Bonus famiglia, proposta di assegno unico per i figli

Bonus famiglia
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Bonus famiglia: si cambia? Con un governo nuovo, in effetti le modifiche a ciò che c’è in vigore in questo momento possono anche starci. E pare che ci saranno. In questa fase si parla solo di ipotesi, ma il dibattito è già piuttosto acceso. Sì perché la posta in gioco non è marginale: il sostegno alle famiglie è un aspetto fondamentale della politica di chi ci governa. Anche perché è un nostro diritto indiscutibile.

In questi giorni circola con insistenza la voce di un assegno unico per ogni figlio a carico. A questo si accoppierebbe la cosiddetta dote unica da utilizzare per l’acquisto di servizi per l’infanzia. Due soli provvedimenti quindi che sostituirebbero le varie misure già esistenti. In questo momento, la proposta è all’esame della Commissione Affari sociali della Camera che darà il suo parere entro il 28 ottobre, giorno in cui approderà al Senato. Come consuetudine, il “pacchetto famiglia” verrà inserito nella Legge di stabilità che viene approvata ogni anno entro il 31 dicembre. 

Bonus famiglia: l’assegno unico 

L’idea del governo è quella di erogare l’assegno unico fino al 26esimo anno d’età di ciascun figlio a carico. Sarà concesso sotto forma di detrazione fiscale, cioè ogni mese verrà corrisposta alle famiglie una somma di denaro. 

Il calcolo della cifra viene fatto considerando il genitore con il reddito più alto. La somma concessa si riduce in modo progressivo in base al reddito: più si guadagna, più bassa sarà la cifra cui si ha diritto. Se il provvedimento andrà in porto, l’assegno non sarà erogato a chi ha un reddito che supera i 100.000 euro lordi all’anno. 

L’importo massimo (calcolato quindi sul reddito) è di 240 euro per 12 mensilità. Dai 18 ai 26 anni del figlio, non saranno superati gli 80 euro al mese. In caso di bambini e ragazzi disabili è previsto un aumento dell’importo dell’assegno di almeno il 40% per ogni figlio. 

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Bonus famiglia: la dote unica

Il secondo strumento pensato dal governo (primo firmatario è il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio) è la dote unica per l’acquisto di servizi dedicati all’infanzia. In pratica, consisterebbe in una somma massima di 400 euro per 12 mensilità per ogni figlio fino ai 3 anni d’età. Questa somma potrebbe essere utilizzata ad esempio per pagare l’asilo nido, i micronidi, il baby parking o le baby sitter.

La dote viene riconosciuta in forma ridotta per i figli a carico che hanno tra 3 e 14 anni. Anche in questo caso, c’è una maggiorazione almeno del 40% per ciascun figlio con disabilità. 

Le misure che forniscono servizi a servizio della genitorialità fanno riferimento al reddito Isee e sono erogate mediante la Carta acquisti.

Bonus famiglia: quali scompaiono

L’obiettivo di questa proposta di riordino dei Bonus famiglia è cercare di razionalizzarli in modo sistematico, evitando tante misure diverse che comportano uscite di denaro più consistenti per lo Stato. Se verrà accolta scompariranno: 

  • le detrazioni fiscali per i minori;
  • l’assegno per tre figli (o più) a carico;
  • il Bonus bebè (gli 80 euro al mese per i redditi più bassi);
  • il Fondo di sostegno alla natalità (una sorta di incentivo per chiedere un prestito);
  • il Premio alla nascita (detto anche Bonus mamma domani, ovvero gli 800 euro che vengono dati per ogni neonato, indipendentemente dal reddito familiare).

Bonus famiglia: i risparmi previsti

I risparmi che queste novità comportano potrebbero essere ingenti e molto interessanti. Il primo anno successivo a quello dell’entrata in vigore del provvedimento dovrebbero ammontare a 3,2 miliardi di euro. La cifra salirebbe a 6,4 miliardi nel secondo anno e 9,6 nel terzo. Le somme “avanzate” sarebbero destinate ad integrare i fondi a disposizione per l’assegno unico e la dote unica. 

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