Coliche del neonato: ecco i sintomi, le cause e i rimedi

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Quelle urla strazianti, spesso appena cala la sera, fanno star male qualunque genitore, che si sente impotente davanti al dolore che prova il propio bambino. Le coliche del neonato sono un vero “dramma” per tantissime mamme che sono costrette ad affrontarle, a volte senza sapere bene cosa fare per far star meglio il cucciolo disperato. Per prevenirle purtroppo gli escamotage non sono moltissimi, ma qualcosa per consolare i bimbi si può fare. Ecco quindi tutto quello che c’è da sapere sulle coliche del neonato.

Le coliche gassose sono un disturbo abbastanza frequente tra i lattanti, in particolare nei primi tre mesi di vita. In generale poi tendono a migliorare fino a scomparire. Come si capisce se il proprio bambino è preda di una colica è piuttosto semplice: il mal di pancia si accompagna a crisi di pianto improvviso, violento e prolungato. Inoltre, il neonato assume una posizione caratteristica: piega le gambine verso il petto, stringe i pugni e inarca la schiena. E, per lo sforzo del pianto, il viso è rosso rosso, mentre l’addome si irrigidisce, diventa teso e sporgente.

Le coliche durano circa 2-3 ore, ma questo è un dato medio perché in realtà ci sono bambini che ne soffrono per più tempo. E non sono poche le mamme che raccontano di nottate su e giù per il corridoio cercando di calmare un fagottino urlante. Perché proprio le ore serali e notturne sono quelle più a rischio per i mal di pancia. Questo viene spiegato dai medici col fatto che dal tardo pomeriggio i piccoli sono più stanchi e il nervosismo si manifesta anche a livello addominale, provocando più facilmente le coliche.

Per capire se un bimbo ha una vera e propria colica oppure se il suo pianto è causato da qualche altra cosa (ad esempio, sonno oppure semplicemente necessità di contatto fisico), nel 1954 un medico formulò la “regola del tre“: un neonato soffre di coliche se piange per più di tre ore, più di tre volte alla settimana e per più di tre settimane consecutive. La “regola” è stata poi rivista da specialisti inglesi, che sostengono che, per fare diagnosi di coliche gassose, basta che il piccolo pianga per più di tre ore al giorno.

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Ma quali sono le cause delle coliche? Possono essere tante:

  • Intolleranza al lattosio o alle proteine contenute nel latte;
  • aerofagia (cioè eccessiva deglutizione di aria, ad esempio quando mangia, che fa gonfiare stomaco e intestino, provocando dolore);
  • peristalsi inefficace o immatura (difficoltà dell’intestino di contrarsi per consentire al latte di scendere dal duodeno all’intestino);
  • problemi legati al latte artificiale (non tutti sono uguali, quindi il pediatra potrebbe consigliare di cambiare prodotto, scegliendone uno più digeribile);

In generale, soffrono più di coliche i neonati allattati artificialmente, rispetto a quelli che prendono latte materno. A questo proposito, sfatiamo un mito. Fino a qualche tempo fa si sosteneva che le coliche fossero legate anche ai cibi mangiati dalla mamma che allatta: venivano dunque vietati alimenti come carciofi, broccoli, fagioli e tutto ciò che potesse provocare aria. Oggi invece si è capito che non è così e che chi allatta può mangiare tutto.

Cosa fare in caso di coliche? Il primo consiglio è il più difficile da attuare: mantenere la calma! Sì perché una mamma o un papà nervosi non fanno altro che peggiorare la situazione. Sappiamo che pare la cosa più complicata del mondo, ma è veramente il primo passo per curare un mal di pancia ostinato.

Prendete in braccio il piccolo, il contatto aiuta sempre a calmare il pianto. Poggiatelo con il pancino sull’avambraccio e massaggiatelo piano. Potete anche tentare di fargli espellere aria dal pancino piegando le gambine verso il petto: eliminare aria dà un beneficio immediato. Molti bambini si calmano anche facendo una passeggiata a piedi o in macchina. Perché non provare?

Un modo per cercare di prevenire è il biberon anticolica: ne esistono di vari tipi, basta scegliere. Hanno una tettarella particolare che riduce il passaggio eccessivo di aria durante la poppata. Chi allatta al seno deve controllare l’attacco del neonato: la bocca deve coprire l’intero capezzolo e parte dell’areola, in modo da non succhiare aria.

Se si scopre un’intolleranza al lattosio, il pediatra potrà proporre di passare a un latte vegetale, ad esempio di soia o di riso. Sempre il medico può prescrivere, in caso di reale ed estrema necessità, alcuni farmaci specifici per contrastare il problema e anche per l’assunzione di tisane è meglio chiedere il suo parere: camomilla, anice, cumino, melissa, finocchio possono essere utili. Infine, benefici si possono avere con i probiotici, in particolare il Lactobacillus casei e il Lactobacillus reuteri.

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