Parto naturale, 10 cose da sapere per non aver paura

parto naturale

Il parto è un momento indimenticabile nella vita di una donna. Ed è preceduto spesso da tanta, tantissima attesa, ma soprattutto da molti dubbi e incertezze. Ecco 10 cose da sapere sul parto naturale.

10- Ce la farò? È una domanda che, chi prima chi dopo, ogni futura mamma si pone. Ma una risposta non esiste. In un modo o nell’altro si partorisce e non bisogna vergognarsi delle proprie reazioni. I medici, le ostetriche, sono abituati alle “possibili stranezze” delle partorienti o agli inconvenienti fisici che possono accadere, quindi prima di tutto bisogna essere rilassate e serene. La fiducia nel personale che vi assisterà vi aiuterà.

2- Come faccio a capire se il travaglio è iniziato? Prima di tutto non è vero che il travaglio parte con la rottura delle acque. La rottura del sacco può avvenire anche ore prima dell’avvio della fase “attiva” del travaglio, o può essere addirittura provocata dal ginecologo, se non avviene spontaneamente. L’inizio del travaglio, infatti, è dato dalle contrazioni che diventano via via regolari, più intense e dolorose.

3- È utile fare un corso preparto, vi può aiutare a conoscere le varie fasi del parto naturale, cosa fare nelle diverse situazioni e come affrontare le paure del momento, oltre a creare confidenza con il partner che potrà partecipare agli incontri e imparare come aiutarvi.

4- Conoscere i diversi momenti del parto naturale è positivo, in modo da riuscire a regolarsi anche sui tempi. Si tratta di quattro fasi: la prodromica, una fase preparatoria in cui si possono avere o meno contrazioni irregolari; quella dilatatoria, in cui le contrazioni diventano più regolari, diciamo ogni cinque minuti, e inizia la dilatazione (si tratta del travaglio attivo). C’è poi la fase espulsiva, quella delle spinte: bisogna sempre attendere che la dilatazione sia completa prima di avviare questa fase, sotto la guida dell’ostetrica. E infine, dopo che è nato il bambino, c’è il secondamento, con l’espulsione della placenta.

5- Cosa fare se si è a casa e si verifica o la rottura del sacco o la perdita del tappo mucoso? Niente fretta: ci si può fare una doccia calda, che aiuta a rilassarsi, vestirsi e prepararsi con calma e farsi accompagnare all’ospedale dove il ginecologo verificherà la dilatazione e valuterà se è necessario il ricovero o se è troppo presto. Potrebbe anche farvi tornare a casa.

6- Molto spesso le ostetriche dicono che nel parto c’è una sola cosa per cui correre, per le altre l’imperativo è la calma. L’unica fattispecie in cui è necessario recarsi d’urgenza in ospedale è il distacco della placenta, che si verifica con un’abbondante perdita di sangue vivo. Una situazione molto diversa dalle perdite che possono verificarsi, come quelle di muco o di sangue rappreso.

7- Si può mangiare qualcosa durante il travaglio? È consigliabile bere qualcosa di zuccherino ma non troppo pesante. Alcune partorienti, infatti, soffrono di nausea durante il travaglio e si rischia di vomitare. Se vi sentite di mangiare, fate spuntini leggeri, ad esempio con pane o cracker.

8- Quanto dura il travaglio? Quando ci si avvicina al parto sono tante le storie che si sentono a proposito di travagli durati anche giorni. Di certo è un’esperienza personale e come tale ognuno la vive a suo modo. Scientificamente, però, è importante sapere che il parto naturale nella sua fase attiva, non può durare più di 18 ore.

9- Dolore e parto. Due elementi legati a doppio filo, ma non è detto che sia obbligatorio soffrire o che lo sia per tutto il travaglio. Esistono ormai diverse tecniche o espedienti per aiutare la partoriente a provare meno dolore e concentrarsi sull’esperienza. La più utilizzata è l’anestesia epidurale, a cui si affiancano anche nuovi metodi, come i gas rilassanti, molto utilizzati per esempio mi Gran Bretagna. Un’altra è quella di partorire in acqua, un metodo che riduce il dolore delle doglie. Esistono poi tecniche da imparare prima, come quelle legate allo yoga e alla meditazione, oltre alla più classica respirazione. Una respirazione corretta, unita a delle buone spinte può aiutare realmente la gestante.

10- Non esiste una sola posizione per partorire. Nella maggior parte degli ospedali, si sceglie ancora la poltrona con i poggiapiedi, in modo da stare supine, ma la posizione giusta è quella che fa stare meglio la donna: è possibile partorire anche accovacciata, carponi, in piedi oppure sdraiata su un fianco con una gamba al petto.

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