Venire al mondo con dolcezza con il parto in acqua

parto in acqua
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Immaginatelo così: siete in una vasca, l’acqua è calda, 37 gradi, siete sole con voi stesse, manca poco a conoscere il vostro piccolo, il vostro partner vi accarezza la testa. Le luci spesso sono soffuse, in alcuni centri c’è anche la musica. E le contrazioni che fino a un secondo prima vi facevano “ballare” pian piano si attutiscono e l’acqua vi permette di assecondarle, fino al momento delle spinte. Fino alla fine, quando vi poggiano il bimbo sul petto. Questo vuol dire venire al mondo con dolcezza con il parto in acqua.

Questo tipo di parto è forse il più naturale che possa esistere perché l’acqua è l’elemento più importante della nostra vita. Perché? Perché il nostro corpo è costituito per il 60-70 per cento da acqua e perché la nostra vita inizia in acqua, in quel liquido amniotico che ci protegge.

Da alcuni anni, sono molte le strutture ospedaliere in cui offrono la possibilità del parto in acqua. Informatevi se il vostro ospedale è attrezzato e chiedete consiglio a medici e ostetriche. La condizione però è una: non devono esserci complicanze.

Si entra in vasca nel momento in cui il travaglio è ben avviato, cioè quando il collo dell’utero si è completamente modificato ed è iniziata la fase dilatativa. Le contrazioni devono essere regolari e intense. In pratica, quando si è in travaglio attivo.

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Il beneficio sarà immediato: i muscoli si rilassano e l’organismo produce endorfine, sostanze naturali ad effetto anestetizzante e miorilassante. Non significa che vi scordate del dolore, ma questo diventa meno intenso. Altri vantaggi sono la riduzione dei tempi del travaglio e meno episiotomie (sì, proprio quel taglio del perineo che viene praticato per facilitare l’espulsione e che è tanto temuto da ogni “panciona”).

I medici possono controllare il battito cardiaco del feto attraverso un cardiotocografo ad immersione.

Anche i neonati ne trarranno beneficio. Passano dal liquido amniotico all’acqua della vasca, la temperatura è la stessa e quindi vengono al mondo in maniera meno traumatica (molti piccoli neppure piangono).

Nessun problema per quanto riguarda l’igiene: l’acqua viene cambiata e sterilizzata ogni volta che è necessario.

Esistono, però, delle controindicazioni al parto in acqua, ad esempio, patologie materne o fetali, come la gestosi, l’ipertensione arteriosa, sofferenza o iposviluppo fetale, gravidanze a rischio o emorragie.

Per saperne di più, leggete qui le linee guida dell’Aogoi, l’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani

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