Contraccezione dopo il parto: quale metodi scegliere

contraccezione dopo il parto
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“Qual è il miglior metodo contraccettivo?” non è una domanda che si pongono soltanto i teenager alle prime esperienze. È un argomento tortuoso anche per gli adulti, spesso sottovalutato, specie dopo l’arrivo del primo figlio. Sebbene con delle sfumature diverse nasce comunque da una certa disinformazione. La contraccezione dopo il parto però è affar serio.

Subito dopo aver partorito, nel cosiddetto periodo di puerperio che va dalle 4 alle 6-8 settimane, molte donne pensano ad esempio di non correre rischi: nessun nuovo bebè all’orizzonte perché, grazie a Dio, allattano al seno. Ma anche se è vero che l’ormone prolattina inibisce l’attività delle ovaie e quindi rallenta la comparsa del capoparto (cioè le prima mestruazioni dopo la gravidanza) questo meccanismo non è una forma di contraccezione dopo il parto efficace.

Il periodo fertile, la prima ovulazione post parto, in effetti si verifica non solo prima dell’arrivo del capoparto, ma in maniera imprevedibile. Dunque per evitare sorprese non calcolate e battute poco gentili – Ma non aveva partorito pochi mesi fa? Sembra la gestazione di un elefante –, la soluzione è scegliere tra i metodi più adatti alla dimensione di neomamma ed ex donna incinta: profilattico, diaframma, spirale, mini-pillola se si allatta al seno; anello vaginale, cerotto transdermico, pillola estro progestinica se si usa il biberon.

Quando si allatta al seno, quindi, l’ideale sarebbe scegliere un metodo non ormonale: gli estrogeni possono avere un impatto negativo sul latte sia per la quantità che per la qualità ed influenzare la durata totale dell’allattamento. Inoltre, durante il periodo del puerperio, bisognerebbe aspettare il tempo necessario affinché l’utero torni al volume iniziale ed i tessuti recuperino elasticità.

I traumi (eventuali) subìti al passaggio del bambino si devono riassorbire e le perdite siero-ematiche (lochiazioni) necessarie per ripulire l’utero esaurirsi. Un rapporto completo potrebbe risultare doloroso per la donna e favorire la risalita di batteri dall’ambiente vaginale all’utero.

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L’efficacia dei metodi contraccettivi varia quindi a seconda di cosa si sceglie ma, di norma, si attesta vicino al 100%. Nel caso che per la contraccezione dopo il parto scegliate il condom, non esistono effetti collaterali (a meno di allergie al lattice o problemi di lubrificazione). Se usato correttamente e se di buona qualità risulta efficace nel 97-98% dei casi, ha un costo limitato ed è perfetto per la ripresa di una vita sessuale attiva.

La mini-pillola (o pillola a basso dosaggio) è composta soltanto dall’ormone progestinico ed agisce in modo simile alla pillola classica (vietata se si allatta): inibisce cioè l’ovulazione. Si può assumere a partire dalla 4° settimana dopo il parto; raggiunge quasi un’efficacia del 100% se assunta con estrema regolarità ma è sconsigliata nei casi di patologie epatiche. Può causare alcuni disturbi quali nausea, acne, aumento di peso ed ha un costo intorno ai 15-18 euro a confezione per ciclo.

La spirale o IUD, Intra Uterine Device, è un piccolo dispositivo in plastica a forma di T che viene applicato dal ginecologo all’interno della cavità uterina. Si può usare non prima di un mese e mezzo dal parto, va cambiata ogni 3-5 anni ma è necessario fare dei controlli periodici semestrali. La sua presenza rende difficile l’annidamento di un eventuale ovulo fecondato ed ha un’efficacia pari al 98%. Alcune donne però non la sopportano bene; può causare perdite tra un ciclo e l’altro, mestruazioni più lunghe, crampi addominali.

Ancora parlando di contraccezione dopo il parto, il diaframma è un sottile dischetto di lattice a forma di cupola, una specie di coppetta di gomma, che si inserisce nella vagina in modo da coprire il collo dell’utero prima del rapporto sessuale e va rimosso almeno 6 ore dopo. Il ginecologo individua e consiglia tipo e dimensioni adatte alla donna e “spiega” come inserirlo in modo corretto (se posizionato bene il diaframma impedisce agli spermatozoi la risalita verso l’utero).

Usandolo nel modo giusto insieme ad una crema spermicida la sua efficacia aumenta dal 70-80% circa al 90%. Non ha particolari controindicazioni – può presentare qualche fastidio nel caso di secchezza vaginale – ma è stato registrato un elevato indice di errori perché il suo utilizzo risulta un po’ complicato.

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