Parto, ecco quando è il momento di andare in ospedale

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È classico: quando scocca la data presunta del parto o già quando si avvicina rapidamente, il panico è dietro l’angolo e la mente si affolla di pensieri. Riconoscerò le contrazioni giuste? Riuscirò a gestire il dolore? E se qualcosa andasse storto? Eccole alcune delle domande più comuni. Una però prevale su tutte le altre in modo prepotente: quand’è il momento giusto per andare in ospedale?

Partiamo da un paio di considerazioni fondamentali. Innanzitutto, le 40 settimane che, in modo canonico, definiscono il tempo di una gravidanza sono indicative: ogni gestazione è a sé, si può partorire a 37 settimane così come arrivare a 41 e oltre. Quindi, non fatevi prendere dall’ansia perché tanto è il vostro piccino a decidere quando venire al mondo.

Seconda cosa. Non è detto che il travaglio scatti immediatamente alle prime contrazioni o se si rompono le membrane: mettetevi il cuore in pace perché potrebbe passare parecchio tempo. Ecco perché è importante sapere quando è il caso di andare in ospedale o se potete crogiolarvi un altro po’ a casa.

“Le tempistiche possono essere differenti tra una donna al primo parto e una che ha già dei figli – spiega l’ostetrica Giulia Lima -. Nella nullipara, il periodo prodromico (cioè quello che passa tra le prime contrazioni e il travaglio attivo vero e proprio, ndr) può durare diverse ore, anche giorni talvolta. Nella pluripara invece il travaglio inizia prima”.

Traduzione: se siete alla prima gravidanza, prima di andare in ospedale, prendetevela comoda. Se invece siete al terzo o quarto figlio, è meglio se scappate di casa alla prima contrazione, a meno che non vogliate provare l’ebbrezza di partorire in macchina!

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Al corso preparto di certo vi avranno detto che esistono dei “sintomi” che preannunciano l’avvio del travaglio: possono esserci delle contrazioni e perdite di muco. “È il cosiddetto tappo mucoso – dice l’ostetrica -. A fine gravidanza, il collo dell’utero si ammorbidisce e piano piano si dilata. E quindi si perde muco“.

Questo però non è una buona ragione per svegliare in piena notte il vostro compagno per fuggire verso il pronto soccorso.

Vediamo invece quando è opportuno andare in ospedale.

“Innanzitutto se le contrazioni sono regolari, cioè ogni 3 minuti – conferma Giulia Lima -, oppure in caso di rottura delle membrane o di perdite di sangue rosso vivo: potrebbero essere il segnale di qualcosa di serio, come un distacco di placenta o la placenta previa. Un altro buon motivo per andare in ospedale è se non si percepiscono movimenti fetali da diverso tempo”.

Per quanto riguarda la rottura delle acque, state calme: non è assolutamente detto che il parto sia vicino. Potreste non avere neanche una contrazione e dover aspettare. In genere, se entro 48 ore il travaglio non parte, si procede con l’induzione e, a seconda dei protocolli ospedalieri, potrebbero anche somministrarvi un antibiotico.

Ma come riconoscere i falsi allarmi ed evitare dunque di far su e giù dall’ospedale decine di volte? Ad esempio, cercando di riconoscere le contrazioni giuste. “Quelle di Braxton-Hicks, cioè quelle preparatorie – aggiunge l’esperta -, sono irregolari, meno dolorose e spesso non accompagnate da perdite mucose. Un consiglio? Provate una doccia o un bagno caldo: se il dolore passa, non è ancora il momento di andare in ospedale“.

Insomma, anche se la voglia di abbracciare il vostro cucciolo è enorme e non vedete l’ora, su tutto deve prevalere il buon senso. “Andate in ospedale con calma – sottolinea la Lima -, non rischiate correndo in macchina perché il travaglio può essere lungo. Non è come nei film. Prima del parto c’è tempo e bisogna avere pazienza, senza intervenire”.

Un suggerimento però: tenete sempre le chiavi dell’auto a portata di mano, non scordate di fare il pieno di benzina e, ogni tanto, controllate la vostra valigia. Non si sa mai!

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