Allergie e intolleranze alimentari, come riconoscerle

allergie e intolleranze alimentari
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Molte mamme pensano siano la stessa cosa. E invece non è così. Allergie e intolleranze alimentari comportano disturbi ben diversi, con sintomi differenti e anche cure e trattamenti che variano a seconda della serietà e dell’origine del problema. Vediamo insieme di schiarirci bene le idee su cosa sono e come si riconoscono allergie e intolleranze alimentari nei nostri bambini.

L’allergia è una violenta reazione del sistema immunitario che, nel momento in cui viene ingerito un determinato cibo, produce anticorpi contro di esso. L’alimento è di per sé innocuo, ma l’organismo lo riconosce come dannoso e reagisce con tutta una serie di sintomi per cercare di eliminarlo. L’allergia può essere scatenata anche da quantità minime della sostanza “incriminata”.

Anche l’intolleranza è una reazione anomala del corpo dopo l’ingestione di un determinato alimento, ma non dipende dal sistema immunitario. In linea generale è una manifestazione più lieve, rispetto a quella allergica.

Quando si sospettano (o si verificano) allergie e intolleranze alimentari in un bambino anche piccolo, è opportuno rinviare l’inserimento di alcune sostanze nell’alimentazione dopo il compimento di un anno. Tra questi alimenti ci sono il latte vaccino e i suoi derivati, l’uovo e i prodotti a base di grano (per il glutine).

Gli altri cibi che più spesso causano intolleranze alimentari sono: cioccolato, pomodoro, patate, melanzane, peperoni, legumi (in particolare, fave, piselli, soia, fagioli), agrumi, pesci (soprattutto crostacei e frutti di mare), carni (maiale, manzo, vitello, pollo).

Ecco i sintomi che possono far pensare ad una allergia alimentare:

  • orticaria dopo l’introduzione di un alimento;
  • coliche, vomito e diarrea entro 2-6 ore dall’assunzione di latte, uova, arachidi, soia;
  • gastrite eosinofila allergica quando il bambino ingerisce latte vaccino, uova, mais e merluzzo: si presenta con coliche addominali, scarso accrescimento e reflusso gastroesofageo;
  • eczema atopico con arrossamento, desquamazione, prurito e lesioni cutanee nelle pieghe del gomito, del ginocchio, dei glutei, che si manifestano nel periodo dello svezzamento;
  • rinite con ostruzione nasale, naso che cola, starnuti che compaiono subito dopo lo svezzamento;
  • tosse, difficoltà respiratoria e crisi asmatiche.

Gli alimenti che contengono istamina, tiramina o sostanze istaminoliberatrici sono quelli che più spesso sono responsabili di reazioni allergiche: formaggi fermentati, aringhe, insaccati di maiale e di bue, fegato di maiale, pesci conservati o in scatola, crostacei e molluschi, acciughe, sardine, sgombri, bianco d’uovo, cioccolato, lenticchie, fave, pomodori, fragole, frutti esotici, frutta secca, bevande fermentate, tonno, salmone, spinaci.

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Elenchiamo invece le possibili manifestazioni di un’intolleranza alimentare:

  • enterocolite da proteine alimentari (se nella dieta sono presenti latte vaccino, soia, riso, pollo e pesce), che si manifesta con distensione addominale, anemia, diarrea e ritardo della crescita;
  • proctite alimentare, causata dal latte vaccino e dalla soia: compare in lattanti sani con emissione di sangue nelle feci;
  • celiachia: è una forma di intolleranza al glutine (proteina del grano) con danni a carico dell’intestino tenue e malassorbimento delle sostanze nutritive che può portare ad arresto della crescita;
  • lingua “a carta geografica“, afte in bocca, gonfiore addominale persistente, alopecia, laringospasmo, mal di testa, sindrome delle “gambe senza riposo“, stanchezza intensa e affaticamento.

Tra le allergie e le intolleranze alimentari una delle più comuni è quella al latte vaccino, soprattutto tra i piccoli allattati artificialmente. I sintomi sono coliche addominali, diarrea, vomito, sangue nelle feci, ritardo di accrescimento, indebolimento muscolare. Una volta accertato il disturbo, il bambino dovrà assumere tipi specifici di latte dietetico, prescritti dal pediatra. I più usati sono quelli di soia o di riso.

Esiste poi l’intolleranza al lattosio, che è uno zucchero del latte che, in epoca neonatale o nell’infanzia, può determinare una reazione di intolleranza (ereditaria o acquisita). I sintomi si presentano subito dopo aver assunto latte, latticini o altri derivati (come i gelati) e sono coliche addominali, diarrea e vomito. Il test per individuarla consiste nella somministrazione di una consistente quantità di lattosio, osservando se nelle 2 ore successive compaiono disturbi. Chi ne è affetto dovrà assumere latte e yogurt a basso contenuto di lattosio, mentre andrà evitato tutto ciò che è base di latte intero.

Molto spesso per verificare un eventuale sospetto di allergie e intolleranze alimentari si fa una cosiddetta dieta a eliminazione, che consiste nel togliere dall’alimentazione del bambino ciò che si pensa possa essere alla base del problema. Si inizia con quello che si ritiene essere il più responsabile, che viene eliminato per 2 settimane, per aggiungere gli altri, se ci sono. In questo periodo si deve osservare con attenzione il piccolo, vedere se sta meglio e se compaiono o meno disturbi. Gradatamente si reintroducono i cibi e si continua ad osservare cosa accade.

La diagnosi di allergie e intolleranze alimentari viene fatta sulla base di precisi test allergologici e, solo nei casi più gravi (come ad esempio i sintomi di una celiachia importante), una biopsia intestinale. Può essere utile anche un test di provocazione orale, con il quale si dà al bambino il cibo sospettato e si osservano le reazioni del corpo. Va fatto quando è in buone condizioni generali e in ospedale, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di problemi.

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