Olio extravergine d'oliva: condimento ideale per i bebè

olio extravergine d'oliva
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Olio extravergine d’oliva: il passaporto per viaggiare nel tempo scegliendo il benessere psico-fisico a lungo termine. Non solo l’olio EVO è l’elemento fondamentale della dieta mediterranea, riconosciuta nel 2010 Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, ma rappresenta un insieme di sostanze nutritive a carattere preventivo perfette anche per i più piccoli.

Senza alcun timore, l’olio extravergine di oliva può far parte da subito delle pappe dei bambini: per la sua alta digeribilità, è un “cibo” adatto allo svezzamento fin dal sesto mese di vita ed è fondamentale per lo sviluppo del cervello e delle ossa. La sua è una combinazione fatta dal 98% di acidi grassi: per il 74,45% si tratta di grassi monoinsaturi, il 16,16% saturi (grassi per lo più di origine animale) e l’8,84% polinsaturi (grassi presenti in forte percentuale nell’olio di semi).

Mentre i grassi di originale animale, come il burro e il formaggio (saturi), favoriscono l’accumulo di colesterolo cosiddetto “cattivo” (Ldl), quelli presenti in forte quantità nell’olio extravergine di oliva (monoinsaturi) non provocano danni al cuore o alla circolazione sanguigna in quanto non accumulano Ldl né intaccano il colesterolobuono” (Hdl). Anche l’abuso dell’olio di semi potrebbe risultare dannoso, specie a lungo termine, poiché va a ridurre la percentuale di colesterolo totale.

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Insieme ai grassi monoinsaturi, l’olio extravergine d’oliva presenta sostanze antiossidanti perfette per contrastare l’invecchiamento delle cellule e, quindi, l’ossidazione causata dai radicali liberi. Ed è proprio grazie a questi “protettori” (in particolare ai tocoferoli e ai polifenoli) che l’olio può essere considerato un agente nutritivo e protettivo eccellente fin dalla più tenera età.

Le pappe del bebè quindi possono essere insaporite aggiungendo inizialmente 5 grammi di olio, rigorosamente a crudo, quantità che via via potrà aumentare garantendo il giusto apporto di antiossidanti e di colesterolo “buono”.

Ma quando un olio può definirsi di qualità? I fattori sono molteplici e spaziano dallo stato di conservazione delle olive, al loro grado di maturazione; a come si raccolgono e conservano e dal processo di spremitura. L’olio buono ha un sapore fruttato con un gusto leggermente amaro o piccante. Il grado di acidità, invece, ne caratterizza l’aspetto negativo: più basso è, meglio è.

A proposito del profumo, quello dell’olio extravergine d’oliva deve ricordare la frutta, le foglie dell’orto, le mandorle: la terra insomma. Il colore, giallo o verde, non ne caratterizza la qualità; però se è marrone, l’olio non va bene poiché il suo grado di acidità ha evidentemente superato il 5-6%. L’extravergine, definito tale se non ha difetti ed è profumato, è solo quello di prima spremitura, processo in cui la temperatura raggiunge i 27 gradi: la denominazione “a freddo” non è letterale, ma evidenzia il non superamento di tale temperatura durante la lavorazione delle olive.

Attenzione, anche l’olio extravergine può irrancidirsi: va tenuto al buio, in bottiglie scure, ad una temperatura tra i 10 e i 20 gradi. Aperta la bottiglia, va consumato.

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