologists. È la massima autorità in ambito di ginecologia e ostetricia nel Regno Unito, ma la sua autorevolezza è così ampia da superare abbondantemente i confini del Paese. Le sue linee guida sono seguite praticamente in tutto il mondo, diventando un faro per tanti medici. E ovviamente non potevano mancare quelle sul coronavirus in gravidanza. 

Il RCOG ha fatto un doppio importante lavoro. Da un lato, il 13 marzo, insieme ad altre società scientifiche (ostetriche, pediatri, anestesisti) ha fornito al personale medico tutte le informazioni sul virus e sulle modalità in cui vanno trattate le donne incinte (affette e non). Dall’altro, ha semplificato il tutto con una guida a domande e risposte per le future mamme, così da sapersi regolare. Vi proponiamo una sintesi, consapevoli dell’attendibilità di questa fonte. 

Gli effetti del coronavirus sulle donne incinte 

Anche il Royal College of Obstetricians & Gynaecologists sottolinea che, attualmente, le gestanti non sembrano essere più suscettibili al virus rispetto al resto della popolazione. Anche se è ancora abbastanza sconosciuto (perché nuovo), secondo le aspettative, il coronavirus in gravidanza dovrebbe dare solo sintomi simil influenzali lievi o moderati. 

I problemi più seri (come la polmonite o il distress respiratorio) sono più comuni nella popolazione anziana o tra coloro che hanno un sistema immunitario indebolito. Fino a questo momento, riporta il College, non sono stati registrati casi di decessi tra donne incinte provocati dal COVID-19. 

Gli esperti inglesi evidenziano però che una futura mamma può essere più vulnerabile alle infezioni, rispetto a chi non è in gravidanza. Inoltre, se si soffre di asma o diabete, i sintomi del coronavirus potrebbero essere più importanti. 

Quali sono gli effetti del virus sul feto

Anche in questo caso, il Royal College of Obstetricians & Gynaecologists sottolinea che, trattandosi di un nuovo virus, non se ne sa ancora molto. Però il messaggio è rassicurante: non ci sono evidenze che suggeriscono un aumento di aborto spontaneo. Alcuni studi condotti su donne affette da altri virus (Sars e Mers) ad inizio gravidanza non dimostrano una relazione convincente tra l’infezione e un aumento del rischio di aborto nel secondo trimestre. 

Inoltre, non ci sono prove che il COVID-19 sia in grado di attraversare la placenta, quindi pare non ci sia una trasmissione verticale tra madre e bambino. Infine, non provocherebbe malformazioni al feto. In Cina, alcuni bimbi di mamme malate sono nati pretermine. Non è chiaro però se i medici abbiano scelto di anticipare i tempi o se effettivamente ci sia stato un parto prematuro causato dal virus.

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Coronavirus in gravidanza: come partorire 

Anche qui arriva una conferma da ostetrici e ginecologi inglesi: non c’è nessun obbligo di fare un cesareo alle donne positive al coronavirus. Il parto vaginale quindi è consentito. Però se le condizioni respiratorie non sono ottimali, il cesareo potrebbe essere suggerito.

Per quanto riguarda la partoanalgesia, non ci sono evidenze che l’epidurale o l’anestesia spinale siano da evitare. L’unica perplessità riguarda la somministrazione di gas esilarante, una tecnica per alleviare il dolore che nel Regno Unito è molto comune. Sembra che potrebbe provocare una maggiore diffusione del virus, quindi gli esperti consigliano alle gestanti di scegliere altri metodi per ridurre il dolore del travaglio. 

Anche l’induzione non è vietata. 

In caso di mamma positiva, dopo la nascita il neonato sarà sottoposto al test. La separazione di mamma e bimbo potrebbe essere suggerita, anche se va sottolineato che potrebbe avere effetti negativi, soprattutto in termini di allattamento e legame. 

Travaglio e isolamento in casa: che fare

Una delle domande e risposte pubblicate dal Royal College of Obstetricians & Gynaecologists è molto interessante. Cosa fare se sono costretta in casa e comincia il travaglio? Innanzitutto vanno chiamati il ginecologo e il reparto maternità dove si intende partorire. Ovviamente va specificato che si è positive al virus oppure che c’è il sospetto di una positività. 

Se il travaglio è all’inizio e i sintomi sono lievi, si verrà invitate a rimanere a casa. Quando il parto è imminente allora ci si potrà recare in ospedale o con un mezzo proprio o con un’ambulanza. Queste sono le indicazioni per la popolazione inglese: in Italia, dove la situazione è ben più complessa, è opportuno capire come il proprio ospedale si sia attrezzato per gestire l’emergenza e, al contempo, i parti. Perché anche in tempo di coronavirus si continua a partorire: ne abbiamo parlato nel precedente articolo QUI

Coronavirus in gravidanza: l’allattamento

Attualmente non ci sono prove che l’allattamento sia un veicolo di trasmissione del virus. Quindi, a meno che non arriveranno più avanti notizie contrarie, si può allattare. Il rischio potrebbe essere la vicinanza tra la mamma e il neonato. Quindi sono necessarie alcune precauzioni: 

  • lavarsi le mani prima di toccare il bambino, il tiralatte o il biberon.
  • Provare ad allattare evitando di tossire o soffiarsi il naso.
  • Usare una mascherina.
  • Lavare accuratamente il tiralatte dopo ogni utilizzo.
  • Delegare qualcuno che dia il biberon col latte tirato al bambino.

In caso di allattamento artificiale, le regole di igiene devono essere seguite in modo scrupoloso. Anche il College inglese raccomanda di adottare tutte le misure di igiene (in particolare delle mani) suggerite dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Coronavirus e gravidanza: saperne di più 

Se volete informarvi meglio, potete leggere le linee guida del Royal College of Obstetricians & Gynaecologists su gravidanza e coronavirus e le domande e risposte più frequenti. 

Suggeriamo anche un video con un esperto che riprende proprio tutto quello che dicono gli esperti inglesi. Lo trovate a questo link.